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Tassi

Perché l’estate ci porterà il taglio dei tassi

La disinflazione immacolata porterà a tagli dei tassi durante l’estate. L'analisi di Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments.

Le economie di Stati Uniti, Europa e Regno Unito manterranno la promessa di una disinflazione immacolata. La svolta dell’economia statunitense, iniziata l’anno scorso, è stata la più significativa, mentre le economie britannica ed europea sono entrate in una fase di ristagno. Eppure, l’inflazione è diminuita in modo trasversale in tutte le economie sviluppate, con la crescita dei salari che segue lo stesso trend, benché non si sia registrato alcun aumento della disoccupazione, nemmeno durante la “recessione tecnica” nel Regno Unito. Il basso livello di disoccupazione ha permesso di allentare le pressioni sulle banche centrali rispetto a un taglio immediato dei tassi. Pertanto, vediamo chiari segnali per cui l’inflazione salariale potrebbe presto tornare in linea con gli obiettivi delle banche centrali. Per questi motivi, ci aspettiamo che i tagli dei tassi di interesse siano più consistenti di quanto attualmente scontato dal mercato.

Le stime di consenso sull’economia britannica sono ancora troppo pessimistiche

Riteniamo che il Regno Unito affronterà una fase di ripresa significativa, seppur non spettacolare. Attualmente, il paese sta registrando una rapida crescita delle retribuzioni su base annua, con inoltre un aumento del 9,8% del salario minimo.

Sebbene questo fattore possa rappresentare un problema per l’inflazione e la BoE, l’inflazione dei prezzi al consumo sta raggiungendo l’obiettivo della banca centrale e dovrebbe rimanervi per i prossimi dodici mesi; inoltre, è probabile che nei prossimi mesi l’inflazione scenda di molto sotto il target del 2%. Grazie ad una crescita dei salari superiore rispetto al calo dell’inflazione, i redditi reali riceveranno uno slancio necessario. Alla luce di ciò, i consumatori britannici potrebbero facilmente aumentare ulteriormente la spesa se riducessero il livello di risparmio rispetto ai picchi attuali.

Inoltre, è possibile osservare l’impatto di questi fattori positivi sulla drastica svolta del mercato immobiliare britannico. Infatti, se inizialmente si prevedeva una flessione dei prezzi delle case del 10%, da massimo a minimo, adesso notiamo che il mercato è sceso solo del 5% e ci aspettiamo che le perdite rientrino entro la fine dell’anno.

Il calo dell’inflazione imprimerà slancio ai salari reali e consentirà la riduzione dei tassi di interesse anche in Europa

La contrazione dell’economia tedesca, in particolare della sua industria manufatturiera, non influenza negativamente la forza dell’economia europea complessiva. Infatti, guardando altrove, come in Spagna, i consumi hanno evidenziato dinamiche molto più positive. Sebbene la crescita dei salari sia attualmente troppo alta, è probabile che, a seguito delle trattative salariali di primavera, ci sarà una riduzione netta, che metterà la Bce in condizione di tagliare i tassi a giugno. Questi aumenti salariali, soprattutto se confrontati con il calo dell’inflazione e delle bollette energetiche, favoriranno una ripresa dei redditi reali dopo un periodo impegnativo per i consumatori. La spesa al consumo potrebbe facilmente tradursi in ulteriori guadagni in termini di potere d’acquisto se la crescente fiducia consentirà ai consumatori di spendere parte dei risparmi accumulati.

Inoltre, le elezioni in programma quest’anno rappresentano per gli investitori una variabile importante. Se per gli Stati Uniti gli esiti della corsa alla presidenza e al Senato sono ancora molto incerti, per quanto riguarda le elezioni nel Regno Unito i grandi favoriti sono i Laburisti. Il calo dell’inflazione e l’abbassamento dei tassi d’interesse sosterranno sia i rendimenti delle obbligazioni che quelli delle azioni; quest’ultime, in particolare, beneficeranno anche dell’impulso alla crescita economica fornito dagli stessi tagli dei tassi. Tuttavia, le valutazioni relative sono attualmente a favore delle obbligazioni.

L’economia statunitense perde slancio ma rimane in carreggiata

Nel corso del 2023 l’economia statunitense ha sorpreso in positivo; tuttavia, prevediamo una crescita meno consistente nel 2024. Infatti, essendo ormai terminati i “salvadanai da Covid-19”, i consumatori statunitensi non saranno in grado di sostenere la futura crescita della spesa, che sarà verosimilmente inferiore a quella degli utili a fronte della graduale ricostituzione dei risparmi.

L’inflazione statunitense, che ha già evidenziato un netto calo, potrebbe ora scendere più lentamente, in quanto la rigidità del mercato degli affitti rappresenta una parte consistente dell’indice dei prezzi al consumo rispetto alla ponderazione più contenuta (e realistica) nel Regno Unito e nell’Eurozona. La perdita di slancio dell’economia dall’altra parte dovrebbe favorire il calo delle assunzioni e dell’inflazione salariale, dando motivi sufficienti alla Fed per avviare il ciclo di tagli dei tassi.

Crediamo che il rischio di recessione sia minimo poiché gli incrementi salariali restano superiori alla flessione dell’inflazione al consumo, garantendo ai consumatori statunitensi un aumento del reddito reale. Le condizioni finanziarie si sono allentate e i tagli dei tassi dovrebbero sostenere ulteriormente la fiducia.

I tassi d’interesse più bassi rendono interessanti sia le obbligazioni che le azioni

La crescita resiliente, il calo dell’inflazione e l’abbassamento dei tassi d’interesse creano un contesto propizio per i rendimenti degli investimenti. A tal proposito, siamo fiduciosi nei confronti di azioni e obbligazioni, con una leggera preferenza per le obbligazioni in ragione delle valutazioni relative. Queste ultime, infatti, suggeriscono un aumento del prezzo delle azioni nel corso dei prossimi dodici mesi.

Nel caso delle azioni statunitensi, questo divario valutativo è dovuto in primis alle dinamiche collegate alle “Magnifiche Sette”, che hanno trainato l’espansione dei margini e degli utili, mentre il resto dell’indice S&P 500 ha accusato un netto calo. Tuttavia, non tutte le Magnifiche Sette appaiono ugualmente “magnifiche”: preferiamo la forte crescita degli utili derivante dall’evoluzione del mercato dell’intelligenza artificiale. Anche l’oro ha subito un gap di valutazione: il prezzo è salito a dispetto dell’aumento dei tassi d’interesse che normalmente dovrebbe ridurne l’attrattiva.

Dopo il congelamento delle riserve di valuta estera russe e dei beni di circa 2000 persone ed entità collegate, ravvisiamo un cambiamento fondamentale della domanda. La recente decisione di destinare gli interessi di alcuni conti alla ricostruzione dell’Ucraina conferma la natura mutevole dei beni “rifugio” e dovrebbe favorire nuovamente il metallo giallo.

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