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Intesa, Unicredit, Bpm. Chi sbuffa e chi non sbuffa per la mossa di Bper su Carige

La mossa di Bper su Carige. Le mire sullo sfondo del Crédit Agricole. E le discussioni tra banche (come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Banco Bpm, la più borbottante) all’interno del Fondo interbancario, azionista di Carige. Fatti, numeri, rumors e analisi

 

Bper Banca in gran spolvero ieri a Piazza Affari dove, con un rialzo arrivato a superare i 7 punti percentuali, è stata la migliore del Ftse Mib (+0,68%), all’indomani della decisione del Cda di presentare un’offerta non vincolante al Fondo Interbancario di Tutela Depositi (Fitd) per l’acquisizione di una partecipazione pari all’88,3%, di cui l’8,3% detenuta da Cassa Centrale Banca (Ccb), del capitale di Carige.

L’offerta di Bper (sussurrata da Unipol?) verrà meno qualora entro il prossimo 20 dicembre il Fitd non conceda a Bper un periodo di esclusiva e non venga firmato entro fine anno un memorandum of understanding vincolante che preveda l’obbligo delle parti di sottoscrivere un contratto definitivo di acquisizione entro il 31 gennaio 2022.

In base alla struttura proposta da Bper, l’operazione prevede un versamento in conto capitale da parte del Fitd da 1 miliardo di euro in Carige a copertura degli oneri di integrazione, delle azioni di derisking e degli oneri dalla risoluzione di accordi commerciali.

Al closing, Bper deterra’ l’88,3% di Carige a fronte del pagamento di un corrispettivo di un euro per l’intera partecipazione, nonché il subentro al nominale da parte di Bper in tutti i finanziamenti e prestiti erogati dal Fitd e da Ccb in favore di Carige.

A valle del closing, è previsto il lancio da parte di Bper di un’Opa obbligatoria sul restante capitale sociale della società, per 0,80 euro per azione, comprensivo di un premio del 29% rispetto al prezzo di chiusura del titolo Carige del 13 dicembre.

Proprio in vista delle scelte che il Fitd si stava apprestando a fare entro fine anno, Bper era al lavoro per presentare la sua proposta nella massima riservatezza (senza advisor) nel giro di pochi giorni, anche per anticipare le mosse dei pochi possibili concorrenti (tra cui i francesi del Crédit Agricole, ha scritto oggi il Sole 24 ore): “La fuga di notizie e il conseguente rialzo delle azioni Carige hanno determinato la richiesta di chiarimenti da parte di Consob. E così Bper, per spiegare al mercato l’offerta con tutte le sue condizioni, ha convocato d’urgenza il cda di martedì 14. Sempre per non concedere troppo tempo a eventuali controfferte francesi, Bper ha anche posto una scadenza ravvicinata per avere l’esclusiva dal Fitd: cinque giorni. Si vedrà se basteranno per agire in solitaria o se altre banche si faranno avanti”, ha aggiunto il quotidiano economico e finanziario.

Sia i paletti temporali stretti imposti da Bper e sia la misura dell’ammontare richiesto hanno spiazzato non poche banche, soprattutto minori, da cui filtra un certo malcontento dalle banche che partecipano come soci al Fondo interbancario azionista di Carige: “L’esborso degli aderenti al Fitd – che è parametrato sugli attivi – si profila più pesante soprattutto per le banche medio-piccole, la cui marginalità è più risicata rispetto alle grandi. Secondo i calcoli di Kepler Cheuvreux Intesa Sanpaolo e Unicredit si troveranno a coprire il 30% (la prima il 20%, la seconda il 10%) del miliardo di aumento, mentre il 5% arriverà da Banco Bpm e il 4% dalla stessa Bper. A non piacere inoltre è l’idea di dover sborsare denaro fresco per finanziare, di fatto, quella che si prospetta la crescita di un player come Bper, che con un balzo del 20% degli attivi creerebbe le premesse per diventare il terzo polo del Paese. A questo va aggiunto come il sistema italiano sia da anni alle prese con esborsi continui per finanziare i fondi di sistema. Tra contributi di banche e dello Stato ad oggi sono oltre 36 i miliardi che sono stati iniettati nel sistema per risanare banche in crisi”, ha aggiunto il quotidiano confindustriale.

Significativa una tabella contenuta in un report di Barclays twittata dalla giornalista finanziaria del gruppo Gedi, Carlotta Scozzari, con una sottolineatura che riguarda Intesa Sanpaolo vista l’operazione Ubi:

Di certo – ha concluso il Sole – “è vero che in assenza di valide alternative (l’unica altra banca in lizza oltre a Bper era il Crédit Agricole,, sarà difficile opporre un secco “no” alla proposta della banca guidata da Piero Montani. In gran parte del sistema bancario, e in particolare tra i soggetti più significativi e che dunque pesano maggiormente all’interno del Fondo, c’è la consapevolezza che quella avanzata a sorpresa da Bper sia ad oggi l’unica soluzione sul tavolo. Una soluzione che dà una prospettiva industriale a Carige, solleva il Fitd da una partecipazione che non rientra nel suo mandato e ha il pregio di risolvere i problemi di una banca su cui da tempo si è concentrato il faro della Bce, che infatti ha chiesto un aumento di capitale da 400 milioni da realizzare nel 2022″.

Ma il Fondo ha poi detto no. Il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD) ha affermato che la manifestazione di interesse di BPER Banca per Banca Carige “presenta termini e condizioni da approfondire” e che il livello di ricapitalizzazione richiesto per la banca ligure “non risulta conforme alle previsioni statutarie relative agli interventi del tipo in questione”. È quanto si legge in una breve nota del FITD, al termine del consiglio che si è svolto oggi. Martedì, a mercati chiusi, la banca emiliana ha annunciato un’offerta non vincolante al FITD per acquisire l’88,3% dell’istituto ligure, di cui l’8,3% detenuto da Cassa Centrale Banca, al prezzo di 1 euro, e successivamente lanciare un’OPA sul restante capitale. BPER ha posto come condizione che il Fondo Interbancario ricapitalizzi preventivamente Banca Carige per 1 miliardo di euro, soldi che dovrebbero versare le maggiori banche italiane.

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