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Cosa deve prevedere la legge di bilancio per i lavoratori fragili

Parlamento

Il 31 dicembre scadranno le tutele ai lavoratori fragili previste dal decreto Aiuti bis. L’intervento di Francesco Provinciali

C’è una categoria di persone che segue con apprensione e speranza gli sviluppi del passaggio bicamerale della legge di bilancio dello Stato per il 2023: sono i cosiddetti “lavoratori fragili” di cui abbiamo molte volte scritto negli ultimi tre anni, anche grazie alla specialissima consulenza tecnica dell’esperto legislativo Francesco Alberto Comellini, un vero top player in materia di disabilità e situazioni di fragilità sanitaria che si riverberano anche nell’ambito familiare e nel mondo del lavoro.

Il 31 dicembre p.v. scadranno le tutele previste dal decreto aiuti-bis, quello per intenderci voluto dal Ministro del lavoro pro-tempore Andrea Orlando: abbiamo già evidenziato il macroscopico vulnus che lo caratterizza perché in realtà non di tutele (al plurale) si tratta ma di tutela (al singolare), nella fattispecie ridotta al solo smart working per quelle categorie di lavoratori che possono accedere a questa previsione normativa.

Scadute il 30 giugno 2022 le previgenti tutele – di fatto in vigore dal primo governo Conte quasi ininterrottamente (salvo alcuni vuoti di vacatio legis dovuti alla disattenzione del legislatore di turno) che di volta in volta avevano rinnovato due specifiche forme di tutela previste dall’art. 26 – commi 2 e 2 bis – del DL 17 marzo 2020 n.°18 , solo tardivamente il decreto Orlando ne ha ripristinata una, quella dello smart working appunto, escludendo da ogni protezione sanitaria in ambito lavorativo proprio le persone bisognose di maggiore tutela.

Il decreto aiuti-bis, infatti, non ha rinnovato la tanto attesa equiparazione dello stato di malattia al ricovero ospedaliero, che in questi tre anni di pandemia aveva sempre affiancato lo smart working: ciò ha provocato ‘de iure’ una evidentissima e grave discriminazione in danno di quei lavoratori che non potendo accedere allo smart working (in quanto incompatibile con il proprio lavoro) hanno dovuto rientrare in servizio oppure, se malati o contagiati dal Covid, fare ricorso al periodo di assenza del proprio comporto contrattuale. Con il rischio di esaurirlo e di ricorrere alle ferie: un paradosso francamente inaccettabile, che lede non solo la condizione di fragilità ma la stessa dignità delle persone. Tutto ciò nonostante il deputato di FdI On. Massimiliano DeToma abbia sempre proposto con emendamenti e interventi in Aula l’approvazione integrale delle due tutele, con encomiabile dedizione e avvertita consapevolezza del problema.

Sono stati versati qui e altrove fiumi di inchiostro su questo non certo apprezzabile vulnus normativo e sulla necessità di un ripristino integrale delle tutele. La politica parlamentare e governativa ne è sempre stata minuziosamente informata ma il reintegro delle due tutele non è più stato introdotto, dopo il 30 giugno 2022.

Per chi ancora non lo sapesse, per lavoratori fragili si intendono i chemioterapici, gli immunodepressi, i portatori di disabilità, gli ammalati di patologie degenerative peraltro comprese e previste nel Decreto del Ministro della Salute Roberto Speranza del 4 febbraio 2022. Sono soggetti “certificati” fragili dalle autorità sanitarie con patologie incluse in un DM del Ministero della Salute: stupisce non poco che di loro – eccetto pochi parlamentari, in primis l’On.le De Toma – non si sia mai posta in modo serio ed organico l’esigenza di una tutela preveggente e garantista. Un segno di indifferenza della politica, finora. Va rimarcato che il COVID c’è ancora e che ad es. nella settimana dal 17 al 24 novembre u.s sono stati registrati 229.122 contagi e 580 morti: ben più che in Cina.

Scrivendo che “finora nessuno si è preso a cuore il problema” si vuole accompagnare questa amara constatazione con una speranza: che il nuovo Governo se ne faccia invece carico, considerato che i vari provvedimenti finora ipotizzati vanno nella direzione di una protezione dei cittadini deboli, svantaggiati, fragili, maggiormente esposti alla crisi economica attuale. A cominciare da una necessaria e auspicabile riformulazione dall’art.62 del testo del Governo della legge di bilancio che prevede il contributo una tantum che dovrebbe, al contrario di quanto vi è scritto, essere orientato per sostenere i redditi più bassi e le famiglie numerose, prevedendo un limite reddituale incrementato sulla base del numero dei figli nel nucleo familiare, specie se con disabilità.

Confidiamo che questo spirito di equità e di protezione delle fasce sociali deboli si estenda anche alla categoria dei lavoratori fragili, con un rinnovo almeno trimestrale delle previgenti tutele, quelle per intenderci che si richiamano ai citati commi 2 e 2-bis – art. 26 del DL 18/2020. Non lasciando “scoperto” nessuno, finalmente.

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