Economia

Lo sapete che ci sono già 14 patrimoniali in Italia? Il commento di Longoni

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patrimoniali

L’Italia è il paese delle tasse invisibili, mimetizzate, camuffate, ammiccanti. L’articolo di Marino Longoni, condirettore del quotidiano ItaliaOggi

L’Italia è il paese delle tasse invisibili, mimetizzate, camuffate, ammiccanti. Basti pensare che ogni tanto spunta qualcuno che sostiene la necessità di introdurre nel nostro sistema tributario un’imposta patrimoniale, per ridurre il debito pubblico, per finanziare gli investimenti o per altri nobili scopi.

Eppure di patrimoniali ce ne sono già 14, ma evidentemente sono così ben nascoste che quasi le paghiamo senza nemmeno accorgercene. Anche se le 14 imposte sul patrimonio hanno generato nel 2018 un gettito di 46 miliardi di euro (quasi mille euro per ogni cittadino italiano!): il 2,7% del pil, il 9% delle entrate tributarie complessive. E in meno di vent’anni il loro peso è raddoppiato. La parte del leone la fanno le imposte sugli immobili, che producono un gettito di 22 miliardi, a seguire il bollo auto, con 6,7 miliardi e quella sulle attività finanziarie, con 6,2 miliardi.

Eppure periodicamente siamo costretti a sorbirci qualche sedicente esperto che ci informa della opportunità/necessità della introduzione nel nostro sistema tributario di una imposta patrimoniale!

Su questo e su numerosi altri paradossi riflette il libro di Nicola Porro, Le tasse invisibili, uscito in questi giorni per i tipi di La nave di Teseo. Il vicedirettore del Giornale e conduttore televisivo, compie qui una rassegna dissacrante dei luoghi comuni della narrazione tributaria, evidenziando ipocrisie, incongruenze e qualche aspetto curioso del nostro sistema fiscale, che normalmente sfuggono ai riflettori del dibattito giornalistico e televisivo.

Uno dei capitoli più interessanti è quello relativo alla tassazione ambientale. Perché se «le imposte ottocentesche erano giustificate dal beneficio di essere difesi nei propri confini dal sovrano, e le imposte del cosiddetto secolo breve (1914-1991) trovavano la forza nell’affermarsi di uno stato sovrano che ci avrebbe dovuto difendere dalla culla alla tomba, le imposte ambientali hanno il favoloso intento di difenderci dalla tomba all’aldilà, quando non ci saremo più».

Dati i presupposti, la tassazione ambientale non poteva che essere il regno delle mistificazioni: a cominciare dal fatto che la gran parte di queste imposte si regge sulla necessità di ridurre la famigerata CO2 (con il dettaglio non insignificante che l’anidride carbonica non è un gas inquinante); senza trascurare l’acredine degli ecologisti verso i combustibili fossili, come il petrolio, anche se in realtà i dati dimostrano che la mortalità nei paesi in via di sviluppo è diminuita in modo perfettamente correlato all’aumento di energia consumata. Ed oggi è facile rilevare che le città e le metropoli dei paesi più industrializzati siano molto meno inquinate di quelle dei paesi poveri (e, volendo fare anche un excursus storico, le stesse città siano molto meno inquinate di quando erano città preindustriali).

(Estratto di un articolo pubblicato su ItaliaOggi)

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