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Inflazione Fed

La Fed si rilasserà?

Mosse e scenari della Fed. Il commento di Martin van Vliet, Global Macro Strategist di Robeco.

L’aumento dei rendimenti a lungo termine e il più ampio inasprimento delle condizioni finanziarie sono stati presi in considerazione dai banchieri centrali. Sia nella recente riunione della Bce che in quella della Fed ciò è stato citato come uno dei fattori alla base della decisione di mantenere i tassi invariati, oltre ai segnali di moderazione delle pressioni inflazionistiche.

Per mantenere condizioni più rigide, i banchieri centrali eviteranno probabilmente di sembrare troppo dovish. Tuttavia, i tassi delle banche centrali negli Stati Uniti e nell’Eurozona hanno probabilmente raggiunto il proprio picco. Per la Fed sarebbe necessaria una nuova accelerazione delle pressioni inflazionistiche in combinazione con condizioni più favorevoli per ricominciare a innalzare i tassi. L’asticella per la Bce sembra ancora più alta, dato il contesto di crescita molto debole. In Giappone, la politica monetaria si sta gradualmente spostando verso condizioni più restrittive. La recente modifica della politica di controllo della curva dei rendimenti ha portato a una sottoperformance del segmento 5-10 anni della curva e prevediamo che questa direzione e questo ritmo di spostamento della politica monetaria e della curva continueranno.

Le possibilità che la Fed effettui un nuovo rialzo sono diminuite. Questo quanto è emerso chiaramente dalla riunione di novembre. Powell ha suggerito che un persistente inasprimento delle condizioni finanziarie potrebbe sostituire i rialzi della Fed. Tuttavia, probabilmente ora sarà necessaria una combinazione di dati economici solidi e di rendimenti obbligazionari a lungo termine più bassi per convincere la Fed a un nuovo rialzo. Pertanto, questo non rappresenta più il nostro scenario di base. Non si possono escludere ulteriori rialzi, ma abbiamo abbassato le probabilità di questo scenario dal 60% al 30% e ora ci aspettiamo che i tassi rimangano fermi per un po’.

Se le nostre previsioni sull’inflazione e sulla crescita inferiore al consenso si dovessero rivelare corrette, il primo taglio potrebbe arrivare a metà del prossimo anno. Se non si procede a un taglio ora, la Fed probabilmente sentirà il bisogno di mantenere i tassi stabili per un po’ di tempo. Questo fa di luglio il nostro scenario di base per il primo taglio, un anno intero dopo quello che sembra essere stato il loro ultimo rialzo. I rischi rimangono legati a un inizio ritardato dell’allentamento monetario.

I TREASURY OFFRONO DEL SUPPORTO MA IL QT RESTA

Dall’annuncio dell’aumento delle emissioni obbligazionarie lo scorso agosto, il mercato dei Treasury statunitensi ha mostrato una maggiore sensibilità a qualsiasi notizia che suggerisca un ulteriore aumento dell’offerta di debito. In seguito a questa tensione, il mercato ha reagito positivamente quando il 1° novembre il Tesoro statunitense ha annunciato di lasciare invariate le dimensioni delle aste dei titoli statunitensi a 20 anni e di aumentare di un importo modesto quelle dei titoli a 10 e 30 anni. L’annuncio dimostra la volontà del di recepire il feedback dei primary dealer, riducendo così l’incertezza sulle condizioni di mercato. A gennaio il Tesoro dovrebbe annunciare operazioni di buyback. Non si tratta di politica monetaria, né di incidere sul livello generale dei tassi; tuttavia, l’operazione dovrebbe migliorare la liquidità per specifici Treasury off-the run.

È importante non aspettarsi alcuna modifica alla riduzione del bilancio della Fed (QT). Le riserve sono ancora ampie e il FOMC sembra soddisfatto dell’attuale ritmo di riduzione (massimo 95 miliardi di dollari per mese in totale). Il sell-off dei Treasury bond negli ultimi mesi e l’allargamento degli spread degli MBS sembrano aver avuto un impatto minimo sulla posizione del FOMC in merito al QT. Ci aspettiamo che tale politica rimanga in vigore almeno fino al terzo trimestre del prossimo anno.

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