Economia

Ecco perché i fondi dicono addio a Deutsche Bank

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I grandi fondi, memori del crack di Lehman Brothers, vogliono scongiurare un eventuale congelamento dei capitali, soprattutto considerando che le fondamenta di Deutsche Bank poggiano su circa 45 mila miliardi di euro di derivati.

 

Il terreno sotto i piedi di Deutsche Bank continua a tremare, tanto da far apparire titanico il tentativo di rilancio imbastito dal ceo Christian Sewing.

Dopo la creazione della bad bank e soprattutto dopo il piano da 18 mila esuberi l’istituto di credito tedesco è ora alle prese con un’emorragia di capitali arrivata a toccare il miliardo al giorno.

Non si tratta però della solita bank run (la corsa agli sportelli) in cui sono i correntisti a fuggire, bensì sono i grandi fondi che, secondo alcuni analisti, memori del crack di Lehman Brothers vogliono scongiurare un eventuale congelamento dei capitali, soprattutto considerando che le fondamenta dell’istituto poggiano su circa 45 mila miliardi di euro di derivati.

Come ha sottolineato Bloomberg, il tentativo di ridurre o, in alcuni casi, azzerare l’esposizione a Deutsche Bank sta comportando una serie di deflussi che in alcuni giorni hanno toccato anche il miliardo di euro.

Inoltre la banca di Francoforte starebbe valutando di spostare 150 miliardi di euro della divisione prime brokerage (l’insieme dei servizi finanziari offerti agli hedge fund) verso Bnp Paribas, consentendo così ai transalpini di diventare tra gli istituti leader in Europa in questo genere di servizi, che comprendono, ad esempio, servizi di custodia e amministrazione, trading, prestito titoli, utilizzo della leva finanziaria, sistemi informatici per la gestione del rischio.

Questa transizione «forzata» sarebbe mal vista dagli stakeholder, desiderosi invece di avere voce in capitolo sul processo di selezione della controparte. Una situazione che starebbe quindi contribuendo ad accelerare la fuga dei fondi dalla banca.
Questa ennesima scossa, tutt’altro che di assestamento, è insomma un altro segnale di scarsa fiducia intorno al disegno di Sewing. Il percorso dovrebbe portare al ritorno delle attività tradizionali, quindi prestiti alle aziende tedesche ed europee, retail banking, gestione del risparmi.

Oltre alle misure per ridurre i costi di 6 miliardi entro il 2022, portando il cost/income ratio al 70%, l’obiettivo ultimo sarà quello di distribuire ai soci qualcosa come 5 miliardi fra buyback e cedola, riconquistando così una stabile redditività con un ritorno sul capitale tangibile dell’8%.

(Estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza; qui l’articolo integrale)

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