Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm, Bper. Ecco l’effetto spread sui conti delle banche

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L’articolo di Elena dal Maso, giornalista di Mf/Milano finanza, sul fardello che le banche italiane come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e Bper si sono caricate nei conti del secondo trimestre

Tre miliardi di euro bruciati dallo spread, 100 punti in base in media in più a partire dallo scorso maggio. Un fardello che le banche italiane si sono caricate nei conti del secondo trimestre. Lo hanno calcolato gli analisti di Credit Suisse in un lungo report di 30 pagine dedicato al settore finanziario in Italia.

Lo spread oltre quota 220 appare la nuova “situazione normale”, scrive Credit Suisse, ma l’effetto deleterio sui conti delle banche si vedrà sul patrimonio (tangible equity) con un peso del 4% e un Cet 1 ratio in calo nel complesso di 20 punti base rispetto al primo trimestre. Ed è un peccato, perché nel frattempo le esposizioni deteriorate (NPE) sono scese di 31,5 miliardi di euro grazie soprattutto alle operazioni di cessione di Mps , Banco Bpm e di Bper . In questo senso gli analisti si aspettano un Npe ratio aggregato in calo al 12% dal 14,2% del periodo gennaio-marzo.

Nello specifico, questo fardello da 3 miliardi dovrebbe pesare di più su Unicredit per 1,060 miliardi, su Intesa Sanpaolo per 847 milioni, su Mps per 309 milioni, su Ubi per 360 milioni, su Banco Bpm per 300 milioni, su Bper per 56 milioni di euro, per un totale di 2,932 miliardi.

Ed ecco le previsioni di Credit Suisse sul secondo trimestre 2018 banca per banca:

Intesa Sanpaolo, rating outperform e target price 3 euro (da 3,2 euro): conti solidi, aumenta la cedola Pubblicazione dei dati l’1 agosto

Il broker ha abbassato il target price da 3,2 a 3 euro dopo la pubblicazione del piano sugli incentivi al personale a lungo termine, perché questi ultimi prevedono un aumento da 8,7 a 9,1 miliardi di euro tramite l’emissione di 677 milioni di nuove azioni, pari al 4% del totale. Tuttavia si ritiene che la banca guidata dal ceo, Carlo Messina, sia così solida (capitale in eccesso in rialzo da 4,2 a 4,8 miliardi di euro) da poter distribuire non più 3,2 ma 3,3 miliardi di euro di cedola quest’anno e 3,5 miliardi (e non più 3,4) nel 2019. Il calcolo si fonda su un payout ratio dell’85%. Nello specifico, i ricavi sono attesi a 4,435 miliardi da 4,806 miliardi del primo trimestre (il consenso è di 4,285 miliardi), i costi operativi a 2,380 miliardi da 2,298 del primo trimestre (consenso per 2,388 miliardi), l’utile prima delle imposte dovrebbe attestarsi a 2,055 miliardi da 2,508 miliardi del primo trimestre (consenso a 1,897 miliardi), gli accantonamenti sui crediti a 650 milioni di euro da 483 milioni di marzo (consenso a 657 milioni). Infine l’utile netto è atteso a 860 milioni di euro da 1,252 miliardi del primo trimestre (862 milioni il consenso), in calo del 31,3%.

Unicredit, rating neutral e target price a 16,5 euro: occhio alla Turchia e allo spread, sotto controllo i costi Pubblicazione dei dati il 7 agosto

Credit Suisse sottolinea che il gruppo guidato dal ceo, Jean Pierre Mustier, è quello che deve sostenere il maggior peso dello spread essendo una delle banche italiane con il maggior numero di obbligazioni di Stato in portafoglio. Per ogni 10 punti base di spread in aumento, calcola Credit Suisse, Unicredit perde 3 punti a livello di Cet 1 ratio. E i 100 punti di differenza da maggio in poi hanno un effetto negativo per 30 punti base, pari a 1 miliardo sul valore patrimoniale (tangible equity). Gli analisti non escludono che il colosso bancario possa ripetere un altro trimestre forte quanto a riduzione di NPE e di Cet 1 ratio. Nello specifico, gli analisti si attendono entrate da dividendi in calo a 169 milioni di euro dai precedenti 189 milioni di marzo a causa del crollo della lira turca. Quanto ai ricavi, gli analisti si aspettano 2,9 miliardi da 5,113 del primo trimestre (consenso a 4,916), spese operative in linea con primo trimestre a quota 2,737 miliardi (consenso a 2,701 miliardi), ebitda (gross operating profit) a 2,163 miliardi da 2,376 miliardi di marzo (consenso a 2,215 miliardi), utile pre-tasse a 1,244 miliardi da 1,389 miliardi (consenso a 1,302 miliardi), utile netto a 961 milioni da 1,111 miliardi del periodo gennaio-marzo (consenso a 964 miliardi).

Ubi, rating neutral e target price a 3,7 euro: buon controllo dei costi, lo spread preme su un Cet1 non alto Pubblicazione dei dati il 3 agosto

I ricavi sono attesi in leggero ribasso a 918 milioni di euro dai 925 milioni del primo trimestre (consenso a 915 milioni), i costi operativi a 625 milioni da 623 di marzo (618 milioni il consenso), l’utile prima delle tasse a 144 milioni da 195 di tre mesi prima e l’utile netto a 88 milioni dai 124 precedenti (consenso a 84 milioni). Gli analisti mettono in luce un Npe ratio lordo di 12 miliardi (12,4%) da 12,4 miliardi (12,7%) del primo trimestre. Il tangible equity dovrebbe passare dai 7,6 miliardi del primo trimestre a 7,2 miliardi del secondo con un impatto negativo di 300 milioni di euro a causa dell’allargamento dello spread, con la conseguenza che il Cet 1 ratio pro-forma fully loaded dovrebbe scendere all’11,4% dall’11,64% di marzo.

Mps, rating Underperform, target price 2,4 euro: focus sul Cet 1 e sui ricavi Pubblicazione dei dati il 3 agosto

Credit Susise si attende un Net Interest Income in rialzo dell’1% sul trimestre precedente e in calo del 5% anno su anno sostenuto da un costo dell’aprovvigionamento (funding) in discesa (grazie alla presenza dello Stato nel capitale della banca). Le commissioni nette dovrebbero essere leggermente in ribasso rispetto a marzo (-1% su base trimestrale) a causa della debole performance del risparmio gestito e del risultato straordinario che ha sostenuto le commissioni nel primo trimestre (15 milioni di euro dal rinnovo dell’accordo su Compass). Gli analisti stimano un patrimonio tangibile di 8,9 miliardi dai 9 miliardi precedenti, dii cui 300 milioni di euro in meno a causa dell’allargamento dello spread. Nel caso della banca senese, ogni punto base in più di spread sono 4 milioni di euro in meno di patrimonio. Di conseguenza i broker stimano un Cet1 fully loaded dell’11,5% dall’11,7% nel primo trimestre. I ricavi da negoziazione sono attesi a 25 milioni di euro (-33% su base trimestrale) in questo caso per la volatilità del mercato. I ricavi totali invece dovrebbero toccare 863 milioni di euro (-2% su base trimestrale), erano 877 milioni a marzo (consenso per 840 milioni), le spese operative sono viste a 582 milioni da 573 di marzo (consenso di 608 milioni di euro), il profitto operativo è atteso a 281 milioni da 304 di tre mesi prima (consenso per 232 milioni). Infine l’utile netto dovrebbe assestarsi per Credit Suisse a 115 milioni di euro da 188 milioni del trimestre precedente (consenso a 119 milioni).

Banco Bpm, rating Outperform, target price 3,10 euro: controllo dei costi e ricavi piatti. Occhio alla riduzione degli NPE Pubblicazione dei dati il 3 agosto

I broker stimano un patrimonio tangibile di 9,6 miliardi (-2% su base trimestrale) che include ricavi e l’impatto dello spread per 300 milioni di euro. Prevedono un Cet1 ratio fully loaded in calo all’11,7% dal 12,1% del primo trimestre. I dati non includono il deconsolidamento degli asset ponderati per il rischio (RWA) da 1,3 miliardi di euro relativi all’operazione sulle esposizione deterorate (NPE) di 5,1 miliardi di euro fatta a fine giugno. Per quanto riguarda la qualità degli asset, Credit Suisse prevede 19,5 miliardi di NPE lordi, in discesa da 24,6 miliardi di euro pro-forma del primo trimestre con una copertura del 48,7%, che è l’NPE pro-forma dopo l’accordo Exodus da 5,1 miliardi di euro. Il rapporto NPE lordo dovrebbe essere del 16,6%, in calo dal 20,6% di marzo. Ora, scrivono gli esperti, il focus si sposta sull’asset quality e sul trend della solidità patrimoniale (Cet 1 ratio). Nello specifico le attese sui conti prevedono un Net Interest Income di 538 milioni da 536 di marzo (consenso a 542 milioni), ricavi totali per 1,118 miliardi da 1,119 (consenso a 1,155 miliardi), costi operativi per 745 milioni da 766 milioni (consenso a 732 milioni), Gross operating profit di 373 milioni da 352 milioni (consenso per 423 milioni), utile netto di 138 milioni da 193 milioni del trimestre precedente (consenso a 161 milioni).

Bper, rating Neutral, target price 4,9 euro: un trimestre debole Pubblicazione dei dati il 7 agosto

Bper dovrebbe riportare un trimestre con risultati ben al di sotto del primo, scrive Credit Suisse. L’inizio anno aveva beneficiato di una serie di operazioni una tantum positive. E’ possibile che i ricavi possano essere sostenuti da costi di rischio e tasse inferiori al previsto. L’asset quality e il trend del Cet 1 saranno fondamentali per la performance azionaria del titolo. Gli analisti, nello specifico, si aspettano un Net Interest Incomedi 282 milioni di euro da 293 (consenso per 290 milioni), ricavi totali per 517 milioni da 657 milioni (consenso per 522 milioni), costi operativi per 354 milioni da 331 milioni (consenso per 325 milioni), margine operativo lordo di 163 milioni da 326 milioni del trimestre precedente (consenso per 197 milioni), utile netto di 68 milioni da 251 di marzo 2018 (consenso di 70 milioni).

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