Economia

Giochi, ecco che cosa ha deciso l’Agcom sugli sponsor di Chievo, Lazio, Torino e Roma

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Che cosa dice il parere dell’Autorità di garanzia per le comunicazioni (Agcom) pubblicato da Policy Maker

Il tempo previsto sta per scadere ma di riordino del settore giochi e scommesse non si vede traccia. Dell’ennesimo tentativo di mettere mano alla normativa in questione si era parlato a luglio quando il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, aveva giustificato il parere contrario del governo agli emendamenti sui giochi nel decreto Dignità presentati in commissione Finanze e Lavoro alla Camera in quanto intenzionato ad affrontare l’argomento “con un intervento normativo a carattere organico” entro i sei mesi successivi. Per questo Castelli aveva chiesto ai firmatari delle proposte di modifica respinte di presentare un ordine del giorno che l’esecutivo avrebbe valutato “con la dovuta attenzione”. Il decreto è stato poi convertito in legge ad agosto ma del testo di riordino ancora nessuna traccia.

Intanto c’è chi fa da sé. Come è accaduto a fine anno con la Lega di Serie A che si è rivolta ad Agcom e Ministero dell’Economia e delle Finanze per avere chiarimenti.

COSA CAMBIA PER LE SPONSORIZZAZIONI CON IL DECRETO DIGNITÀ

Il decreto Dignità, convertito in legge lo scorso agosto, vieta la pubblicità da parte delle società di scommesse, incluse le sponsorship dei team sportivi (calcio, pallavolo, pallacanestro). Via dunque pure i loghi dalle maglie dei giocatori e sul materiale tecnico a meno che non si voglia incorrere nelle sanzioni previste per chi viola le regole, pari al 20% del valore del contratto. Per la pubblicità il provvedimento prevede la deroga di un anno sui contratti già esistenti mentre per le sponsorizzazioni non è prevista alcuna “tolleranza”: il dl contempla lo stop dal 1° gennaio 2019.

I CHIARIMENTI CHIESTI DALLA LEGA DI SERIE A

La situazione poco chiara ha spinto a fine dicembre la Lega calcio di serie A, tramite il suo presidente Gaetano Miccichè, a chiedere chiarimenti al ministero dell’Economia e delle Finanze e all’Agcom per capire quale comportamento debbano tenere i club professionistici interessati dalla legge 96/2018, ovvero Chievo, Lazio, Torino e Roma (che ha sponsor del settore giochi e scommesse sulla maglia d’allenamento, main sponsor è Qatar Airways) sia nei match di campionato sia in quelli di Coppa Italia.

IL PARERE DELL’AGCOM

Qualche giorno fa è arrivata l’attesa risposta da parte dell’Authority per le Comunicazioni con un parere firmato dal presidente Angelo Marcello Cardani in cui si evidenzia che “anche i contratti di sponsorizzazione in corso di esecuzione alla data di entrata in vigore del decreto rientrano nell’ambito applicativo” della deroga di un anno. Esiste infatti – si legge ancora nel documento dell’Agcom – un “rapporto di ‘genus ad speciem’ intercorrente tra i ‘contratti di pubblicità’ e i contratti di sponsorizzazione”. Alla stessa conclusione era giunta pure via XX Settembre.

Per pubblicità e sponsorship dunque il divieto riguarda ora solo i nuovi contratti mentre per quelli esistenti si arriva fino all’estate. Poi, a meno che non si faccia retromarcia magari con il riordino del settore, sulle maglie degli sportivi professionisti non ci sarà più alcuna scritta che riguarda il mondo dei giochi e delle scommesse.

LE CONTRADDIZIONI

Se buona parte degli esponenti della maggioranza giallo-verde si dichiara apertamente “contro” il mondo del gioco, non tutti gli atti di governo non vanno nella stessa direzione. Un esempio su tutti: le coperture finanziarie stimate dal Governo per decreto dignità, reddito di cittadinanza e quota 100.

Con il divieto per i concessionari di giochi di farsi pubblicità (contenuto del decreto dignità), si è stimata una perdita di gettito fiscale (derivante dalle minori giocate) di circa 200 milioni di euro ogni anno. Da dove viene la copertura di questo ammanco? Dal maggior prelievo fiscale sui giochi, introdotto con la finanziaria.

Anche le coperture per il reddito di cittadinanza e per quota 100 vengono dalle tasse sui concessionari di giochi. Un secondo rincaro è stato infatti stabilito proprio con il cosiddetto “Decretone”, che ha introdotto le due norme.

Ma il punto più interessante è che il governo stima che nelle casse dello Stato arrivino soldi dalle concessioni per i giochi, anche dopo che queste ultime saranno scadute. Come a dire: una volta scadute le attuali licenze le metteremo nuovamente a bando, e si potrà continuare a giocare.

ECCO IL PARERE DELL’AGCOM

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