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La Formula Tria

Il post di Gianandrea Abbascià

“Vogliamo rispettare le regole, non infrangerle, rimettendo però al centro la crescita”.

Queste parole dal prof e ministro Giovanni Tria, in sede di discussione sul Def in Aula; discussione con molti concreti contenuti.

Non sbraita, sicuro di sé, spiega e argomenta come un vero docente; quella però non era la consueta aula universitaria, ma l’aula del Parlamento e il ministro Tria riporta tutti su un piano concreto: fare le cose, farle senza errori, ma soprattutto non farle con sufficienza. Il debito pubblico è ciò che si coglie come la questione più sentita.

Vola all’Ecofin e rassicura gli interlocutori e partner; per il 2018 interventi senza costi e riduzione debito. La percezione, forte, è che i conti pubblici, le finanze, le prospettive sono solide.

Il solco tracciato dal prof e ministro Tria fa stare tranquilli sotto molti punti di vista. Nelle scorse settimane alcune critiche a lui riservate erano state fatte perché era parso “silente”; ora ha parlato e lo ha fatto in modo chiaro e concreto per buona pace dei tanti.

L’instabilità vissuta sino a qualche giorno fa non può più essere permessa e concessa. Il debito pubblico è sempre e solo cresciuto assorbendo quasi sempre disponibilità e risorse che sarebbero potute essere utilizzate per finanziare la crescita del Paese.

Si coglie anche un aspetto tecnico, aspetto decisamente importante, che andrebbe del tutto evitato; ulteriore indebitamento per finanziare spesa corrente non sarebbe salutare per il nostro bilancio.

Subito dopo l’estate, in occasione della nota di aggiornamento del Def prima e della discussione della Legge di Bilancio poi, si potrà discutere di ulteriori proposte per dare energia al nostro Paese.

Investimenti strutturali, volti alla crescita. Se il debito deve (temporaneamente) crescere, deve essere fatto al fine di investire; investire in settori strategici per il Paese, in aree strategiche, investimenti strutturali che possano generare nuovo gettito e nuove opportunità di lavoro.

È arrivato forse il momento di rivedere concetto di Europa. Siamo parte di una famiglia, una grande famiglia, andrebbe quindi rivisto/rivisitato il concetto di “convivenza”, e soprattutto non di certo una minaccia di uscita può aiutare il nostro Paese a rigenerarsi.

Decisamente più valorizzante cerare i presupposti per definire taluni concetti, quali ad esempio l’Unione Bancaria o il consolidamento di una Politica Economica unitaria.

Come dire, Stay Tuned!

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