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Pirelli

Golden power soft su Pirelli, anzi no. Fatti e commenti sulla decisione del governo. Tronchetti gongola?

Che cosa ha deciso il governo con il golden power su Pirelli. Le diverse interpretazioni giornalistiche e il decreto svelato da Repubblica. Tutti i dettagli

 

Golden power su Pirelli è soft come dice il Sole 24 Ore o è hard come si evince dal decreto svelato da Repubblica?

Ecco tutti i dettagli e i primi approfondimenti.

CHE COSA HA DECISO IL GOVERNO SU PIRELLI E SINOCHEM

Nulla osta di sicurezza industriale, limiti all’accessibilità delle informazioni e maggioranza pari ai quattro quinti del consiglio di amministrazione per prendere le decisioni strategiche. Sono queste alcune delle prescrizioni che il governo – secondo la sintesi del Corriere della sera – imporrà al colosso cinese Sinochem, azionista di Pirelli, attraverso l’esercizio del golden power, ovvero i poteri speciali a tutela della sicurezza nazionale. La decisione è stata spiegata con una nota diffusa ieri sera da Palazzo Chigi. (qui il comunicato di Palazzo Chigi)

LA NOTA DI PALAZZO CHIGI SUL GOLDEN POWER

Dopo aver ricordato che il Consiglio dei ministri ha deciso il 15 giugno «l’esercizio dei poteri speciali golden power» in merito al nuovo patto parasociale sulla governance della Pirelli, Palazzo Chigi dice che ciò avverrà «nel rispetto del principio di proporzionalità», prevedendo «apposite prescrizioni per la tutela dell’asset strategico costituito da sensori CYBER impiantabili negli pneumatici». Questi sensori, spiega la nota, «sono in grado di raccogliere dati del veicolo riguardanti, tra l’altro, gli assetti viari, la geolocalizzazione e lo stato delle infrastrutture. Le informazioni così raccolte possono essere trasmesse a sistemi di elaborazione cloud e super calcolatori per la creazione, tramite intelligenza artificiale, di complessi modelli digitali utilizzabili in sistemi all’avanguardia come Smart city e digital twin».

Questa tecnologia, quindi, assume «rilevanza strategica nazionale», in quanto un «uso improprio può comportare notevoli rischi non solo per la riservatezza dei dati degli utenti, ma anche per il possibile trasferimento di informazioni rilevanti per la sicurezza». Di qui la necessità di «prescrizioni» che hanno lo scopo di tutelare «l’autonomia di Pirelli & C. S.p.A e del suo management» (l’amministratore delegato, Marco Tronchetti Provera, è stato audito nei giorni scorsi a Palazzo Chigi); «la sicurezza delle procedure; la protezione delle informazioni di rilevanza strategica; il know-how posseduto dalla società».

Pirelli viene quindi dotata «di una serie di strumenti per la tutela dell’asset strategico, tra i quali un nulla osta di sicurezza industriale strategico che prevede limiti di accessibilità alle informazioni». La società dovrà, inoltre, istituire «una unità organizzativa autonoma per la sicurezza». E «per alcune decisioni strategiche del cda» sarà richiesto il «voto di almeno i 4/5 del consiglio di amministrazione». Infine, «l’attuazione delle prescrizioni sarà oggetto di monitoraggio da parte del ministero competente».

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“Pirelli, via del Governo al golden power soft: «È un asset strategico»”. Questo il titolo oggi del Sole 24 Ore sulla decisione comunicata ieri dal governo: “Il comitato golden power ha deciso di intervenire sul caso Pirelli anche se la scelta è stata per un approccio soft seppure molto mirato. La strada individuata è quella delle prescrizioni: si tratta di limiti in tema di accesso e di condivisione di informazione di dati attraverso la tecnologia; di maggioranze qualificate nel cda di Pirelli per decisioni strategiche e l’obbligo di costituire una unità organizzativa autonoma che si occupi di sicurezza. La determinazione non è stata adottata dal comitato golden power, che può decidere in autonomia nel caso di unanimità, ma è stata portata all’attenzione del consiglio dei ministri di giovedì scorso per via della delicatezza della questione”, è la sintesi del quotidiano di Confindustria.

PERCHE’ IL GOVERNO E’ INTERVENUTO

La vicenda Pirelli era emersa – ricorda il Sole 24 ore – nelle scorse settimane per via del rinnovo del patto parasociale siglato lo scorso anno tra Camfin e Sinochem/ChemChina, azionisti di Pirelli rispettivamente con il 14% e il 37% del capitale, e rimasto sospeso (l’efficacia era prevista per il 19 maggio scorso) dopo la notifica a palazzo Chigi e l’apertura dell’istruttoria ai sensi del golden power. La decisione del comitato era attesa entro il 23 giugno, perché oltre quella data altrimenti i poteri di intervento dell’esecutivo sarebbero decaduti.

L’ANALISI DI REPUBBLICA CHE SVELA IL DECRETO

Se per il quotidiano economico-finanziario l’intervento dell’esecutivo è soft, l’interpretazione di Repubblica è opposto: è hard. “Niente veti, niente congelamenti di azioni, ma una serie di paletti assai stringenti, contenuti in un Dpcm che Repubblica ha potuto consultare, volti a limitare il più possibile l’influenza di Sinochem (che ha il 37% di Pirelli) nella società milanese che produce pneumatici di alta gamma”, scrivono Giovanni Pons e Giuseppe Colombo del quotidiano Gedi diretto da Maurizio Molinari.

Ecco un estratto dell‘articolo di Repubblica:

“La prescrizione più significativa è quella che prevede che «l’amministratore delegato di Pirelli tratto dalla lista di maggioranza sia indicato dal socio Camfin», cioè la società italiana guidata da Marco Tronchetti Provera che controlla il 14% del capitale. In pratica questa prescrizione modifica il patto di sindacato firmato nel maggio 2022 tra Sinochem e Camfin e che prevedeva che a partire dal 2026 l’indicazione dell’ad di Pirelli non spettasse più al socio italiano. Nella sostanza, invece, su «12 amministratori tratti dalla lista di maggioranza, 4 dovranno essere indicati da Camfin», lasciandone dunque solo 8 ai cinesi (e non 9 come previsto dal patto). Di più. I cinesi devono impegnarsi a reintrodurre la carica del direttore generale cui affidare l’implementazione del business plan, del budget e la gestione ordinaria di Pirelli. Tutte le figure con deleghe dell’azienda dovranno inoltre essere scelte tra gli amministratori di emanazione Camfin e tutti i direttori e vicedirettori dell’azienda dovranno essere scelti o dal vicepresidente esecutivo (oggi è Tronchetti) o dall’ad (che nel prossimo triennio dovrebbe essere Giorgio Bruno, indicato da Tronchetti). Molto stringenti sono anche le prescrizioni che riguardano i settori strategici nei quali opera la società (energia, telecomunicazioni, comunicazioni) riguardo i quali le decisioni devono essere prese con una maggioranza di 4/5 del cda. In pratica la maggioranza qualificata in queste materie richiede il consenso di 12 consiglieri su 15, dunque i cinesi non possono assolutamente agire senza il consenso dell’ad e di almeno altri tre consiglieri di Camfin o del mercato (lista Assogestioni). Per far ciò occorrerà anche modificare lo Statuto in modo da prevedere che le delibere attinenti gli attivi di rilevanza strategica, nonché la nomina o la revoca dei manager con responsabilità strategica, siano prese su proposta dell’ad. Inoltre, secondo il governo, Pirelli e i suoi manager devono poter agire in completa autonomia e rifiutare qualsiasi ingerenza nella gestione dell’azienda provenienti da forze esterne che fanno riferimento alla Cina e ai suoi organi politici, come il Sasac (State owned asset supervision and administration commission of the state council). In particolare i rifiuti rispetto alle richieste esterne devono riguardare la condivisione di informazioni inerenti tecnologie coperte da proprietà intellettuale, l’accentramento della tesoreria gestita da Sinochem, l’accesso diretto ai sistemi informativi di Pirelli, il trasferimento di beni e servizi informatici da società Pirelli al di fuori della giurisdizione europea, il trasferimento o condivisione con soggetti riconducibili al governo cinese di qualsiasi dato rilevato o elaborato attraverso la tecnologia Cyber”.

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