Economia

Il mio spassionato consiglio al ministro Tria. L’opinione di Cazzola

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L’opinione di Giuliano Cazzola sul ministro dell’Economia, Giovanni Tria

“Il dramma di Giovanni Tria è che non può dimettersi, mandando tutti al diavolo. Non glielo impedisce tanto il presidente della Repubblica, quanto il suo senso di responsabilità nei confronti del Paese. Questo non è il momento di aprire una crisi al buio, dalle conseguenze imponderabili”.

Così conclude il suo articolo su Start Magazine il mio amico Gianfranco Polillo, dopo aver impietosamente denunciato gli sgarbi –istituzionali e personali – di cui è vittima Giovanni Tria da parte dei due energumeni del governo e del loro portavoce Giuseppe Conte.

Anch’io, come Gianfranco, conosco da alcuni decenni e stimo il ministro Tria. Per questi motivi mi sento autorizzato a dargli un consiglio: dimettersi alla prima occasione utile, perché se perde anche quella, come le tante precedenti, per lui le cose andranno sempre peggio.

Arriverà un momento in cui di lui diranno: “Dopo tutto ciò che gli hanno fatto passare, se la prende per così poco?”. Senza il coraggio di un gesto liberatorio, a conclusione della esperienza governativa, il suo nome verrà ricordato come l’esempio di un ministro che non ha mai contato nulla. “Attento a non fare la figura di  Tria”, raccomanderanno i colleghi ad ogni professore chiamato alla guida di un dicastero.

E’ vero. Si difende la Patria anche facendo la guardia ad un bidone di benzina. Ma il suo è stato svuotato fino all’ultima goccia. “Di lui non cè bisogno”, ha affermato uno statista del calibro del presidente Conte.

Del resto, se ne erano accorti un po’ tutti quando le riprese televisive mostravano il ministro dell’Economia aggirarsi nei maestosi saloni di Bruxelles con il sorriso smorzato di chi vuole dire “non è colpa mia” e con l’aria imbarazzata di chi chiede ai colleghi dove sta la toilette.

Costretto, poi, ad eclissarsi in fretta e furia quando il presidente di turno, annunciava “Italy please” per dargli la parola; come, del resto, il ministro ha fatto nei giorni scorsi al Senato, per non dover rispondere alle domande che gli erano state rivolte.

Un atto di dimissioni motivato (magari mandando tutti a fare in c..o) lo riscatterebbe a livello personale della prova di umana debolezza che lo ha indotto a mettersi insieme con questi giannizzeri.

Poi – diciamoci la verità – sul piano politico non se ne accorgerebbe nessuno. Non si aprirebbe nessuna crisi al buio, come teme Polillo. E i mercati ne prenderebbero atto, perché si sono accorti da tempo che Tria è stato esautorato. Ammesso e non concesso che sia mai entrato in carica.

Se poi, per avventura, dalle sue dimissioni derivassero davvero delle “conseguenze imponderabili”, l’amico Giovanni renderebbe un grande servizio al Paese, il solo che potrebbe ancora compiere: quello di mettere in difficoltà l’attuale governo sarebbe un atto di patriottismo. Un riscatto meritevole di gratitudine perenne.

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