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Il Messaggero, Caltagirone, Pirelli, Tronchetti Provera e le belle storielle di carta

Che cosa succede al Messaggero? Davvero i cinesi si sono imbufaliti con Caltagirone per l'articolo di De Paolini? Davvero quelle del vicedirettore del Messaggero sono state dimissioni? La lettera dell'analista Francis Walsingham

 

Caro direttore,

ho notato che su Start Magazine hai amplificato un passaggio di un articolo di un sito animato da giornalisti in pensione secondo cui l’editore del quotidiano Il Messaggero visiona nel pomeriggio le pagine economiche del quotidiano di proprietà di Caltagirone editore.

Mi pare improbabile, ovvero inutile.

Perché penso che sia normale, fisiologico, comprensibile e pure auspicabile che chi scrive gli articoli che riguardano le tante aziende controllate o partecipate dalla famiglia Caltagirone tra le tante fonti ufficiali e informali contattate vi siano anche i membri della famiglia Caltagirone per avere informazioni e indiscrezioni non solo su Cementir, Vianini Lavori e Acea ma anche su Assicurazioni Generali, Banco Bpm, Anima e tante altre in cui è socio il gruppo Caltagirone.

Così come mi pare improbabile quello che ha scritto la rivista specializzata Prima Comunicazione dando una ricostruzione delle dimissioni (dimissioni successive a un accordo di conciliazione, effetto di una rimozione?, ah saperlo) del vicedirettore del Messaggero, Osvaldo De Paolini.

Mi spiace parlare – ma tanto questa mia lettera puoi ovviamente cestinarla – di uno dei tuoi ex capi, come si può leggere nella tua biografia. Ma mi pare una versione talmente bella e attraente per voi giornalisti che da analista che ara altri terreni mi permetto di dubitare.

Tuoi colleghi mi dicono che la testata in questione è molto attenta alle versioni degli editori in questi casi, ma altri tuoi colleghi mi fanno notare che in un recente passato anche De Paolini è stato un editore.

Ma veniamo al merito. L’articolo di De Paolini che svelava le mire del colosso cinese di Stato, Sinochem, su governance e gestione del gruppo Pirelli avrebbe fatto irritare i cinesi e siccome Caltagirone ha interessi in Cina come Cementir allora l’editore del Messaggero ha dimissionato De Paolini.

Bellissima storia, il cerchio si chiude.

Ora, non so se perché da sempre snobbi salotti, apericene, seminari a porte chiuse o aperte e incontri in masserie, o perché essendo un allievo (pare che tu lo appelli o lo appellavi come maestro, mi ha detto un tuo amico) di De Paolini hai una certa deferenza, ma come pure è accennato nel vostro articolo ci sono stati episodi di virulente tensioni al Messaggero e – come mi dicono tuoi colleghi qui a Milano – gli uomini di Caltagirone avrebbero scoperto che De Paolini sarebbe stato contattato da emissari ufficiali o meno del gruppo Angelucci (che oltre a Libero e al Tempo ora ha agguantato anche il Giornale perché – si sa – che per diffondere concorrenza, merito e liberalismo in Italia bisogna avere molti quotidiani a disposizione).

Ovviamente si può pure considerare il rumors del giornalista – che vive ormai dei sussurri di Luigi Bisignani – secondo cui sarebbe Maurizio Belpietro ad attendere a braccia aperte De Paolini.

Caro direttore, ribadisco: cestina pure la lettera. E’ meglio per tutti.

Cordiali saluti

Francis Walsingham

Ps: fammi un fischio quando qualche giornale parlerà allarmisticamente – oltre che di qualche azienda italiana di sottaceti o di mozzarelle che sta per essere comprata dai cinesi – della presenza da anni e anni dei cinesi in Cdp Reti; i sottaceti e le mozzarelle sono strategiche mica sono strategiche quote di Terna, Snam e Italgas

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