Economia

Fisco in azione: raffica di cartelle esattoriali in arrivo

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Da giovedì 15 ottobre, circa 9 milioni di cartelle esattoriali in partenza. Il commento di Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità

 

Ma cos’hanno fatto di male a questo governo le imprese, le partite Iva, i lavoratori autonomi? Da quando i giallorossi si sono insediati, si è assistito a una mazzata dopo l’altra.

Il primo colpo si è avuto con la vecchia legge di bilancio, la prima concepita da Pd e M5S, che ha provveduto a smontare il lascito più positivo, in materia economica, ereditato dal governo precedente. Si ricorderà che il governo gialloverde, per volontà della Lega, aveva realizzato la flat tax al 15% fino a 65mila euro, e ne aveva già approvato l’estensione a 100mila euro per l’anno successivo: si badi bene, questa seconda tranche era già legge per l’anno dopo, finanziata e bollinata. Cos’hanno fatto i giallorossi, appena arrivati alla guida del Mef? Hanno rimesso i paletti per ostacolare la prima misura (flat tax fino a 65mila, costringendo molti a rinunciarvi), e hanno cancellato il secondo step. Tra l’altro, tutto questo è avvenuto prima dell’emergenza Covid, quindi il Conte bis non ha nemmeno questa scusa per giustificare la sua scelta.

Dopo di che, è arrivato il Coronavirus, con la decisione di un lockdown estremamente prolungato. Fermo restando il disagio per tutti i cittadini, dal punto di vista economico l’Italia è stata divisa in due: per i pensionati e i dipendenti pubblici non è cambiato nulla, mentre per gli imprenditori e gli autonomi si è trattato di un bagno di sangue. Ciononostante, il governo è stato estremamente avaro con loro: sul complesso dei 100 miliardi stanziati da marzo in poi, solo 6 ne sono stati assegnati come contributi a fondo perduto alle imprese, e con una formula cervellotica e al ribasso (appena il 20, o il 15 o il 10% della differenza tra i ricavi di aprile 2020 e quelli di aprile 2019).

Peggio ancora: avendo a disposizione 100 miliardi, cioè una cifra immensa, detratto il necessario per altri interventi (spese sanitarie, cassa integrazione, eccetera), era possibile immaginare un mega taglio di tasse. Anche utilizzando solo un quinto di quella somma, c’era spazio per estendere ancora la flat tax al 15% fino a ricomprendere il 70 o l’80% dei contribuenti. Ovviamente, il governo non ha fatto nulla di tutto ciò.

Tra l’altro, questa attitudine anti imprese è dannosa pure verso i loro dipendenti. Appare infatti inevitabile che, non appena ciò sarà possibile (tra fine novembre e fine dicembre), partirà un’ondata di licenziamenti anche nelle imprese che in qualche modo tireranno avanti, mentre altri posti di lavoro salteranno per la chiusura delle aziende. E quasi nessuno sembra preoccuparsi del riverbero pure sui conti dello stato: ogni licenziato ha diritto alla Naspi per 2 anni, il cui costo (ad esempio proiettato su 1 milione di persone) è di circa 1,3 miliardi al mese, cioè l’equivalente di una manovrina, su base annua. Morale: il governo non ha capito che tenere vive le imprese sarebbe stato non solo giusto in sé, ma avrebbe pure consentito allo stato di evitare di spendere altri soldi.

E adesso – rullo di tamburi – arriva il colpo di grazia finale. Da giovedì 15, torna in attività il plotone di esecuzione delle cartelle esattoriali, con circa 9 milioni di cartelle in partenza. Nei mesi scorsi il governo aveva momentaneamente fermato l’attività di accertamento e riscossione, ma lo stop scade il 15 ottobre, e l’esecutivo ha detto no alle reiterate richieste dell’opposizione di prorogare questo termine (dopo aver respinto ogni altra proposta, a partire dall’idea dell’anno bianco fiscale).

Un po’ di zucchero per indorare la pillola è venuto anche dal capo dell’Agenzia, Ernesto Maria Ruffini: “È chiaro che la ripresa non sarà immediata, per cui dal 15 ottobre non avremo le cassette postali piene. Sarà una ripresa progressiva che nel corso dei mesi andrà diluendo e smaltendo gli arretrati, ma allo stesso tempo riprenderà l’attività ordinaria”.

Inutile girarci intorno: sarà un autentico colpo di grazia per molti contribuenti.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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