Economia

Gli errori del governo, l’economia in affanno e il lockdown in Lombardia

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Lombardia economia vaccino anti influenzale

L’intervento di Isa Gatti, presidente Unimpresa Lombardia 

Il nodo fondamentale di questa pandemia è il danno economico che si va a sommare a quello per la salute dei cittadini. In nessun passaggio della nostra Costituzione è stabilito che lo Stato debba dare precedenza a uno piuttosto che all’altro, ma è centrale l’obiettivo di tutelare e garantire entrambe sia l’economia sia la salute. In questo momento, tragico e difficile, sono le decisioni assunte dalle istituzioni, locali e centrali, a danneggiare senza tregua il popolo e sono tutte riconducibili a manovre economiche errate: la distruzione del nostro sistema sanitario nazionale perpetrata negli anni, la mancanza di una linea chiara di intervento, di protocolli, lo sviluppo della medicina territoriale da più parti invocata negli anni e mai concretizzata. Questa lunga sequenza di errori ha comportato chiusure e scelte estremamente difficili da sopportare la collettività, specie per chi lavora, ma soprattutto per l’imprenditore che dà occupazione.

Ed è proprio qui che abbiamo assistito agli errori più grandi: alle aziende, piegate dalla crisi, è stato chiesto di trovare sostegno e ristoro nell’accesso al credito con garanzia dello Stato, ma questa scelta ha, di fatto, lasciato alle banche l’obbligo di dover sostenere chi era in difficoltà. Chi aveva bisogno di liquidità è stato costretto a indebitarsi ulteriormente. Meno fatturato e più debito: non si è trattato di una scelta lungimirante. E un altro aspetto non va sottaciuto: le banche non erano preparate a gestire l’emergenza, poiché lo stesso settore ha comunque dovuto fare i conti con turni, chiusure, accessi in filiale solo con appuntamento. Un mix micidiale di ostacoli che – sommato agli obblighi di legge che impongono comunque la valutazione del rischio di credito – hanno lasciato le imprese senza liquidità per mesi: è dunque venuta veno quella rapidità nell’erogazione dei prestiti con paracadute pubblico che, invece, sarebbe stata essenziale. Fatto sta che il motore del decreto liquidità, approvato nella prima metà di aprile, ha impiegato più di due mesi per girare a pieno ritmo, con danni subiti anche da quelle aziende che, nonostante il quadro congiunturale estremamente negativo, avrebbero voluto comunque accedere al credito bancario per avere la possibilità di sviluppo.

Nel settore creditizio si è registrata in parte impreparazione e in parte inadeguatezza. E c’è da chiedersi, poi, se le banche siano così lungimiranti da voler finanziare l’innovazione. Chi presenta un progetto digitale in banca non di rado non viene compreso al pari di chi va a chiedere un finanziamento per un tornio o una qualsiasi macchina agricola. In ogni caso, tornando al decreto liquidità, non tutti i soggetti economici hanno potuto far ricorso al credito bancario favorito dalle garanzie statali introdotte dal governo. Ristori insufficienti sono stati previsti, in particolare, per le partite Iva, la categoria meno protetta del sistema economico italiano. E oggi? Ancora chiusure senza senso, scellerate, che bloccano il Paese.

La mia azienda ha uffici in tutta Italia: per fortuna, nel mezzo della crisi, cresciamo e assumiamo. Ma il lockdown impedisce di raggiungere le sedi periferiche, le compagnie aree hanno tagliato i voli e pure i treni corrono sempre meno sulle rotaie. Scelte, quelle del settore dei trasporti, che non possono essere biasimate, tutte da ricondurre alla responsabilità del governo e delle disastrose scelte degli ultimi mesi: un aereo non può decollare col 5-10% dei posti venduti, un treno deve raggiungere determinate soglie di capienza per poter coprire i costi. Così, mentre il governo allunga la mano pubblica sull’economia (attenzione ai danni cagionati dallo smart working nella Pa), il settore privato soffoca e alza bandiera bianca, con la Lombardia, motore dell’economia italiana, di fatto fermata.

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