Economia

Vi svelo il frutto avvelenato della manovra rimaneggiata dal governo

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Che cosa nasconde la manovra finanziaria del governo dopo la trattativa con Bruxelles. Il commento di Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net

La legge di bilancio per il 2020 partirà, come sappiamo, con 23 miliardi di clausole di salvaguardia, cioè di aumento Iva, destinati a diventare 29 nel 2021. Si tratta del principale frutto avvelenato del “negoziato” che i nostri sovrani scappati di casa hanno condotto con la Commissione Ue.

“Che sarà mai, lo fanno tutti i governi, da anni”, è il ritornello di queste ore, che proviene non solo e non tanto dai soldatini-elettori gialloverdi, quelli devastati dalle dissonanze cognitive ed ormai prossimi alla coprofagia fideistica che li porta a vedere profiteroles ovunque, ma soprattutto da osservatori e commentatori “terzisti” (spoiler: i terzisti non esistono né mai sono esistiti).

Comprendo che, in un paese come questo, in cui il “lungo periodo” non eccede la settimana, parlare della legge di bilancio 2020 è piuttosto velleitario, ma questo è il classico meteorite che nessuno ha visto, e che servirà ad incolpare l’eventuale governo tecnico che si trovasse a tentare di impedire il dissesto del paese. Leggo riflessioni profonde del tipo “ma le clausole di salvaguardia non scattano per forza, si possono negoziare”, oppure inviti a resistere perché “a maggio dopo le elezioni cambierà tutto”.

Ecco i numeri. Perché 23 miliardi sono circa l’1,3% del Pil italiano, non bruscolini. “Beh, ma che ci frega?”, diranno i più pragmatici tra voi: tanto questo 1,3% potrà essere trasformato in deficit, dopo appropriata sceneggiata con la Commissione Ue.

Senza dubbio, potrebbe. Ma se il prossimo anno dovessimo trovarci con un Pil che cresce di un’unghia, avremmo altro deficit aperto spontaneamente dal rallentamento, e tutti i conti salterebbero. Per aver riscontro a questa affermazione basta guardare i vari Def e NaDef, e la previsione di deficit strutturale, che nelle precedenti formulazioni tendevano a zero al termine del triennio (altra tradizione italiana) ed oggi, con il governo del cambiamento, sono ben lontani da quell’obiettivo, pur dopo le correzioni “suggerite” dalla Commissione. Infatti è previsto ancora a 1% nel 2021.

Quindi, rispieghiamolo: se si aumentano le cambiali firmate e si dice “qualche santo ci aiuterà”, non si fa che perpetuare l’immagine che degli italiani si ha in molti paesi europei, e che è alla base della diffidenza verso la Penisola. Ma ribadiamo anche che non è realmente un problema degli altri paesi: quando i mercati (e non la Commissione Ue) decideranno di disciplinare l’Italia, gli italiani non potranno che usare l’imposizione, straordinaria ed ordinaria, per mantenersi solvibili. Ed ecco spiegato agli editorialisti pigri il vero significato della orgogliosa ed orgogliona espressione “l’Italia non è la Grecia”. Infatti non lo è: la Grecia non aveva una ricca base patrimoniale a cui attingere per compensare il debito pubblico, noi sì.

Nel frattempo, i commentatori cartonati, in testa i cosiddetti terzisti, potranno dibattere nei talk televisivi e sui loro giornali moribondi su chi ha iniziato per primo, al grido “e gli altri, allora?”, mentre i nostri scappati di casa avranno agio di indicare la terra promessa delle elezioni europee, quelle che sanciranno la definitiva messa in quarantena dell’Italia, mentre rassicureranno sul “team mani di forbice, che taglierà 23 miliardi di sprechi, scongiurando i rialzi Iva”.

Saranno gli stessi che si erano esercitati con successo a tagliare 30 miliardi  di sprechi e privilegi al primo consiglio dei ministri” (quello in cui l’altro vicepremier ha tagliato le accise sui carburanti, ricordate?), dopo aver recuperato un miliardo di euro dalle leggendarie pieghe del bilancio di Roma Capitale. Anzi, mi dicono dalla regia che la spending review nazionale era di 50 miliardi, chi offre di più?

 

(estratto di un articolo pubblicato su Phastidio.net)

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