Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi, Bper. Ecco conti e confronti delle maggiori banche italiane

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Tutti i numeri 2018 dei dodici principali istituti di credito italiani (tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi, Bper) analizzati dal centro studi Uilca

 

L’analisi dei conti economici dell’anno 2018 dei dodici principali istituti di credito italiani, che impiegano circa il 70% dei lavoratori del settore ha evidenziato un incremento dell’utile complessivo, rispetto allo stesso periodo del 2017 di 1.577 milioni di euro.

E’ quanto emerge da una ricerca del centro studi della Uilca

Queste banche impiegano circa il 70% dei lavoratori del settore. Se si escludono i 3,5 miliardi di euro presenti nel bilancio di Intesa Sanpaolo nel 2017 per l’operazione banche venete, il miglioramento è di circa 5 miliardi.

Analizzando le principali voci del conto economico, l’analisi sottolinea come vi sia stato un incremento del margine d’interesse che finalmente dopo anni arresta la contrazione (+ 412 mln di €), anche se questo non ha interessato tutte le banche della ricerca.

I costi operativi delle banche sono diminuiti di 1.155 milioni di euro, grazie alla discesa delle spese del personale (-766 mln €) e delle spese amministrative (-748 mln di €), ma nel complesso sono le rettifiche su crediti, diminuite di 6.387 milioni di euro che influenzano maggiormente i conti economici.

Possiamo vedere che le variazioni annue dell’utile netto, sovente evidenziano una simile variazione nelle rettifiche su crediti. Questo segnale evidenza e rafforza il legame che vi è tra crescita economica, e mondo finanziario e bancario.

“Per questo i processi di ristrutturazione aziendali concentrati nella diminuzione degli sportelli e della forza lavoro, non possono essere i soli mezzi per aumentare gli utili aziendali e i dividendi agli azionisti”, chiosa la Uilca.

Dalle analisi effettuate sui dati di bilanci disponibili, l’ufficio studi Uilca ha osservato “una contrazione dei crediti deteriorati netti del 30,7%, rispetto al 2017, pari a circa 26 miliardi di euro. Ciò dimostra che il settore bancario e gli operatori riescono a raggiungere i target che sono concordati e prefissati con le autorità di Vigilanza nazionali ed europee, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che la situazione economica e politica nazionale e internazionale creano continuamente”, dice il responsabile del centro studi Uilca, Roberto Telatin

“Dobbiamo essere consapevoli che il sistema bancario odierno è ormai al crepuscolo, scalzato dalle innovazioni tecnologiche, dove è necessario investire molto capitale finanziario e umano per essere competitivi. -continua Telatin- Per questo i dati di bilanci che emergono dalla nostra analisi ci fanno riflettere sul sistema bancario del futuro che vorremmo disegnare. Oggi le prime due banche del paese originano l’84,3 % dell’utile e il 68,6 % dei ricavi dai dati della nostra ricerca e diventa importante capire se è nell’interesse dell’Italia avere poche grandi banche competitive in Europa e nel mondo oppure tante piccole banche. Questa scelta non è più rinviabile, non solo per non perdere il treno dell’innovazione e la possibilità di ridefinire le norme che regoleranno la finanza del terzo millennio, ma perché l’immobilismo ci distruggerà non solo i treni del futuro ma anche le stazioni oggi presenti”

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