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Quali saranno gli effetti della pandemia sull’economia tedesca

Germania

Economia tedesca: fatti, numeri, scenari e analisi. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti

 

Ammonta a 350 miliardi di euro il salasso dell’economia tedesca nei primi due anni di pandemia. È il conto presentato da uno studio dell’Institut der deutschen Wirtschaft (IW), il centro di ricerca economica di Colonia, pubblicato proprio a due anni dalla scoperta del primo caso di Covid in Germania: era la fine dei gennaio 2020 e in un’azienda di informatica bavarese scoppiò il primo focolaio di una vicenda che si sarebbe protratta fino a oggi.

Da allora l’economia tedesca soffre una crisi da cui non è ancora riuscita a riprendersi. Al picchio di caduta della primavera 2020 sono seguiti mesi di ripresa, anche tumultuosa, in concomitanza con i mesi estivi e i cali dei contagi: speranze poi puntualmente vanificate dalla risalita delle curve pandemiche nei mesi autunnali e invernali.

La Germania che ora si infila nel tunnel della sua quinta ondata, quella determinata dalla variante omicron, con qualche settimana di ritardo rispetto agli altri paesi europei, rischia di pagare ulteriori 50 miliardi di perdite nel conto del primo trimestre 2022.

I ricercatori di Colonia hanno rimesso mano ai calcoli, affinandoli e completandoli rispetto alle valutazioni precedenti. La gran parte delle perdite è stata causata dalla contrazione dei consumi, dovuta ai successivi lockdown, più o meno morbidi, che si sono succeduti. Negli ultimi due anni, i tedeschi hanno speso 270 miliardi di euro in meno per i loro consumi, pari a circa 3.000 euro pro capite. Il resto è arrivato dalla prudenza del mondo imprenditoriale, che ha reagito con circospezione al clima di incertezza determinato dal virus: le aziende infatti, secondo lo studio dell’IW, hanno investito circa 60 miliardi di euro in meno.
La spesa pubblica e le esportazioni hanno almeno in parte ammortizzato il calo del Pil nel secondo anno pandemico. E anche in questa opera di tenuta, il Covid ha indirettamente giocato un ruolo: il Pil tedesco del 2021 sarebbe stato ben diverso, ad esempio, se al suo interno non fosse stata presente la performance straordinaria di Biontech, l’azienda dei due scienziati turco-tedeschi che ha sviluppato il vaccino coprodotto con il gigante americano Pfizer.

Gli analisti di Colonia hanno diviso l’impatto della pandemia in due fasi. La prima, più drammatica, nei mesi invernali e primaverili del 2020, caratterizzata dalle misure restrittive più incisive che il governo tedesco abbia mai preso, con lockdown estesi e rigidi, allargati anche all’industria, alla scuola e al mondo produttivo in generale, proiettatesi non solo sui consumi ma anche sui sistemi di produzione. Sono stati i mesi in cui sono saltate le catene delle forniture, all’estero e in patria, e le produzioni si sono bloccate. Al blocco dei consumi interni va aggiunto quelli all’estero, con conseguente crollo delle esportazioni. Alla Germania quei tre-quattro mesi son costati cari: nel secondo trimestre del 2020, il Pil reale è diminuito dell’11% rispetto all’anno precedente.

La ripresa dell’estate 2020 è stata un fuoco intenso ma di paglia. A raffreddare gli entusiasmi, che avevano alimentato previsioni di un recupero molto più rapido del previsto, le successive ondate pandemiche dell’autunno-inverno 2020-2021. Meno drammatiche sul piano economico a causa di restrizioni più mirate: ma il paese lo ha pagato con un numero di morti quale non si era visto nella prima ondata.
Il 2021 è per i ricercatori dell’IW la seconda fase della ricaduta pandemica sull’economia, caratterizzata principalmente dai problemi nelle catene di approvvigionamento: a soffrirne in particolare l’industria automobilistica, che in Germania continua ad avere un peso decisivo, con un calo della produzione che è tornato a toccare il 7,5%.

Mentre ci si addentra nel terzo anno di pandemia, il quadro si presenta a doppia lettura. La Germania affronta la quinta ondata con una fascia di cittadini scoperti da immunizzazione ancora troppo ampia. Solo il 73% ha completato il doppio ciclo di vaccinazione. Di questo il 50% ha ricevuto la terza dose. Si teme perciò che i numeri dei contagi potrà essere più alto rispetto a quello osservato in paesi con più alti tassi di vaccinazione (come Gran Bretagna, Danimarca, Italia o Spagna, che sembrano aver superato il loro picco). E che il rischio di saturazione degli ospedali possa protrarre ancora per alcune settimane le misure più restrittive che erano state introdotte per contrastare l’ondata di novembre-dicembre (ad esempio, in Germania il green pass per i negozi con controllo del documento d’identità è in vigore da novembre). Per questo l’IW stima un’ulteriore perdita di 50 miliardi nel primo trimestre 2022.

Ma la speranza che proprio la variante omicron possa aprire la strada a un’evoluzione endemica della pandemia offre spunti di ottimismo. “Se dovessimo entrare nella fase endemica quest’anno, la situazione dovrebbe migliorare e l’economia tornare a crescere”, ha detto Michael Grömling, uno degli autori dello studio dell’IW, “ma sarà necessaria una forte crescita nei prossimi anni per compensare le perdite subite finora”. Perché una cosa è certa: “La ripresa completa durerà anni”.

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