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Animalia Montezemolo

Gli affari cucciolosi dei Montezemolo con Animalia

Animalia, la più grande catena di cliniche veterinarie in Italia, è prossima all'acquisizione da parte della Charme capital partners, il fondo di Luca e Matteo di Montezemolo. I conti di Animalia, i principali soci e il caso dei pegni di Illimity di Passera. Fatti, nomi e numeri

 

Circa un anno fa si vociferava di una possibile acquisizione di Animalia, la più grande catena di cliniche veterinarie in Italia, da parte di un operatore straniero e, invece, il controllo passerà nelle mani di Charme capital partners, la piattaforma di investimenti di Luca e Matteo di Montezemolo fondata nel 2003.

Considerando i conti di Animalia e che nel nostro Paese la pet economy vale 6,8 miliardi di euro ed è in forte crescita, sembrerebbe un affare d’oro.

L’ESPANSIONE DI ANIMALIA

Animalia è un gruppo italiano nato a Lissone, vicino a Milano, nel 2019 con l’intento di riunire strutture veterinarie di eccellenza. Nel 2020, afferma la società, è incominciato il percorso di crescita che l’ha portata oggi ad avere più di 44 strutture veterinarie in 12 regioni, ma principalmente al Nord, e un team di oltre 750 veterinari.

Attraverso varie acquisizioni, Animalia ha realizzato un vero e proprio network in cui le cliniche sono supportate da una struttura centrale che si occupa di tutte le mansioni e dei servizi complementari all’attività clinica, quali ad esempio: gestione amministrativa e finanziaria, risorse umane, contabilità, marketing e IT.

Solo nel 2022 ha acquisito 12 cliniche, di cui 4 tra Roma e provincia, 2 in Liguria, 2 nelle Marche, 2 in Lombardia, 1 in Toscana e 1 in Veneto. Le strutture offrono qualsiasi tipo di servizio veterinario, dalla chirurgia ortopedica e oncologica alla fisioterapia e riabilitazione. Secondo Il Sole 24 Ore, “l’obiettivo è quello di proseguire il percorso di crescita aggiungendo una trentina di cliniche all’anno”.

I CONTI

Dal bilancio del 2022 si evince che i ricavi di Animalia hanno raggiunto i 2.200.115 euro, in aumento rispetto a 1.061.265 euro del 2021. I costi di produzione si sono attestati a 2.784.829 euro contro 1.433.184 euro del 2021. Il gruppo ha chiuso il 2022 con una perdita di 632.295 euro rispetto a quella di 210.825 euro nel 2021.

L’anno scorso, riferisce Il Sole, la catena di cliniche veterinarie “è arrivata a circa 70 milioni di fatturato nel 2023 e punta a chiudere l’anno in corso a quota 100 milioni”.

I SOCI

I molti soci di Animalia, dalla visura della società, risultano quasi tutti avere azioni in Illimity Bank, il gruppo bancario fondato e guidato da Corrado Passera. I principali sono Luca Pretto Holding (976.421,07 euro), Giorgio De Palma (175.457,76 euro), Luca Pretto (145.372,60 euro), Gualtiero Pasquarelli (126.919,11 euro) e Stefano Cortesi (126.919,11 euro).

L’ACQUISIZIONE DEI MONTEZEMOLO CON CHARME CAPITAL PARTNERS

Nonostante l’agguerrita competizione per aggiudicarsi Animalia, alla fine il gruppo dovrebbe andare nel giro di 2-3 settimane alla Charme capital partners di Luca e Matteo di Montezemolo. Stando a indiscrezioni riportate dal Sole, “l’operazione avverrà attraverso un aumento di capitale all’esito del quale Charme dovrebbe arrivare alla maggioranza della società nata in Brianza. Il fondo fornirà le risorse per accelerare l’aggregazione o l’apertura di nuove cliniche. La gestione operativa andrà in continuità rimanendo nelle mani dei fondatori Antonino Santalucia e Giorgio Romani e alla loro squadra di manager-veterinari”.

“Il fondo – prosegue il quotidiano economico – si appresta così ad aggiungere un nuovo capitolo tra i suoi investimenti. Dalla fondazione vent’anni fa, Charme ha raccolto capitali per circa 2 miliardi distribuiti su quattro fondi. Tra i suoi investimenti figurano Bianalisi, tra le maggiori realtà italiane nella diagnostica e nelle analisi mediche. Nel portafoglio figurano poi Fiocchi, Ocs nello sviluppo di software e la spagnola Igenomix specializzata nei test genetici riproduttivi”.

AFFARI D’ORO PER LA PET ECONOMY IN ITALIA

“Le nostre case tristi e vuote, perché mancano i figli. Si preferiscono cani e gatti, quelli non mancano mai. Questi Paesi ricchi non fanno figli: tutti hanno un cagnolino, un gatto, tutti, ma non fanno figli”, rimproverava poco tempo fa Papa Francesco. Ed effettivamente l’interesse dei Montezemolo per la pet economy è comprensibile. Dai vestitini ai cibi ricercati che rispettano intolleranze e particolari regimi alimentari degli animali, in Italia la pet economy va che è una meraviglia ed è in forte crescita.

Oggi si stima infatti che il 53% degli italiani tra i 18 e i 65 anni abbia un animale domestico in casa e prendersene cura ha dato slancio a un nuovo business. A testimoniarlo i dati dell’ufficio studi Coop, secondo cui l’economia degli animali in Italia l’anno scorso valeva circa 6,8 miliardi di euro all’anno, suddivisa tra cibo (4,3 miliardi di euro), visite veterinarie (1,3 miliardi) e altre spese (1,1 miliardi).

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