Economia

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm, Ubi. Come ballano le gacs?

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La scadenza delle Gacs è vicina, ma le banche (come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mps, Banco Bpm e Ubi) non conoscono le intenzioni del governo. L’articolo di Luca Gualtieri

Il 2019 sarà ancora un anno impegnativo per il sistema bancario italiano sul fronte del derisking. Le impegnative scadenze fissate dall’addendum della Bce impongono agli istituti di non restare con le mani in mano, ma di procedere a nuove cessioni dopo quelle realizzate l’anno scorso.

ECCO LE INCERTEZZE PER INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, CARIGE, UBI BANCA, BANCO BPM E NON SOLO

In queste settimane però c’è un elemento di forte incertezza che pesa sul sistema: il prossimo 6 marzo scadrà infatti la garanzia pubblica sulle cartolarizzazioni (gacs), lo strumento varato nel 2016 dal governo Renzi e già rinnovato in due occasioni.

CHE COSA SI ATTENDONO INTESA SANPAOLO, UNICREDIT, MPS, CARIGE, UBI BANCA, BANCO BPM E NON SOLO

Ancora oggi le grandi banche e i loro consulenti legali e finanziari sono allo oscuro delle intenzioni dell’esecutivo e nel settore non mancano segnali di preoccupazione. Anche perché, se molti scommettono su un rinnovo della garanzia, le nuove condizioni non sono ancora chiare. Sembra anzi che nelle scorse settimane diversi esponenti della Lega abbiano chiesto di rendere più costoso lo strumento per gli istituti che vorranno ricorrervi, ridefinendo il paniere di credit default swap.

I DETTAGLI SULLE GACS

Finora infatti la garanzia è costata quanto viene pagata in media sul mercato la protezione dal rischio di default sul debito di emittenti italiani, finanziari e corporate, classificati investment grade. Dal primo al terzo anno viene pagato il cds di riferimento a tre anni. Nel quarto e quinto anno viene pagato il cds di riferimento a cinque anni più un premio, nel sesto e settimo anno si paga il cds a sette anni più un premio e per gli anni successivi vale il cds di riferimento a sette anni. Il paniere oggi è composto tra gli altri dai cds su Ubi, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Enel, Acea, Telecom Italia, Finmeccanica e Mediobanca.

LE RICHIESTE DELLA LEGA

Se le richieste avanzate dalla Lega venissero accolte, il meccanismo potrebbe cambiare e perdere i vantaggi attuali. Nella forma odierna infatti la gacs consente infatti di avere l’investment grade sulla tranche senior della cartolarizzazione, quella più sicura che solitamente viene acquistata dalla banca originator. Proprio questo elemento di convenienza rispetto alle cessioni tout court ha dato una forte accelerazione alla dismissione di crediti deteriorati tra il 2017 e il 2018.

IL RAGGIO DI APPLICAZIONE

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda anche il raggio di applicazione dello strumento. Tra le richieste avanzate dal sistema bancario e dai servicer c’è che la nuova gacs possa essere applicata anche agli unlikely to pay e al leasing, finora esclusi. Proprio lo smaltimento degli utp del resto è la nuova priorità delle banche dopo il pressing esercitato dalla Bce con l’addendum del febbraio scorso. Estendere la garanzia pubblica a questa asset class faciliterebbe l’attività di derisking delle banche, del resto appena iniziata su questo specifico aspetto.

CHE COSA STANNO STUDIANDO LE BANCHE

Nel frattempo gli istituti stanno correndo per ottenere la garanzia sulle operazioni in corso prima della scadenza. Tra i processi maggiori in corso c’è quello da circa 7,4 miliardi lordi lanciato da Banco Bpm e dalla cordata Elliott-Credito Fondiario. Il portafoglio è già stato ceduto al veicolo di cartolarizzazione e il rating è atteso in tempi brevi.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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