Economia

Che cosa si dice in Germania dell’Italia (e di Target 2)

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L’articolo di Tino Oldani

Invito il lettore a resistere alla crisi di rigetto che provocano alcune sigle della finanza. Uno legge Target 2 nel titolo, non sa che cosa sia, e giustamente volta pagina. Non fatelo. Vi basti sapere che, in Germania, questa parolina oscura ai più (Target 2) sta diventando il cavallo di battaglia non solo degli economisti che vogliono buttare l’Italia fuori dall’euro, ma anche della stampa popolare che ne condivide gli intenti, e si è lanciata per questo in una narrazione della crisi dell’eurozona basata su un pregiudizio caro a milioni di lettori, quanto infondato: l’essere la crisi nient’altro che l’ennesimo tentativo degli europei del Sud, Italia in testa, di continuare a vivere al di sopra dei propri mezzi, ovviamente a spese dei contribuenti e dei risparmiatori tedeschi, unici virtuosi in Europa. Un rischio aggravato dalla vittoria elettorale in Italia di due partiti populisti, come la Lega di Matteo Salvini e il M5Stelle di Luigi Di Maio.

Il primo a tirare in ballo il Target 2 è stato l’economista Hans Werner Sinn, tra i più ascoltati da Angela Merkel: nel convegno di Berlino al quale partecipavano altri consiglieri della cancelliera, Sinn spiegò che, proprio in virtù del Target 2, la Banca centrale tedesca (Bundesbank) aveva accumulato un credito di 914 miliardi di euro verso le Banche centrali dei paesi dell’Europa mediterranea. E quasi urlando per l’indignazione, aggiunse: «914 miliardi sono pari a un terzo del pil annuo della Germania: io non so se l’euro sia sostenibile, ma sicuramente il sistema che sta dietro l’euro non lo è».

Tutto chiaro? Si direbbe di no, visto che per saperne di più la stampa popolare tedesca ha cominciato a indagare su cosa sia questo benedetto Target 2, interrogando altri economisti. Si è così scoperto, grazie a un’intervista su Focus, che perfino Thilo Sarrazin, un economista poco gradito alla signora Merkel, non solo condivide le tesi di Sinn sul Target 2, ma ha saputo spiegarne in modo più chiaro il significato: «Gli Stati hanno due opzioni per finanziare i disavanzi delle partite correnti. Da un lato con il debito, dall’altro con il sistema Target 2. La Bce (Banca centrale europea) permette la creazione di enormi saldi negativi per i singoli stati, come se si trattasse di una linea di credito. Alla fine si tratta di paesi che, come l’Italia e la Grecia, sono indebitati con la Bce. Dietro però ci sono i crediti dei paesi che nel sistema sono dei pagatori, come la Germania».

In pratica, una secca bocciatura della politica del Quantitative easing di Mario Draghi, che negli ultimi anni ha acquistato centinaia di miliardi di titoli di Stato dei paesi dell’eurozona, liberando da questa incombenza gli Stati più indebitati, come l’Italia, al fine di consentire loro di mettere in ordine le finanze pubbliche. Un’occasione che l’Italia non ha saputo sfruttare, visto che il debito è sempre aumentato dal 2011 in poi, dopo che il governo di Silvio Berlusconi era stato abbattuto dai mercati, sotto l’input politico franco-tedesco, con l’offensiva dello spread (differenziale d’interesse tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi).

È disposta la Germania ad altre concessioni per l’Italia? Giammai, dice Sarrazin. «I partiti che hanno vinto le ultime elezioni sono quelli che non ne vogliono più sapere dei diktat finanziari tedeschi. Che si può tradurre così: ci piace avere l’euro per comprare auto tedesche a buon mercato, ma non abbiamo nessuna voglia di rispettare le regole sul debito. Inoltre, non possono più svalutare la loro moneta per vendere a un prezzo più competitivo i loro prodotti. Tutto ciò in Italia sta producendo grande frustrazione».

Domanda Focus: se la Germania uscisse dall’euro, avremmo un D-Mark decisamente più forte? Sarrazin: «Non ho chiesto che sia la Germania ad uscire dall’euro. Ma alcuni paesi dell’Europa del Sud starebbero sicuramente meglio senza l’euro. Dobbiamo tornare alle regole del trattato di Maastricht. E in quel trattato non vi alcuna indicazione che la Germania debba garantire per i buchi di bilancio dei paesi economicamente più deboli. L’unione monetaria non dovrebbe essere un’unione di debiti».

L’intervista tocca molti temi di attualità, ma il bersaglio grosso è sempre l’Italia. Sarrazin: «Se i mercati sapessero che gli italiani devono pagare tutti i loro debiti da soli, i tassi per gli italiani salirebbero sicuramente. Questo significa che gli italiani devono pensare seriamente al loro futuro. Se vogliono mantenere l’euro, devono iniziare a risparmiare sul serio. Ma se non vogliono risparmiare, allora staranno meglio con la loro valuta». E più avanti: «Il miglior consiglio che si può dare agli italiani è quello di uscire dall’euro». Anche se questo potrebbe significare per la Germania la perdita di centinaia di miliardi: secondo il Target 2, infatti, l’Italia è debitrice di 444 miliardi di euro verso le banche centrali dell’eurozona, Bundesbank in testa.

Dettaglio intrigante: Sarrazin, 73 anni, economista con simpatie socialdemocratiche, nel 2010, quando era nel consiglio della Bundesbank, scrisse un libro tostissimo contro l’immigrazione islamica nel suo paese («La Germania di distrugge da sola»), che gli costò l’immediata censura della Merkel e la cacciata sui due piedi sia dalla Bundesbank che dalla Spd. Il suo libro, tuttavia, andò a ruba, ha venduto oltre un milione di copie, e le sue tesi di allora sono diventate sempre più popolari in Germania, portando acqua al mulino del partito Afd (Alternative fur Deutschland), apertamente anti-immigrazione. In buona sostanza, le stesse tesi di Salvini, ma ancora più dure: «Non desidero che il paese dei miei nipoti diventi musulmano, nel quale si parli prevalentemente turco e arabo, dove le donne portano il velo e il ritmo della giornata è scandito dai muezzin. Se voglio questo, posso prenotare una vacanza in oriente». Parole confermate a Focus, con questa aggiunta: «Il treno dell’integrazione europea deve essere fermato».

(articolo pubblicato su Italia Oggi)

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