Economia

Come vanno domanda e Pil al tempo della pandemia. Report Cer

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coronavirus crisi covid-19

Numeri, tendenze e confronti nell’ultimo rapporto congiunturale “Osservatorio Covid-19” a cura del Cer (Centro europa ricerche)

La contrazione del Pil nel primo trimestre risulta in linea con le attese e la flessione italiana è rimasta al di sotto di quella di altri paesi dell’Eurozona. Confermiamo pertanto le nostre stime di crescita e valutiamo che nel corso del mese di maggio l’attività industriale possa recuperare quasi interamente la caduta di aprile.

E’ la conclusione del report “Osservatorio Covid-19” del 30 aprile a cura del Cer (Centro europa ricerche).

Dall’analisi a firma degli economisti Stefano Fantacone e Matteo De Cianni emerge che per i beni sui quali si sta concentrando la domanda le variazioni dei prezzi tendano a concentrarsi sul canale on-line più che nella grande distribuzione.

Ecco i brani salienti del report

Il Pil nel primo trimestre

Complessivamente, i dati preliminari di primo trimestre confermano le attese degli analisti (grafico 1). Sorprese negative di una certa entità si registrano per Spagna e Francia, dove il Pil si sarebbe contratto, su base congiunturale, del 5,2 e 5,8%, a fronte di aspettative di -4,4 e -3,5%. Negli Stati Uniti, la flessione avrebbe superato di otto decimi di punto le attese, mentre in Cina non si osservano disallineamenti. Una piccola sorpresa positiva è rappresentata dall’Italia dove, secondo l’Istat, la riduzione congiunturale del prodotto si sarebbe arrestata al -4,7%, contro un’attesa di -5%.

 

In questo periodo di emergenza, la spesa delle famiglie si sta necessariamente concentrando sui beni alimentari e di prima necessità, sottolinea lo studio. Inoltre, i limiti imposti agli spostamenti hanno ulteriormente accentuato l’utilizzo dei canali di acquisto on-line.

“Ci si può chiedere quindi se, a fronte di un andamento generalmente cedente dei prezzi, possano determinarsi fenomeni di accelerazione inflazionistica circoscritti a categorie ristrette di beni o a specifici canali di distribuzione – si legge nel rapporto congiunturale del Cer – Abbiamo verificato questa ipotesi confrontando, per il periodo 16 marzo-27 aprile un piccolo paniere di beni, sui canali on-line e della grande distribuzione. I risultati sono illustrati nella tavola 1. Osserviamo come nella grande distribuzione qualche tensione sui prezzi si registri per i prodotti dell’igiene e della pulizia, ma non per i beni alimentari. Più ampie sono le variazioni di prezzo osservate sul canale on-line, ad eccezione della pasta per la quale si rileva una forte riduzione”.

Conclusione degli economisti Fantacone e De Cianni: “La maggiore variabilità dei prezzi on-line può essere associata all’assenza di menu cost di questo canale, che è quindi più rapido di quello tradizionale a incorporare mutamenti della domanda o di altri fattori di costo. Questi diversi movimenti si collocano comunque su una situazione in cui il livello dei prezzi fissato dal canale on-line è notevolmente inferiore a quello della grande distribuzione, con differenze comprese fra il 5 e il 45%”.

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