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Chi è l’economista che critica lo scudo anti-gas di Scholz

Germania

Felbermayr, economista austriaco a capo del WIFO di Vienna, ha criticato a fondo il pacchetto da 200 miliardi di euro del governo tedesco contro il caro-energia. L’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

Mentre a Praga Olaf Scholz misurava dissensi, silenzi e assensi dei leader dei governi europei sul bazooka sovranista da 200 miliardi di euro che la Germania sta per mettere in campo contro il caro energia, in patria una parte degli economisti continua a storcere il naso.

Su WirschaftsWoche, il settimanale di economia più diffuso in Germania, una voce nota e autorevole giustifica le preoccupazioni espresse dalla maggior parte degli altri governi d’Europa. si tratta di Gabriel Felbermayr, attualmente direttore dell’Istituto austriaco di ricerca economica (WIFO) di Vienna, fino a poco tempo fa alla guida di uno dei più autorevoli think tank tedeschi, l’Istituto per la ricerca economica mondiale (IfW) di Kiel.

Felbermayr ha messo in guardia da una costruzione sbagliata del freno al prezzo del gas in Germania che può dare la stura a una “corsa ai sussidi” in Europa. Per l’economista austriaco, la rabbia nell’UE è giustificata e questo dovrebbe far riflettere anche la Germania stessa, innanzitutto perché un freno nazionale al prezzo del gas minaccia una corsa ai sussidi. “In Austria, finora abbiamo deliberatamente optato solo per il freno al prezzo dell’elettricità”, ha spiegato, “perché il gas è un combustibile fossile che non vogliamo finanziare. Ma se la Germania ora sovvenziona il consumo di gas, e lo fa su larga scala anche nell’industria, anche l’Austria, la Francia, l’Italia e i Paesi del Benelux dovranno seguire l’esempio. Altrimenti si troverebbero in una situazione di svantaggio competitivo e perderebbero quote di mercato a favore della Germania, in modo ingiusto e antisociale”.

Ragioni e conseguenze della fuga in avanti solitaria del governo tedesco sono presto dette: “Il governo vuole evitare che la Germania si deindustrializzi, ecco perché il pacchetto da 200 miliardi è stato concepito per fornire sussidi per mantenere l’industria tedesca nel Paese”, ha proseguito l’economista, “ma quel punto gli altri Paesi saranno di nuovo sotto pressione per evitare che la loro produzione si sposti in Germania”. Senza contare che ci ritroveremo “con sussidi elevati ovunque, pochi effetti di risparmio e un prezzo del gas che continua a salire”.

Ecco perché Felbermayr giudica antisociale la mossa di Scholz: “C’è almeno il pericolo che lo diventi. Si sosterrebbero i valori delle azioni, ma si brucerebbe denaro vanificando gli obiettivi reali. Allora il freno al prezzo del gas si trasformerebbe di fatto in una politica antisociale, che un cancelliere socialdemocratico non vorrebbe certo gli venisse attribuita.

Le critiche si spingono anche al modo in cui il governo ha predisposto il pacchetto, definito dallo stesso Scholz “un doppio colpo”. “Almeno in apparenza, i consumatori e l’economia saranno certamente sollevati dall’arrivo di un freno ai prezzi dell’elettricità e del gas. Ma in realtà, i pacchetti di sgravi come il doppio colpo sono solo un programma di ridistribuzione”.

In verità, prosegue l’economista nell’intervista, i costi di approvvigionamento per l’elettricità e il gas non si abbassano, piuttosto il governo sta fornendo un sollievo temporaneo con i vari pacchetti assumendo nuovi enormi debiti per ridurre il peso dei prezzi attualmente elevati: “Non si tratta di un colpo liberatorio che risolve il problema, ma di un rinvio al futuro”, e questo non farà altro che “ridurre ulteriormente il margine di manovra della politica fiscale”.

Felbermayr scopre infine anche il velo di ipocrisia dei fondi speciali (che definisce “bilanci ombra”) e del tetto al debito che, secondo le assicurazioni del ministro delle Finanze Christian Lindner, la Germania tornerà a seguire dal 2023. Con il fatto che il nuovo fondo di salvataggio sarà fornito dal Fondo di Stabilizzazione Economica (WSF), Lindner ha ragione “dal punto di vista legale” a vedere salvaguardato il freno al debito, “ma dal punto di vista economico no”, spiega l’economista. Perché queste modalità, come il WSF, “sono solo un veicolo per aggirare il freno al debito”: “Lindner può scaldare l’illusione di preservare formalmente il freno all’indebitamento, ma in realtà si sta prendendo gioco del freno all’indebitamento. Sarebbe più onesto dire che lo sospenderemo per un altro anno”.

Naturalmente la politica non può stare con le mani in mano di fronte a emergenze così gravi come quella attuale e Felbermayr concede che misure straordinarie siano politicamente inevitabili: l’alternativa è scivolare in una situazione in cui si rischiano disordini e sconvolgimenti sociali su cui poi si fondano le fortune di partiti estremisti e antidemocratici. “Bisogna quindi valutare quale sia il male minore”, aggiunge, “il punto è che questo pacchetto da 200 miliardi di euro dovrebbe fare più bene possibile”.

Una speciale commissione è al lavoro per definire e presentare al governo le misure concrete in cui articolare i sostegni. Felbermayr ha alcuni suggerimenti. Fare attenzione agli aiuti aziendali, perché le aziende hanno modi per eludere l’inflazione: “Nulla al mondo può impedire loro di incassare le sovvenzioni e di trasferire comunque i prezzi ai consumatori, il problema delle sovvenzioni eccessive si era già presentato ai tempi della pandemia e si ripresenterà anche ora”. E poi puntare a meccanismi che incentivino il risparmio energetico. Se “i segnali di prezzo non raggiungono i cittadini e vengono diluiti dai 200 miliardi di euro possono esserci conseguenze fatali, perché bisogna risparmiare il gas e l’elettricità che scarseggiano”. In Austria, una parte della bolletta dell’elettricità viene sovvenzionata fino a un certo livello, e il consumo superiore viene addebitato a prezzi di mercato, in modo da mantenere gli incentivi al risparmio. Una misura che Felbermayr si augura di ritrovare anche fra quelle in Germania.

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