Economia

La pazzotica idea di Cipolletta per una nuova Neuro Tassa per l’Europa. Il corsivo di Seminerio

di

tassa Cipolletta

Perché l’economista Mario Seminerio, curatore del blog Phastidio.net, contesta la proposta dell’economista (e molto altro) Innocenzo Cipolletta

Sul Sole, è apparso un editoriale dell’economista Innocenzo Cipolletta, uomo che ha solcato decenni di vita pubblica italiana in vari ruoli, da direttore generale di Confindustria a presidente di FS e che tuttora ha una discreta collezione di gettoni di presenza in vari consigli di amministrazione, tra pubblico e privato. Già il titolo è inquietante: “Una manovra alla Ciampi con tassa anti deficit“. Lo svolgimento è pure peggio.

La domanda di Cipolletta è: ma serve, questa “flessibilità” chiesta ogni anno in abbondanti dosi alla Ue? La risposta è negativa; lo è anche per me nel senso che gli italiani persistono in questa credenza sciamanica secondo cui la crescita proviene dal deficit, sempre e comunque. Tornando a Cipolletta, l’azione alternativa da egli suggerita è quella di imitare quanto fatto da Carlo Azeglio Ciampi per far convergere la lira all’euro. Una “tassa per l’Europa”:

Poiché il disavanzo pubblico era allora gravato da una forte e crescente spesa per interessi che il paese pagava a causa dei rischi di continue svalutazioni della lira, propose una tassa “transitoria”, che potesse ridurre il disavanzo pubblico in modo da consentire alla lira di entrare nell’euro e che sarebbe stata in parte restituita una volta che, entrati nell’euro, avessimo ridotto la spesa per interessi.

Oddio, adesso da dove comincio? Forse ricordando a Cipolletta che, oggi, il problema italiano non è l’incidenza della spesa per interessi sul totale di quella pubblica? Proprio così, e si noti che, stante l’elevata vita media del nostro stock di debito, servono circa sette anni per trasmettere interamente un rialzo dei rendimenti sui titoli di stato. Con la convergenza l’Italia effettivamente risparmiò molto sul costo del servizio del debito, ma solo per buttare quel risparmio in nuova spesa pubblica quasi tutta corrente.

Prosegue quindi Cipolletta, illustrando la sua proposta:

Se l’Italia accettasse di ridurre il disavanzo pubblico di almeno un punto percentuale di Pil, magari facendo scattare la clausola di salvaguardia dell’Iva e/o attraverso una riduzione di spesa pubblica, potremmo beneficiare subito di una riduzione dello spread (almeno 70 punti) che si tradurrebbe, almeno in parte, in spazio di manovra della spesa pubblica, mentre l’emersione di un maggiore avanzo primario potrebbe generare veramente una riduzione del peso del debito pubblico.

Allora: a parte quella stima di riduzione dello spread (almeno 70 punti, intesi come centesimi di punto percentuale), che non si sa da quale modello econometrico sia uscita (Cipolletta sarebbe così gentile da farcelo sapere?), avete notato il moto perpetuo? Aumentiamo l’Iva o riduciamo la spesa, e così avremo la possibilità di aumentare la spesa! Ma come diavolo abbiamo fatto a non pensarci prima?

Il “modello econometrico” di Cipolletta, che ricorda il macchinario del Mago di Oz, ritiene che la riduzione del deficit, o meglio l’aumento di avanzo primario, da solo determini una riduzione del premio al rischio Italia, cioè dello spread. Non considera neppure lontanamente l’effetto depressivo che aumenti di imposte causerebbero sulla domanda aggregata, evidentemente perché ritiene che su tutto farebbe premio il “crollo” dello spread ed il rovesciamento delle attese degli operatori economici, che si fionderebbero ad investire. Si tratta di un modello piuttosto spericolato, mi pare.

Se fosse sufficiente aumentare l’avanzo primario per indurre crolli dello spread, l’Italia manco sarebbe entrata in questo tunnel infernale che dura da quasi trent’anni, fatto di avanzi primari ampi e crescenti per ridurre il premio al rischio ed ammazzare la crescita, mentre il policy mix restava di cocciuto tassa e spendi.

Per non parlare della assurda similitudine con quanto fatto da Ciampi, un’era geologica addietro. Più che un’Eurotassa, una neurotassa. Come se “ce lo chiedesse l’Europa”, a cui invece delle idiozie italiane interessa il giusto, cioè di non pagare per i nostri casini. Prosegue dunque il florilegio di proposte per sollevare il paese tirandolo per i capelli o le stringhe, dopo aver preventivamente spianato il Turchino. Questa è la produzione dei nostri best and brightest: ogni paese ha quelli che si merita, evidentemente. Io le raccolgo tutte o quasi, diligentemente. I posteri le useranno per svagarsi e ridere durante le serate invernali e non solo.

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