Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm. Come si sono ripulite di Npl le banche?

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Ecco i numeri (non solo sulle sofferenze) delle maggiori banche italiane come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Ubi, Banco Bpm e Bper. L’approfondimento di Francesco Ninfole

 

Le sei maggiori banche italiane hanno presentato nei giorni scorsi i bilanci annuali del 2018, dai quali è emersa una significativa pulizia del credito rispetto all’anno precedente: le sofferenze lorde si sono dimezzate a 65 miliardi, con coperture salite al 66%. Secondo i dati elaborati da Value Partners sulla base dei risultati di Unicredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca, Banco Bpm, Mps e Bper, sono inoltre saliti in modo rilevante gli utili aggregati al netto delle componenti straordinarie, a 7,5 miliardi dai 2,3 dell’anno precedente.

COME VANNO I CONTI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI, BANCO BPM E NON SOLO

Il risultato è migliorato soprattutto per Mps, che è passata da una perdita 2017 di 4,1 miliardi a un utile 2018 di 48 milioni. La maggior parte dei profitti depurati dalle misure straordinarie, secondo l’analisi, sono arrivati da Unicredit (3,85 miliardi, dai 3,36 dell’anno prima) e Intesa Sanpaolo (3,79 miliardi, da 3,82). Banco Bpm, che ha avuto un costo del rischio superiore alla media, è stata l’unica a registrare una perdita contabile, per 59 milioni: al netto delle poste straordinarie sarebbe stata di 738 milioni, un dato in miglioramento rispetto a quello del 2017 (-1,1 miliardi). Lievi incrementi netti sono stati registrati da Ubi (da 113 a 193 milioni) e da Bper (da 229 a 365 milioni).

ECCO L’ANDAMENTO DEI PROVENTI AGGREGATI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI, BANCO BPM E NON SOLO

I proventi aggregati delle sei banche sono rimasti pressoché stabili: il margine di interesse è risultato di fatto invariato, mentre le commissioni hanno avuto una flessione dell’1% dopo anni di crescita. Nel 2018 le fee hanno contribuito al 40% dei ricavi, mentre le entrate da interessi si sono fermate poco sotto il 50%. Più decisa la riduzione dei costi, che è stata pari al 4% (-4,3% per quelli del personale, -4,8% per quelli amministrativi).

TUTTE LE NOVITA’ NEI BILANCI DOPO LO SMALTIMENTO DEI CREDITI DETERIORATI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI, BANCO BPM E NON SOLO

I bilanci hanno mostrato che lo scorso anno gli istituti hanno accelerato in misura rilevante lo smaltimento dei crediti deteriorati. Il calo è stato «coerente con i piani concordati dalle banche con la Vigilanza», ha ricordato il governatore della Banca d’Italia al convegno annuale Assiom Forex. «Il 2018 è stato dedicato ad interventi di de-risking da parte di tutto il sistema bancario», rileva Minelli. «Considerando il panel di sei banche analizzate, il calo dei crediti deteriorati lordi complessivi pari al 37% da fine 2017 è la conferma dell’efficacia delle azioni intraprese». La riduzione delle sofferenze è stata del 47%, mentre le inadempienze probabili lorde sono scese del 20% a quota 53 miliardi (con copertura al 40%).

IL RAPPORTO FRA CREDITI E PRESTITI DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI, BANCO BPM E NON SOLO

Le grandi banche sono quelle con il più basso rapporto tra crediti deteriorati lordi e prestiti totali (Unicredit al 7,7%, Intesa Sanpaolo all’8,8%), mentre Ubi e Banco Bpm sono attorno al 10,5%, Bper è al 13,8% e Mps al 17,5%. La pulizia continuerà quest’anno e nei prossimi, sempre sulla base delle indicazioni della Vigilanza, che comunque considereranno la situazione finanziaria dei singoli istituti.

LO SCENARIO SUI LIVELLI DI CAPITALE DI INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, UBI, BANCO BPM E NON SOLO

Anche per queste ragioni le banche hanno detto di non aspettarsi impatti significativi dalle richieste di riduzione degli stock di non-performing loans. Per quanto riguarda i livelli di capitale, il 2018 ha visto una riduzione media dell’1% (al 12,4% medio) anche a causa delle perdite legate ai titoli di Stato: Intesa è la prima per patrimonio con il 13,6%, seguita da Bper e Unicredit (12%) e da Banco, Ubi e Mps (attorno all’11,5%).

(estratto di un articolo pubblicato su Milano Finanza, qui l’articolo integrale)

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