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Vi spiego cosa hanno deciso Fed, Bce e Boe

Fed

Le mosse di Fed, Bce e Boe commentate da Michele Morra, Portfolio Manager Moneyfarm

 

Dopo il meeting della Fed di ieri, oggi si sono riunite Bce e Boe (Bank of England). L’Europa si trova in una fase del ciclo monetario diversa da quella d’Oltreoceano e d’Oltremanica, ma con analogie sul fronte macroeconomico.

In tutte e tre le aree geografiche, anche a causa degli ultimi dati sul CPI (4.9% in Europa), la retorica dell’”inflazione transitoria” sembra essere meno forte, sebbene la Bce risulti meno preoccupata delle sue controparti, prevedendo un tasso dal 2023 intorno all’1.8%, ossia sotto il target. Nel breve termine, invece, anche la Bce ha rivisto al rialzo le previsioni del CPI per il 2023, mentre la crescita economica è stata rivista al ribasso, anche a causa delle preoccupazioni legate alla nuova variante Omicron. I tre banchieri centrali si trovano ora nella difficile situazione di controllare l’aumento dei prezzi senza affossare la crescita del PIL.

Di qui la volontà della Bce di mantenere una certo livello di flessibilità sul fronte acquisto titoli, fattore in genere estremamente apprezzato dai mercati. La situazione è un po’ diversa per la Boe che, oltre a tutti i problemi delle controparti, si trova di fronte agli effetti della Brexit sia sul PIL sia sull’inflazione.

A differenza della Boe, che oggi ha annunciato (quasi a sorpresa) il primo rialzo di 25 punti base per contrastare l’inflazione galoppante, in barba alle preoccupazioni per Omicron, la Bce (come la Fed) non ha rialzato i tassi, come largamente previsto da mercati e analisti. Nel Vecchio Continente l’aumento dei tassi non è previsto prima del 2023 e comunque non prima che l’inflazione di lungo termine raggiunga il 2%.

Lato acquisto titoli, come da attese, anche la Bce ha reiterato la fine del PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme) a fine marzo 2022, ma rilassando le regole sui reinvestimenti al fine di garantire maggiore flessibilitá per supportare l’economia. La chiusura del PEPP dovrebbe essere compensata parzialmente da un raddoppio temporaneo del quantitative easing regolare (APP) a 40 miliardi di euro a partire da aprile 2022.

La riduzione dell’acquisto titoli potrebbe rappresentare un banco di prova per l’Europa periferica e per gli spread dei BTP (oggi +5 punti base). Bisognerà capire se le misure intraprese in questo periodo di eccesso di liquiditá saranno sufficienti a rassicurare gli investitori sulla soliditá del rischio Paese e se il rapporto domanda-offerta dei titoli italiani rimarrà invariato. In caso contrario, una riduzione degli acquisti e un rialzo dei tassi a breve potrebbero incidere negativamente sugli spread. La flessibilità dichiarata dalla Lagarde potrebbe supportare scenari avversi, e le principali valutazioni saranno da fare tra il 2022 e il 2023.

I mercati stanno reagendo in maniera divergente, con le obbligazioni governative in leggera perdita (tassi in salita da 1 a 5 punti base) e il mercato azionario in forte ripresa dopo una settimana burrascosa. I meeting di questa settimana non cambiano di fatto le view sul posizionamento a lungo termine, con i rendimenti attesi dell’obbligazionario governativo che continuano a non essere sufficienti a ripagare l’aumento dei prezzi. L’azionario sembra invece andare per la sua strada e offrire un premio al rischio ancora positivo.

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