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Biagi

L’eredità di Marco Biagi

Marco Biagi produsse e approfondì il metodo delle relazioni industriali nel nostro Paese nel favorire una combinazione virtuosa tra il consolidamento della disciplina come autonomo oggetto di riflessione scientifica e la sua diffusione nella cultura professionale degli operatori del tessuto economico e produttivo, nella convinzione che solo lo sviluppo congiunto di queste due dimensioni di conoscenza rendeva possibile preservare la vitalità della materia. L’intervento di Alessandra Servidori

 

Il lavoro di Marco Biagi, assassinato ben 21 anni fa dalle brigate rosse, rimane un faro straordinario per chi studia il trend del mercato del lavoro e ne considera le criticità e le possibili soluzioni anche nella rincorsa affannosa alle modifiche sempre molto criticate.

In questi giorni i principali indicatori Eurostat segnalano che l’Italia continua a essere fanalino di coda in Europa: per tasso di occupazione globale (60%), dove persino la Grecia fa meglio con il 60,6% (69,9% la media UE); per occupazione femminile (51%, come la Grecia, contro il 64,9% della media europea); per occupazione giovanile, dove è terzultima tra i 27 Paesi UE (19,8% contro una media del 34,7%); per occupazione senior, dove fanno peggio solo Grecia, Croazia Romania e Lussemburgo (54,9% il dato italiano, 62,6% la media europea).

L’impennata inflattiva e le difficoltà di reperimento di materie prime ed energia, e il mancato incontro tra domanda e offerta di impiego aggravano la situazione italiana.

Le trasformazioni dell’economia di mercato (terziarizzazione, globalizzazione, delocalizzazione) e le conseguenze sui sistemi di welfare e sul ruolo del pubblico fanno emergere la necessità di ricorrere a nuovi strumenti di protezione sociale perché i cambiamenti della domanda di salute e di benessere sociale connessi alle mutate condizioni della popolazione attuale e futura (anziani, disabili, precari, ecc.) mettono peraltro in rilievo il crescente divario tra costi dei sistemi di protezione sociale e risorse (scarse) disponibili e politiche attive.

Anche se le scelte in materia non possono essere ricondotte alla sola valenza economica, abbiamo il problema della qualificazione delle politiche sociali e occupazionali, mediante il coinvolgimento, nell’erogazione dei servizi, del volontariato, del privato sociale e, del privato for profit comparabile al welfare per la comunità.

In tale quadro si tratta di conciliare al meglio sussidiarietà e solidarietà, unità e differenziazione: da una parte prevedendo prestazioni di base, a livello nazionale, sotto forma di servizi, agevolazioni e trasferimenti monetari; dall’altra lasciando ai governi locali la scelta politica di riconoscere quote aggiuntive di prestazioni, rendendo sempre più visibile il rapporto costi-benefici della spesa sociale locale perché ci sfugge spesso la sua entità e soprattutto l’impatto sulla disoccupazione che cresce. Peraltro questa materia deve essere ancorata alla politica industriale e dunque a quelle relazioni industriali che ora sono assenti dal panorama governativo e che il Professor Biagi indicava come parametro fondamentale per l’occupazione e lo sviluppo.

Biagi era convinto che i mutamenti sociali ed economici che hanno accompagnato il passaggio di secolo abbiano reso più importante il metodo delle relazioni industriali. Sono proprio la profondità e la crescente rapidità delle trasformazioni dello scenario socio-economico a porre le relazioni industriali di fronte a una funzione fondamentale per governare la produzione di norme relative all’impiego del fattore lavoro nei rapporti economici.

Marco Biagi produsse e approfondì il metodo delle relazioni industriali nel nostro Paese nel favorire una combinazione virtuosa tra il consolidamento della disciplina come autonomo oggetto di riflessione scientifica e la sua diffusione nella cultura professionale degli operatori del tessuto economico e produttivo, nella convinzione che solo lo sviluppo congiunto di queste due dimensioni di conoscenza rendeva possibile preservare la vitalità della materia.

Per questo motivo il Professor Biagi è stato e viene ricordato come un innovatore anche a fini didattici creando quella scuola che vive tra le e i suoi allievi, negli Studi e nella Fondazione che porta il suo nome. I suoi destinatari elettivi erano e sono gli studenti dei corsi di laurea specialistica e magistrale, i laureandi e i dottorandi di ricerca che intendano occuparsi professionalmente delle relazioni collettive di lavoro all’interno di strutture di ricerca, di imprese, enti pubblici e organizzazioni di rappresentanza. A quanti abbiano già intrapreso un’attività professionale o di studio nell’ambito della materia giuslavoristica. Perché lui proponeva spunti di riflessione utili a maturare o a consolidare un metodo di approccio allo studio delle relazioni industriali fondato sull’interdisciplinarità e attento alla dimensione internazionale e comparata, sul presupposto che questi filoni di indagine rappresentino ancora oggi un patrimonio imprescindibile degli studi inerenti alle moderne scienze del lavoro.

Mai smettere di studiare soprattutto quando si governa.

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