Il Corridoio di Lobito, una ferrovia storica che collega le miniere di rame dell’Africa centrale al porto atlantico angolano, sta diventando secondo il Financial Times, che vi dedica un approfondimento, il simbolo di un profondo cambiamento nella politica di aiuti allo sviluppo dell’Unione Europea.
Con investimenti miliardari da parte di Ue, Stati Uniti e partner privati, il progetto promette di facilitare l’esportazione di minerali cruciali per la transizione energetica europea, ma solleva anche interrogativi.
Secondo il Ft infatti non manca chi ritiene che l’Europa stia adottando un approccio più pragmatico e interessato, privilegiando i propri bisogni strategici a scapito di uno sviluppo davvero equo per le popolazioni locali.
Una ferrovia che rinasce
Come evidenzia il quotidiano della City, il Corridoio di Lobito è un’importante infrastruttura ferroviaria transafricana che collega il porto atlantico di Lobito in Angola alle ricche regioni minerarie della Copperbelt in Zambia e del Katanga nella Repubblica Democratica del Congo.
Si basa sulla storica Ferrovia del Benguela, costruita all’inizio del XX secolo durante l’era coloniale e lunga circa 1.300 km nella tratta angolana (con estensioni totali oltre i 1.700-2.000 km), pensata originariamente per esportare minerali come rame e cobalto.
Dopo decenni di abbandono dovuto a guerre civili, il progetto è stato rilanciato come arteria strategica per trasportare minerali critici essenziali alla transizione energetica globale, riducendo i tempi di esportazione da settimane a pochi giorni rispetto alle rotte alternative via Sudafrica o Tanzania.
Oltre a ridurre drasticamente i tempi di transito delle merci, il Corridoio favorisce il commercio intra-africano, la creazione di posti di lavoro e una diminuzione delle emissioni.
Il progetto prevede collaborazioni con partner come Stati Uniti, Africa Finance Corporation e Banca Africana di Sviluppo. Rimane una priorità assoluta tra le iniziative emblematiche del Global Gateway, con un’enfasi su crescita inclusiva e sostenibilità.
Ormai l’impegno occidentale complessivo per il corridoio, che entro il 2030 dovrebbe trasportare un milione di tonnellate di rame all’anno, ha superato i 6 miliardi di dollari.
Il Corridoio è insomma il fiore all’occhiello della nuova strategia europea per gli aiuti allo sviluppo, che punta a ottenere anche vantaggi geopolitici dagli investimenti.
Gli investimenti europei
L’Unione Europea, insieme ai suoi Stati membri, sta mettendo sul tavolo 2 miliardi di euro, affiancati da contributi americani, dalla Banca Africana di Sviluppo e da aziende private.
L’Unione Europea ha mobilitato quei fondi attraverso la strategia Global Gateway e l’approccio coordinato “Team Europe” che coinvolge la Commissione, vari Stati membri come Paesi Bassi, Germania, Francia, Italia e la Banca Europea per gli Investimenti
Nel corso del 2025 sono stati annunciati dall’Ue ulteriori impegni specifici, tra cui un pacchetto di assistenza da 76,5 milioni di euro per l’Angola focalizzato su investimenti sostenibili, formazione professionale e conservazione della biodiversità, oltre a circa 57 milioni di euro in sovvenzioni per rafforzare le filiere agricole sostenibili e piattaforme logistiche come quella di Caála.
Per lo Zambia sono stati previsti 200 milioni di euro destinati a energia, acqua, trasporti e miniere. Questi finanziamenti si integrano in un quadro più ampio che include anche energia rinnovabile, elettrificazione rurale, accesso all’acqua pulita e adattamento climatico.
Jozef Síkela, commissario per i partenariati internazionali, descrive al Ft gli sforzi per lo sviluppo del Corridoio come un modello innovativo: non solo trasporti, ma anche agricoltura, logistica e formazione professionale.
Síkela ammette senza giri di parole che l’Europa avrà accesso al rame necessario per le sue industrie green, ma sottolinea che, una volta sviluppata la capacità di raffinazione locale, gli africani potranno esportare prodotti a maggiore valore aggiunto.
Le critiche
Diverse ONG e alcuni esperti di cooperazione, sottolinea il quotidiano, temono però che Lobito rappresenti una nuova corsa alle risorse con modalità che ricordano l’era coloniale.
Intervistato dal Ft, Frank Vanaerschot, direttore di Counter Balance, una rete di organizzazioni ambientaliste e per lo sviluppo, mette in dubbio che questi grandi progetti portino davvero opportunità economiche alle comunità locali.
Per lui, non è chiaro come il Corridoio possa favorire uno sviluppo genuino sul posto, e vede nel progetto un segnale preoccupante sulla direzione dei fondi europei.
Cambiamento di rotta
Il Corridoio di Lobito arriva in un momento in cui l’aiuto allo sviluppo sta cambiando pelle.
Gli Stati Uniti hanno tagliato drasticamente i fondi globali, e anche altri governi occidentali stringono i cordoni della borsa.
Attraverso Global Gateway, l’Ue sta invece orientando in modo mirato sovvenzioni, prestiti e garanzie verso obiettivi strategici: assicurarsi minerali critici, energia sicura e contenere la migrazione irregolare.
Dal 2028 il budget per cooperazione e assistenza estera raddoppierà, passando da circa 108 a 200 miliardi, ma sarà sempre più mirato su target strategici e opportunità per le imprese europee.
Confronto con la Cina
I funzionari europei insistono sul fatto che Global Gateway sia più completo e responsabile rispetto alla Belt and Road cinese, che in molti Paesi ha lasciato debiti difficili da gestire.
Un dirigente Onu apprezza questa evoluzione verso un impatto più ampio. Alexander De Croo, ex premier belga e oggi a capo del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, vi vede una logica: nei paesi sviluppati, con popolazioni che invecchiano, è complicato trovare rendimenti alti; nei Paesi in via di sviluppo, invece, ci sono bisogni enormi e demografie giovani.
Per lui, Global Gateway riflette un’evoluzione naturale: oggi si parla tanto di sicurezza, migrazione e traffico di droga, problemi che nascono da povertà e disuguaglianze da affrontare alla radice.
Questione di bilanciamento
Nel caso specifico di Lobito, critici avvertono che i vantaggi potrebbero concentrarsi soprattutto in Europa, con poco ritorno per le popolazioni locali.
Un alto funzionario del settore ammette: l’interesse personale c’è sempre stato, ma oggi è più diretto e dichiarato.
Síkela, però, difende l’equilibrio: Global Gateway deve portare benefici reciproci. “Non credo nei giochi a somma zero”, conclude.







