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L’Italia è un paese di poveri o di evasori? Report

Rasoio Di Occam

L’Italia è un paese di poveri? Ecco cosa risponde il centro studi “Itinerari previdenziali” nel rapporto dell’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2021

 

L’Italia è un paese di poveri? Questa domanda se la pone il centro studi “Itinerari previdenziali” che, in collaborazione con CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità) ha redatto l’Osservatorio sulla spesa pubblica e sulle entrate 2021. La pubblicazione offre un’analisi delle dichiarazioni individuali dei redditi IRPEF, di quelle aziendali relative all’IRAP, delle imposte dirette e indirette. L’obiettivo è comprendere l’effettiva situazione socio-economica del Paese e a verificare la sostenibilità del sistema di protezione sociale italiano che nel 2019 solo per sanità, assistenza sociale e welfare degli enti locali è costato 241,018 miliardi.

A cosa serve l’IRPEF

L’IRPEF è la principale imposta utilizzata per sostenere una parte consistente della spesa per welfare: la sanità e l’assistenza sociale che non hanno contributi di scopo ma anche per una parte delle spese assistenziali e gestionali degli enti locali. L’IRPEF aiuta anche a redistribuire le risorse perché non c’è una corrispondenza diretta tra servizi di welfare offerti e finanziamento.

I numeri dell’Irpef in Italia

Stando ai dati dell’Osservatorio il totale dei redditi prodotti nel 2019 e dichiarati ai fini IRPEF tramite i modelli 770, Unico e 730 ammonta a 884,484 miliardi di euro, poco più rispetto agli 879,957 del 2018. L’aumento è modesto, solo lo 0,51%, “nonostante l’ottima annualità che ha registrato il record di tutti i tempi per i tassi di occupazione e un incremento addirittura inferiore all’inflazione risultata pari allo 0,60%”, si legge nel rapporto. La causa, secondo il centro studi, è da ritrovarsi in politiche fiscali sbagliate che incentivano le sottodichiarazioni.

La situazione reddituale italiana

Nel 2019 su 59.816.673 cittadini residenti in Italia, i contribuenti dichiaranti sono 41.525.982, i contribuenti versanti, cioè quelli che versano almeno 1 euro di IRPEF, sono 31.160.957. Se solo 31,161 milioni di cittadini su 59,817 milioni di abitanti hanno presentano per il 2019 una dichiarazione dei redditi positiva, significa che il 52% degli italiani non ha redditi e quindi vive a carico di qualcuno. La percentuale è rilevante anche se in lievissima diminuzione, -0,46%, rispetto al 2018 e “atipica per un Paese del G7”.

Tutti i numeri dei contribuenti italiani

L’Osservatorio del Centro Studi poi scende più nel dettaglio sul profilo e i numeri dei dichiaranti. I cittadini che dichiarano un reddito nullo sono 951.223 e non pagano Irpef. Diminuiscono i cittadini che dichiarano redditi fino a 7.500 euro lordi l’anno, sono 9.098.369, rappresentano il 21,91% del totale e pagano in media 31 euro di IRPEF annui.  I contribuenti che dichiarano redditi tra i 7.500 e i 15.000 euro lordi annui sono 8.090.485, l’IRPEF media annua pagata per contribuente è di 454 euro. I contribuenti delle prime due fasce di reddito, dunque, sono 18.140.077, di cui 6,134 milioni di pensionati, e pagano solo il 2,31% di tutta l’IRPEF, pari cioè a 3,986 miliardi. Tra 15.000 e 20.000 euro di reddito lordo dichiarato ci sono 5,553 milioni di contribuenti. Questi contribuenti pagano un’imposta media annua di 1.934 euro. Nella fascia di reddito da 20.001 a 29.000 euro troviamo 9.038.967 contribuenti versanti, pari al 21,77% del totale contribuenti, che pagano un’imposta media annua di 3.724 euro e versano complessivamente il 19,82% delle imposte. Tra i 29.001 a 35.000 euro ci sono 3.303.701 contribuenti versanti, che pagano un’imposta media annua di 6.676 euro pari al 12,78% delle imposte.

Il carico fiscale sulla classe media e medio alta

Il rapporto prosegue con l’analisi dei redditi e del finanziamento dell’IRPEF delle classi medie e medio alte. I contribuenti con redditi lordi sopra i 100 mila euro sono solo l’1,21%, pari a 501.846 contribuenti che pagano il 19,56% dell’IRPEF. Se a questi si sommano i titolari di redditi lordi da 55.000 a 100 mila euro (che sono 1.421.036 e pagano il 3,42% dell’IRPEF) e i redditi dai 35.000 ai 55 mila euro lordi, risulta che il 13,22% dei contribuenti paga il 58,86% di tutta l’IRPEF. Tra i 200 e 300 mila euro di reddito troviamo lo 0,14% dei contribuenti che pagano il 3,01% dell’IRPEF, mentre solo lo 0,1 dei contribuenti versanti dichiara più di 300 mila euro e paga il 6,02% dell’IRPEF. Dai dati dell’Osservatorio emerge che “i titolari di redditi fino a 29 mila euro sono il 78,82 degli italiani e pagano il 28,36% di tutta l’IRPEF, insufficiente, a pagarsi le prime tre funzioni welfare (sanità, assistenza sociale e istruzione)”.

Italia, un paese di poveri o di evasori?

“Sono questi i dati su cui riflettere quando si discute di riforma del sistema fiscale – ha spiegato il Prof. Alberto Brambilla, Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali -. Giusto aiutare chi ha bisogno ma i nostri decisori politici tendono a trascurare come queste percentuali dipendono in buona parte anche da economia sommersa ed evasione fiscale, per i quali primeggiamo in Europa”. Il divario tra le classi di contribuenti è destinata ad acuirsi negli anni a venire per effetto dei provvedimenti che aumentano importo e platea dei destinatari di bonus e altre agevolazioni a sostegno del reddito. “Basterebbe guardare al solo rapporto dichiaranti/abitanti (pari a 1,44) per porsi qualche domanda: è davvero credibile che più del 50% degli italiani viva con meno di 10mila euro lordi l’anno – si domanda il prof. Brambilla -? Questi numeri ci descrivono come il Paese povero che in verità non siamo: una fotografia non degna di uno Stato del G7 e facilmente smentita dai dati sui consumi o sul possesso di beni come smartphone o automobili”.

Le proposte per un fisco più ricco ed equo

Il rapporto di Itinerari previdenziali e CIDA non si limita solo a fornire una fotografia della situazione italiana ma prova anche a avanzare qualche proposta. Una riforma fiscale equa ed efficiente deve porsi l’obiettivo, prima di tutto, di ridurre l’enorme evasione fiscale, aumentare il gettito e semplificare le regole del gioco e la dichiarazione fiscale. Gli estensori del rapporto propongono anzitutto diminuire i benefici e i bonus collegati al reddito sostituendoli con la “presa in carico” dei cosiddetti soggetti deboli attraverso una banca dati nazionali dell’assistenza. In secondo luogo sconsigliano fortemente l’istituzione della flat tax “che in un Paese come il nostro ad “alta infedeltà fiscale” è un potente “motore” per produrre sommerso”. La terza proposta suggerisce aumentare l’IVA e ridurre gli scaglioni IRPEF “lasciando la no tax area agli attuali poco più di 8 mila euro ma per un periodo temporale limitato oltre il quale interverrebbe l’Agenzia fiscale per verificare di cosa vive il dichiarante così modesto e se del caso inserirlo in un percorso sociale di recupero, se non è un pensionato”. Infine si potrebbe autorizzare l’Agenzia delle Entrate a verificare i motivi per cui una persona che ha 30 o più anni, non ha mai presentato una dichiarazione dei redditi e introdurre controlli incrociati tra possessori di beni di lusso, auto, case e così via, incompatibili con i redditi dichiarati.

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