Economia

Mediobanca, la guerra fra Del Vecchio e Nagel (che studia Fineco e Banca Generali)

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Mosse e contromosse di Del Vecchio (Luxottica) e Nagel (capo azienda di Mediobanca) tra fatti, stilettate e cordate. Fatti, nomi e indiscrezioni

 

Continua la guerra di posizione fra Leonardo Del Vecchio e Alberto Nagel dopo che il patron di Luxottica – senza chiedere permesso ai vertici di Mediobanca e agli altri soci – è salito nel capitale dell’Istituto di Piazzetta Cuccia criticando di fatto la gestione più da holding di partecipazione che da banca d’affari dell’istituto guidato da Nagel.

LO SCENARIO PER MEDIOBANCA

Da quel momento, e sulla scia delle indiscrezioni che danno la Delfin di Del Vecchio verso il 14% di Mediobanca dopo le necessarie autorizzazioni a salire oltre il 10%, oltre che dopo i rumors che danno molti fondi a favore della linea dell’imprenditore anche se non si sono espressi, la grancassa mediatica e finanziaria suona un’orchestrina a favore di Piazzetta Cuccia.

LE MIRE DI DEL VECCHIO CON DELFIN SU MEDIOBANCA

Ieri diversi lanci di agenzia dicevano che “cresce il supporto del mercato nei confronti dell’amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel”, le cui strategie sono state messe in discussione dall’imprenditore Leonardo Del Vecchio, che ha rastrellato una quota del 6,9% di Piazzetta Cuccia e ha invocato un cambio di passo con il nuovo piano industriale; una vera e propria randellata contro Nagel (qui l’approfondimento di Start).

LE ULTIME ESTERNAZIONI

In effetti gli analisti di Deutsche Bank, come quelli di Autonomous, Kepler, Citi ed Equita, si sono schierati a favore del manager, lodandone l’operato: avere l’appoggio di un istituto più che claudicante come quello tedesco non è un granché un fiore all’occhiello, peraltro.

I SOSTEGNI PRO NAGEL

Sostegno a Nagel è arrivato ieri anche da Giuseppe Lucchini, la cui quota dello 0,38% è associata al patto di consultazione. “Al di là delle simpatie o antipatie, i risultati parlano. In un momento in cui tutte le banche hanno grossissimi problemi, mi sembra che Mediobanca per vari motivi stia andando bene e stia dando grandi risultati”, ha detto l’imprenditore, unendosi a un apprezzamento già espresso da Ennio Doris (“In questi anni l’amministratore delegato ha ottenuto ottimi risultati”, secondo il patron di Mediolanum) e Vincent Bolloré (“Siamo sempre stati, e siamo tuttora molto soddisfatti della sua gestione”, ha detto giorni fa un portavoce del finanziere francese al Sole 24 Ore).

IL REPORT DI DEUTSCHE BANK

L’acquisto di altre azioni da parte di Del Vecchio “può nel breve termine fornire un supporto tecnico al titolo” ma “ogni altra ‘interferenza’ nella governance per limitare la libertà del management o suggerendo un eventuale suo cambio sarebbe molto negativa”, hanno messo nero su bianco gli analisti Deutsche Bank. Che si attende un piano “in continuità con la precedente strategia”: “centralità del credito al consumo, investimenti nel wealth management e mantenimento di una posizione chiave” nella banca d’investimento in Italia, con una crescita dei ricavi del 3% all’anno e utili al 2023 a quota 823 milioni.

GLI AUSPICI DI DEL VECCHIO

Del Vecchio, che sembra intenzionato a chiedere alla Bce l’ok a superare il 10%, chiede invece un piano “che non basi i risultati di Mediobanca solo su Generali e Compass, ma progetti un futuro da banca di investimenti” in grado “di giocare un ruolo da leader in Italia e in Europa”. Piazzetta Cuccia, ha aggiunto successivamente, “è rimasta piccola” mentre “quando si presentano delle opportunità bisogna coglierle al volo per crescere”.

I PROSSIMI PASSI DI MEDIOBANCA?

Sembra un ulteriore appunto a Nagel che, pur non facendo mistero delle sue ambizioni nel wealth management, non ha trovato una grande preda per cui valesse la pena rinunciare agli ottimi ritorni assicurati dal 13% nelle Generali. Per Deutsche Bank, Fineco e Banca Generali potrebbero giustificare il grande passo, anche se le dimensioni e i prezzi elevati potrebbero costare, oltre alla vendita del Leone, un aumento di capitale.

DOSSIER FINECO

Fineco, il cui modello di business si sposerebbe “bene” con quello di Mediobanca (che potrebbe anche ottimizzarne la raccolta destinandola ai finanziamenti), sarebbe l’operazione più “complessa” proprio per la taglia (capitalizza 5,8 miliardi). Su Banca Generali (3 miliardi), appetibile per la sua clientela facoltosa, pende l’incognita della “disponibilità” del Leone a vendere un suo “importante distributore”. Ma “con un solido accordo di distribuzione, un premio e anche l’uscita di Mediobanca dall’azionariato ci potrebbero essere argomenti a favore della vendita”.

GLI INCUBI DEI NAGELIANI

Ma i fan di Nagel hanno un cruccio che è anche un incubo: Mustier schiererà Unicredit a favore di Del Vecchio? I silenzi di Mustier sono incubi per i nageliani.

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