Economia

Intesa Sanpaolo, Poste Italiane, UnipolSai e non solo. Ecco le nuove pagelline di Moody’s sulle aziende italiane

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Tutti i nuovi giudizi dell’agenzia di rating Moody’s sui gruppi italiani come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Poste Italiane, UnipolSai e non solo

Moody’s ha abbassato il rating a lungo termine di quattro utilities italiane dopo il taglio del rating sovrano a Baa3 comunicato venerdì scorso. Nello specifico Moody’s ha abbassato il rating di Hera, Italgas, Snam e Terna a Baa2 da Baa1 con outlook stabile. Confermato allo stesso tempo il rating a breve termine di Terna con outlook stabile. Non hanno subito variazioni i rating ne’ gli outlook di 2i Rete Gas, A2a, Acea, Edison ed Enel.

Ecco tutti i dettagli.

Dopo il declassamento dell’Italia da parte di Moody’s ieri è arrivato anche lo scontato aggiustamento del rating di 12 istituzioni finanziarie e di 6 aziende.

Si tratta di una mossa attesa, legata proprio al fatto che se lo Stato perde affidabilità creditizia di conseguenza la perdono anche le istituzioni più legate alle sorti dello Stato.

ECCO I NUOVI RATING SECONDO MOODY’S

Così Moody’s ha aggiornato il rating (in molti casi tagliandolo o riducendo l’outlook) di banche e assicurazioni come Intesa, Mediobanca, Bnl, Cariparma o Unipol Sai, di istituzioni pubbliche come la Cdp e Invitalia e di aziende come Eni, Poste, Hera, Italgas, Snam e Terna. UniCredit si è vista abbassare solo l’outlook, mentre per Assicurazioni Generali rating confermati.

I VOTI A INTESA SANPAOLO, FCA E NON SOLO

Ecco tutti i dettagli: gli analisti di Moody’s hanno tagliato il rating sui depositi a lungo termine di Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Mediobanca e Fca Bank, tutti a Baa1 da A3 con outlook stabile.

IL GIUDIZIO SULLE BANCHE

Il giudizio di Credit Agricole Cariparma è stato tagliato a Baa1 da A3 con outlook negativo, mentre quello di Cassa Centrale Raiffeisen è passato a Baa1 da A3 con giudizio sotto osservazione. Giù anche il rating sui depositi a lungo termine di Credem a (Baa3 da Baa2) con outlook stabile.

DOSSIER UNICREDIT E NON SOLO

Rivisto a stabile da negativo anche il rating Baa1 di UniCredit. Non solo. L’agenzia ha tagliato il rating sulle emissioni di Cdp e Invitalia, a Baa3 con outlook stabile (da Baa2), che non possono certo essere meno rischiose dei Btp, sostiene Moody’s.

GLI ALTRI DETTAGLI

Mannaia anche sul rating long-term issuer della Banca del Mezzogiorno (a Ba1 da Baa3) in seguito alla diminuita capacità del governo di sostenere la banca. “Non si salva nemmeno la solida Eni per via di quel 30% dello Stato nel capitale”, sottolinea il Messaggero: “Il giudizio, che non può essere più di due gradini più alto di quello dell’Italia, passa a «Baa1» da «A3»”.

CHE COSA E’ SUCCESSO A POSTE

Declassata anche «Poste» a «Baa3» (da «Baa2»). Ma per entrambi i gruppi l’outlook passa a «stabile». Confermato, invece, il rating Baa3 della Rai. Non cambia nemmeno il rating Ba1 di Leonardo, che invece vede declassato l’outlook a stabile. Il giro di vite, infine, tocca Hera, Italgas, Snam e Terna passate da Baa2 da Baa1 con outlook stabile.

L’ALLARME DI FITCH DEI GIORNI SCORSI

L’agenzia di rating Fitch ha avvertito che “le banche italiane subiscono una maggiore pressione sui rating dal rischio sovrano”. Questi rischi includono, si legge nel report, “l’erosione di capitale dovuta al calo dei prezzi dei titoli di Stato, i più elevati costi di finanziamento e l’incertezza macro-economica”. In pratica, l’aumento dello spread – che oggi ha sfondato quota 340 punti – mette a rischio le banche italiane, che per finanziarsi dovranno spendere di più e ricapitalizzarsi per far fronte alla svalorizzazione dei titoli di Stato che possiedono.

CHE COSA DICE IL REPORT DI EQUITA

In un report di oggi Equita  ha presentato le principali sfide per i prossimi mesi per il settore bancario “che secondo noi non sono coerenti con un re-rating dei multipli, anche se, in base ai nostri calcoli, a questi prezzi le banche scontano un aumento del 30% dei non performing loans nei prossimi due anni e un rallentamento del pil all’1% circa”, precisano alla sim.

IL PESO DEGLI STRESS TEST

In primis, gli stress test. La pubblicazione degli stress test il prossimo 2 novembre – sintetizza Mf citando il report – “potrebbe portare il mercato a scontare un aumento dei requisiti P2 in caso di performance negativa (ad esempio una riduzione del coefficiente patrimoniale, Cet1, nello scenario avverso superiore all’esercizio 2016, -145bps) con conseguente aumento di percezione del rischio sul capitale”.

DOSSIER FOUNDING BCE

In secondo luogo, il Tltro. In base ai calcoli di Equita , le banche hanno circa 188 miliardi di esposizione Tltro di cui metà in scadenza a giugno 2020 e ridepositano altri 48 miliardi presso la Bce. Ipotizzando il rinnovo del 50% del funding con la Bce, le banche nel 2019-2021 devono emettere circa 45 miliardi per uscire dal Tltro, oltre a 86 miliardi per rifinanziare i bond in scadenza. L’aumento del costo del funding rispetto a giungo comporta un impatto negativo del 6% sugli utili delle banche.

L’IMPATTO DELLA MANOVRA FISCALE

In terzo luogo, la manovra fiscale. La stretta fiscale del governo Conte comporta un ulteriore impatto negativo del 6% sugli utili 2019-2020. In quarto luogo lo scenario macro. “In base ai nostri calcoli, la correzione del 37% delle valutazioni da metà maggio, quando è stato presentato il contratto di governo, è legata per il 20% ai timori di un rallentamento macro e di un’accelerazione dei flussi di esposizioni non performanti (Npe, ndr). In base ai nostri calcoli, il mercato sconta un aumento medio di 18bps del costo del credito, da 60-55bps nel 2019-2020 a 78-72bps, con un aumento del 30% del flusso di Npe, +4 miliardi rispetto alle nostre stime, e una probabilità di default dell’1,4-%1,6%, coerente con un rallentamento del pil a circa l’1%”, concludono gli analisti di Equita, come scrive il quotidiano Mf/Milano Finanza.

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