Economia

Pensioni Inps, ecco i veri numeri su assistenza e previdenza

di

L’intervento di Pietro Gonella

Tanti cittadini “responsabili”, che amano il loro Paese e che esprimono da sempre un forte senso comunitario (rappresentano il 15% della popolazione che versa l’80% dell’Irpef, fattispecie che garantisce l’esistenza di un Welfare State italiano che ha pochi eguali al mondo), vivono con apprensione l’attuale fase politica che, per realizzare quanto promesso in campagna elettorale, assiste al fermo intendimento del Governo di accrescere ulteriormente la già corposa dose di “assistenzialismo” che appesantisce l’economia italiana, inducendo lo spettro di una catastrofe ben più grande di quella avvenuta cinquantacinque anni fa il 9 ottobre 1963 alle ore 21.39 (rottura della diga del Vajont).

Il panorama “previdenziale” italiano (dati illustrati dal Prof. Alberto Brambilla, Presidente Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali) registra:
• 185 miliardi di versamenti contributivi
• 157 miliardi di prestazioni pensionistiche
• 28 miliardi di saldo attivo.

L’Inps però, oltre alle suddette prestazioni, corrisponde a vario titolo prestazioni di carattere/natura chiaramente “assistenzialistica” (assegni sociali agli invalidi civili, pensioni sociali, pensioni integrate al minimo, etc.) di importo pari a:
• 120 miliardi di erogazioni.

A questa consistente somma il M5S, purtroppo con la silente e colposa approvazione/partecipazione della Lega, intendono aggiungere nel 2019 altri:

• 10 miliardi per le “pensioni minime da elevare a 780 €/mese e il reddito di cittadinanza pari a 780 €/mese” a favore di soggetti:
a) che non hanno versato alcun contributo (ad esempio solo la pensione a 780 €/mese a 1.000.000 di invalidi civili costa 6,3 miliardi!) o che ne hanno versato in misura insufficiente;
b) che sono in maggioranza o disoccupati “fannulloni” seduti sul divano o lavoratori in nero e quindi evasori.

Questi 130 miliardi di spesa “assistenziale” devono una volta per sempre essere tenuti separati concretamente e contabilmente dalla spesa “previdenziale” al fine di fare chiarezza – una volta per sempre – sull’effettivo stato dello scenario pensionistico italiano che risulta in attivo, con una propria autonoma sostenibilità.

I dati fin qui presentati, tratti da una dichiarazione/intervista al Prof. Alberto Brambilla Presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, esigono di essere precisati/ripresentati alla luce di quanto risulta dal Rapporto n. 5 anno 2018 che contiene i dati ufficiali storici relativi all’Inps per l’anno 2016.

Al riguardo si rivela necessaria una premessa chiarificatrice del contenuto di due importanti acronimi esistenti nello scenario previdenziale italiano riferibile all’Inps:

Gias – Gestione Interventi Assistenziali (riguarda pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali, pensioni di guerra, altre prestazioni assistenziali di cui integrazioni al minimo, maggiorazioni sociali, etc.) – Importo complessivo 2016 di € 32,853 miliardi di euro.

Gpt – Gestione Prestazioni Temporanee (riguarda una serie di prestazioni a sostegno del reddito nei casi di inoccupazione, malattia e maternità fornendo anche sostegno alla famiglia attraverso gli assegni al nucleo famigliare e provvedendo alla copertura dei periodi di non lavoro con il versamento dei contributi figurativi che contribuiranno alla formazione della pensione) – Importo complessivo 2016 di € 19,966 miliardi di euro.

Nel 2016 la spesa pensionistica è stata pari a 218,504 miliardi di euro a fronte di entrate contributive pari a 196,522 miliardi di euro con uno sbilancio/saldo negativo di 21,891 miliardi di euro. Questi dati generano l’opinione diffusa di una spesa pensionistica troppo alta, opinione da confutare se si va a calcolare la “spesa pensionistica previdenziale”, cioè quella coperta dai contributi realmente versati. In questa direzione dall’importo di 218,504 miliardi di euro occorre detrarre 8,95 miliardi di Gias per i dipendenti pubblici e 8,83 miliardi di integrazioni al minimo. Ed altrettanto va fatto sul versante delle entrate contributive dalle quali occorre detrarre i trasferimenti a carico di Gias e Gpt (prevalentemente per le contribuzioni figurative) pari a 15,255 miliardi di euro e i contributi effettivamente pagati dalla “produzione” (lavoratori e aziende). Tali contributi ammontano a 181,297 miliardi di euro contro i 200,274 miliardi di spesa al netto delle due voci precedenti. Da tale ultimo importo va detratto l’ammontare totale dell’Irpef pari a 49,773 miliardi, importo comprensivo di 3,382 miliardi di addizionale regionale e di 1,395 miliardi di addizionale comunale. Se dalla spesa pensionistica al netto dell’assistenza sottraiamo le imposte, le uscite vere dello Stato per le pensioni previdenziali scendono a 150,9 miliardi di euro.

Si riassume sinteticamente quanto detto sopra nella sottoriportata Tabella 1 riguardante i dati riferiti all’anno 2016:

A completamento delle informazioni sul mondo Inps si ritiene utile riportare una Tabella 2 che esplicita l’onere a carico della fiscalità generale ammontante nel 2016 a 118,174 miliardi di euro.

La Nota di aggiornamento al Def (la manovra dovrà essere approvata dal Parlamento con la Legge di Bilancio 2019) prevede di attribuire 9 e non 10 miliardi di euro “alle pensioni minime da elevare a 780 €/mese e al reddito di cittadinanza per un importo di 780€/mese”. Vengono indicati in 6-6,5 milioni i soggetti interessati. 780 €/mese x 13 mesi fanno 10.140 €/anno per soggetto.

Per 6 milioni di soggetti occorrono pertanto 60,48 miliardi! Al momento non è dato conoscere i requisiti per poter essere beneficiari: di certo la platea dovrà necessariamente essere ridotta.

 

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