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Il caporalato va proprio di moda tra le aziende della moda? Il caso Dama

La procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario in via d'urgenza della società Dama, titolare del marchio Paul & Shark e Alberto Aspesi Spa. Si tratta del filone, ormai dai contorni sempre più diffusi e frastagliati, che mira ad accertare casi di caporalato nell'industria della moda

C’è anche Andrea Dini, cognato del presidente della Lombardia Attilio Fontana, tra gli ultimi indagati dalla Procura di Milano nell’ambito di una indagine per caporalato. Ciò in qualità di amministratore delegato della Dama Spa, appena sottoposta a controllo giudiziario emergenziale, secondo l’atto con cui è stata disposto dal pm Paolo Storari (nella foto). Medesimo provvedimento spiccato anche all’indirizzo di Aspesi, entrambe afferenti al mondo della moda.

L’accusa nei confronti della Dama SpA, azienda da 107 milioni di ricavi l’anno, 5,6 milioni di utili e 309 dipendenti di cui 130 operai, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti, è di “sfruttamento” della manodopera cinese in “stato di bisogno” impiegata 7 giorni su 7. ” In particolare – dettaglia il Fatto Quotidiano – sarebbero stati accertati turni di lavoro dalle 8 alle 22, 14 ore anche di sabato e domenica, con retribuzioni ritenute in contrasto con la contrattazione collettiva e con i principi costituzionali”.

ENNESIMO CONTROLLO GIUDIZIARIO D’URGENZA NEL SETTORE MODA

La procura di Milano ha così disposto il controllo giudiziario in via d’urgenza di Dama Spa, titolare del marchio Paul & Shark. Nel registro degli indagati, oltre a Dini, figurano tre cittadini cinesi titolari dei laboratori e l’imprenditore italiano Francesco Umile Chiappetta, presidente della Alberto Aspesi & C spa, ovvero l’altra società nel medesimo settore per la quale è stato disposto il medesimo provvedimento.

Si tratta del filone, ormai dai contorni sempre più diffusi e frastagliati, che mira ad accertare casi di caporalato nell’industria della moda. Prima di Dama spa i pm hanno aperto fascicoli, a partire dalla primavera 2024, nei confronti di colossi del lusso come Alviero Martini spa, Armani, Dior, Louis Vuitton, Valentino per agevolazione colposa mentre, come Dama spa, è direttamente accusata di sfruttamento la Tod’s della famiglia Della Valle, su cui pende una richiesta di interdittiva per il divieto di pubblicità.

LE ACCUSE DELLA PROCURA

In base a quanto emerge dal decreto dell’inchiesta e riportato dalle agenzie, “in relazione ai brand di alta moda, dagli accertamenti effettuati, è stato rilevato che sia Dama Spa che Aspesi Spa mostrano una generalizzata carenza di modelli organizzativi” e “un sistema di internal audit fallace”.  Le indagini, condotte dal Nucleo operativo metropolitano della Guardia di finanza, per il Fatto “hanno documentato anche condizioni abitative degradanti: lavoratori alloggiati in dormitori privi di luce e aerazione e sottoposti, secondo gli inquirenti, a forme di sorveglianza in violazione dello Statuto dei lavoratori”.

Per la procura meneghina “a nulla valgono i codici etici, i modelli di gestione e controllo, quando, per il raggiungimento del maggior profitto al più basso costo possibile, si consente la creazione di un sistema produttivo che si basa su una produzione con forza lavoro in condizione di sfruttamento”.

FALSE PROMESSE?

Tra l’altro, viene ribadito dai PM, questo “stride con il protocollo di intesa, sottoscritto il 26 maggio 2025 presso la Prefettura di Milano con la partecipazione delle associazioni sindacali e datoriali più rappresentative a livello nazionale, volto a garantire il rispetto della legalità nella filiera produttiva della moda”.

 

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