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Carlsberg

La birra (alcolica) non fa più brindare Carlsberg

Bevande e birra analcolica salvano Carlsberg, i cui tradizionali marchi di birra rappresentano per la prima volta meno della metà del fatturato totale. È il risultato di nuove abitudini tra i consumatori e l'ulteriore prova che il settore sta cambiando. Fatti, numeri e commenti

 

La vecchia cara bionda classica non è più il punto forte di Carlsberg. Lo storico birrificio danese presente in circa 50 paesi ha visto infatti per la prima volta i suoi principali marchi di birra alcolica rappresentare meno della metà del fatturato totale, con le vendite che sono calate dal 59% al 49% tra il 2024 e il 2025.

Il gruppo ha quindi intensificato l’espansione nel settore delle bevande analcoliche e dei soft drink, puntando su marchi come Pepsi e sull’acquisizione del britannico Britvic, che ha portato le vendite di analcolici a quasi un terzo del totale.

CRESCITA E DIVERSIFICAZIONE

Pur ribadendo che la birra rimarrà centrale finché sarà vivo, Jacob Aarup-Andersen, Ceo dell’azienda da settembre 2023, ha spiegato che la “moderazione” dei consumatori ha spinto Carlsberg a rafforzarsi nel segmento delle bevande analcoliche.

Le vendite di birra premium come Carlsberg, Tuborg e Kronenbourg, scrive il Financial Times, rappresentano circa un quinto del totale, mentre bevande analcoliche e birra analcolica arrivano a un terzo delle vendite complessive.

Secondo gli analisti di Bernstein citati dal quotidiano finanziario, Carlsberg ha registrato una crescita annua del volume dell’1,8% tra il 2019 e il 2024, superando AB InBev (0,5%) e Heineken (-0,8%), ed è stata l’unica tra i principali birrifici a migliorare il margine sottostante, di 0,7 punti percentuali.

IL FUTURO È DELLE BEVANDE ANALCOLICHE?

Come osserva il Ft, l’acquisizione di Britvic ha quasi raddoppiato le vendite di bevande analcoliche, portandole a poco meno del 30% del totale e Carlsberg ha utilizzato questa strategia per compensare il rallentamento della birra tradizionale. Il gruppo ha inoltre investito in portafogli diversificati, includendo sidro e hard seltzer.

La fortuna delle bevande analcoliche non sembra destinata a esaurirsi tanto presto. Aarup-Andersen ha evidenziato che il contesto rimane difficile, con la fiducia dei consumatori che è bassa a causa dell’inflazione e dell’incertezza geopolitica. Carlsberg prevede infatti che il trend di crescita delle bevande analcoliche continuerà a ridurre la quota della birra core nel fatturato.

UN MERCATO IN DIFFICOLTÀ

Mentre Carlsberg mostra segnali di crescita, altri grandi produttori di alcolici, come Heineken, affrontano vendite in calo e difficoltà a soddisfare le aspettative degli investitori. Heineken, per esempio, ha registrato un calo delle azioni del 17% dal 2020 e l’abbandono improvviso del Ceo Dolf van den Brink mette in evidenza la pressione del mercato.

Il settore delle bevande alcoliche in generale, come ha scritto anche Start, risente di un cambiamento strutturale nelle abitudini dei consumatori, con una crescente attenzione a stili di vita più sani e all’uso di prodotti analcolici.

IL TREND DELLE BEVANDE ANALCOLICHE

Non a caso l’industria delle bevande analcoliche cresce con ritmi superiori rispetto al settore alcolico. Negli ultimi cinque anni, scrive Milano Finanza, il paniere di aziende analcoliche ha guadagnato il 71%, mentre quello dei produttori di alcolici ha perso il 20%, con Carlsberg che ha registrato un aumento del 23% e Anheuser-Busch InBev del 16%. Il cambiamento delle abitudini di consumo è evidente: il 71% dei consumatori europei beve meno alcol rispetto al passato e quasi un quarto dei giovani tra i 25 e i 35 anni ha smesso del tutto.

Altri esempi di diversificazione, osserva Bloomberg, includono Stevens Point Brewery negli Stati Uniti, tornata alla birra analcolica dopo oltre un secolo, e produttori globali come ThaiBev, Asahi e Carlsberg, tutti attivi nel segmento non alcolico e nei prodotti funzionali.

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