Un’informativa del Ministero del Consumo realizzato in collaborazione con il CSIC smentisce lo stereotipo del piccolo proprietario che affitta una sola casa: tra i locatori privati (persone fisiche), il 52,8% possiede due o più immobili in affitto, mentre il 47,2% ne ha solo uno. Se si includono anche le persone giuridiche, le società e gli enti pubblici, la quota di “multi-affittuari” sale al 60,8%, contro il 39,2% dei piccoli locatori. Il documento, basato sui redditi da affitto dichiarati all’Agenzia delle Entrate nel 2023, conclude che «la figura del piccolo casero non è quella predominante».
L’analisi confronta il peso dei locatori con quello degli inquilini: solo il 4,9% della popolazione totale (o il 9,3% dei nuclei familiari) percepisce redditi da affitto, contro il 20,8% di persone che vivono in affitto. La concentrazione di multi-proprietari è particolarmente elevata nelle grandi città: Las Palmas (64,9%), Santa Cruz de Tenerife (64,6%), Palma (63,1%), Barcellona (60,8%) e Madrid (56,4%). Solo Siviglia fa eccezione, con una leggera maggioranza di proprietari di una sola casa (53,2%).
Gli autori sottolineano che nei grandi mercati urbani la presenza di multi-affittuari non è un fenomeno marginale ma una caratteristica strutturale del mercato. Il parco case in affitto è cresciuto di quasi 700.000 unità tra il 2016 e il 2023 (da 1,9 a 2,57 milioni), e questo aumento ha rafforzato ulteriormente la posizione dei locatori con più immobili, allargando la distanza rispetto a chi ne ha uno solo. «Con il passare del tempo, invece di ridursi, la distanza tra coloro che hanno una sola abitazione in affitto e chi ne possiede diverse si è ampliata», conclude lo studio.
La maggioranza sono multi-affittuari
«Tra i proprietari che non sono persone giuridiche, una leggera maggioranza — il 52,8% — affitta due o più immobili, contro il 47,2% che ne affitta solo uno. Se si includono anche gli enti pubblici e privati, il 60,8% è costituito da proprietari con più immobili.»
La figura del piccolo casero non è predominante
«“La figura del piccolo locatore non è quella predominante”, sostiene il documento. […] “L’immagine comune del piccolo locatore con un unico alloggio in affitto non corrisponde alla realtà del mercato”».
Concentrazione nelle grandi città
«Le maggiori concentrazioni si danno nelle città insulari: in Las Palmas de Gran Canaria, il 64,9% dei proprietari hanno almeno due immobili in affitto; seguita da Santa Cruz de Tenerife (64,6%), Palma (63,1%), Barcellona (60,8%) e Madrid (56,4%)».
Crescita del mercato e maggiore concentrazione
«Il parco di case in affitto si è incrementato in quasi 700.000 unità in sette anni. […] Con il passare del tempo, invece di ridursi, la distanza tra coloro che hanno una sola abitazione in affitto e chi ne possiede diverse si è ampliata».
Peso ridotto dei locatori rispetto agli inquilini
«Un 4,9% della popolazione totale percepisce redditi da affitto di residenza abituale (5,7% della popolazione adulta). […] Si tratta di un volume molto inferiore a quello degli inquilini, che rappresentano il 20,8% della popolazione totale o, alternativamente, il 20,2% dei nuclei familiari».
Il prezzo medio dell’affitto supera i 1.200 euro e l’offerta crolla nelle zone con limiti. Barcellona, con 450 interessati per appartamento, guida la classifica della scarsità di alloggi, seguita da Biscaglia con quasi 200.
(ABC, Xavier Vilaltella, 23 aprile 2026)
Quando un appartamento entra nel mercato degli affitti in Spagna, in media 141 persone manifestano interesse per occuparlo entro dieci giorni dalla pubblicazione dell’annuncio. Chi riesce ad aggiudicarselo pagherà una rata mensile media di 1.205 euro, una cifra superiore a un salario minimo interprofessionale lordo (1.184 euro nel 2025) e di gran lunga più alta della rata media di un mutuo (circa 800 euro). È quanto emerge dall’ultima edizione dell’Osservatorio sull’Affitto, relativo al primo trimestre 2026, elaborato dalla Fundación Alquiler Seguro, che descrive un mercato avviato verso il disastro.
Oltre ai dati assoluti, preoccupa soprattutto l’evoluzione: in un anno il numero di candidati per annuncio è aumentato di 29 persone e il prezzo medio dei nuovi contratti è salito del 5,1%. Il problema ha un forte accento geografico. Barcellona resta per l’ennesima volta la provincia con maggiore pressione della domanda, con 453 interessati per locazione, seguita da Biscaglia (191), Guipúzcoa (155), Baleari (147), Saragozza (127), Álava (122) e Madrid (118). Per prezzo le Baleari guidano la classifica con 1.676 euro al mese, seguite da Barcellona (1.644 euro), Madrid (1.606 euro), Guipúzcoa (1.494 euro), Biscaglia (1.311 euro), Malaga (1.279 euro), Valencia (1.159 euro) e Las Palmas (1.158 euro).
A guidare la classifica sono proprio le regioni i cui governi autonomi hanno dichiarato zone tese (Catalogna dal 2024 e Paesi Baschi dal 2025) per applicare i tetti agli affitti previsti dalla legge sulla casa. Questo dato rafforza le tesi degli esperti che da tempo avvertono come tale norma non riesca a contenere davvero l’aumento dei prezzi, mentre crea un’ulteriore barriera per i nuovi inquilini sotto forma di crollo dell’offerta. Nei Paesi Baschi, ad esempio, il numero di interessati per ogni nuovo contratto è passato da 53 di due anni fa a 168 attuali dopo le dichiarazioni di zona tesa.
La forte pressione della domanda
«Quando un immobile viene messo sul mercato degli affitti in Spagna, in media 141 persone manifestano interesse ad affittarlo entro dieci giorni dalla pubblicazione dell’annuncio».
Il prezzo medio e la sua crescita
«Il fortunato acquirente dell’appartamento pagherà un affitto medio di 1.205 euro al mese […]. Il prezzo medio dei nuovi contratti è aumentato del 5,1%».
Barcellona in testa alla scarsità
«Barcellona rimane la provincia con la maggiore domanda, con 453 persone interessate a un contratto di locazione, seguita da Vizcaya (191)».
Effetto controproducente dei tetti agli affitti
«Le regioni i cui rispettivi governi autonomi hanno dichiarato alcune zone come zone di tensione abitativa […] per poter applicare il tetto massimo dei prezzi previsto dalla legge sull’edilizia abitativa».
Crollo dell’offerta a livello nazionale
«A livello nazionale, la stima dell’Osservatorio dell’Affitto è che al termine del 2026 il mercato avrà perso 14.391 appartamenti, una caduta del 2,1% che riduce il volume di stock fino a 669.529 locazioni, rispetto alle 683.920 del 2025»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







