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Ecco le 3 strade per Mps (nessuna porta a Unicredit)

Mps

Mps, Unicredit e non solo. Il punto sul risiko bancario nell’intervento di Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi

L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, ha parlato di una nuova organizzazione e di ulteriori valorizzazioni di nuove professionalità interne. Ha poi sottolineato di non avere frenesie di tempo per eventuali aggregazioni. A noi, come sindacato, spetta il compito di vigilare su tutti i passi del gruppo e di tutti i gruppi bancari, soprattutto dopo l’estate, quando Orcel presenterà il nuovo piano industriale. Lì le carte saranno tutte scoperte. Per noi è fondamentale il rispetto del contratto nazionale, la gestione dello smart working e le nuove forme di digitalizzazione. Fa riflettere un’affermazione di oggi di Andrea Orcel, quando dice che “le banche non devono limitarsi a oliare gli ingranaggi della società, ma devono essere il motore di quegli ingranaggi”. Questo nuovo modo di porsi, anche nei confronti dei governi, se sarà confermato dai fatti, rappresenterà la vera rivoluzione nel settore. Tutti i gruppi bancari, infatti, si propongono ai governi di turno come riferimento economico e sociale per le importanti partite economiche che l’Italia dovrà affrontare, poi, però, occorrerà verificare se gli annunci delle stesse banche si concretizzeranno o rimarranno solo parole e propaganda o serviranno soltanto per singole posizioni di potere.

Nei prossimi giorni ho purtroppo la certezza che si acutizzerà la competizione bancaria all’interno del settore, per la verità sono più di due mesi che è già iniziata a colpi di quotidiani comunicati stampa. Noi vogliamo evitare che a farne le spese siano le lavoratrici e i lavoratori oltre che la stessa clientela. Vogliamo impedire che il costo economico delle grandi fusioni ricada sulle spalle del personale. Alcune banche tendono, invece, a non rispettare il contratto nazionale, c’è una tendenza ad andare in deroga per cercare vantaggi economici a danno di altri gruppi concorrenti e questo è diventato intollerabile e dovrebbe interessare tutte le organizzazioni sindacali.

Alcuni alti dirigenti di importanti gruppi bancari tendono sempre, con estremo cinismo, non solo a considerarsi i più furbi e i più intelligenti dell’universo con l’unico obiettivo di utilizzare sempre tutti. Ho però l’impressione che stia avvenendo il contrario: alcuni alti dirigenti tendono a utilizzare il vertice e, in questa “confusione organizzata”, a farne le spese sono, talvolta, le lavoratrici e i lavoratori bancari di alcuni grandi gruppi in termini di trattamenti economici inadeguati, di sotto-inquadramenti, di demansionamenti, di pressioni commerciali, di pressioni psicologiche e di abusi di ogni genere che se non cesseranno saremo costretti a pubblicizzare con tanto di nomi e cognomi. Stiamo ritornando indietro nei diritti dei lavoratori di almeno 25 anni dove a parole, ma soltanto a parole, le banche sostengono i propri dipendenti, ma nei fatti, nei territori, prolificano gli abusi di ogni genere. Mi chiedo: se un ceo di un grande gruppo bancario sottopone opportunamente ai suoi dipendenti, garantendo l’anonimato nelle risposte, un questionario sul clima interno, perché, poi, quando il sindacato chiede l’anonimato verso i lavoratori nelle segnalazioni delle pressioni commerciali indebite, lo stesso gruppo bancario ne nega la riservatezza?

Non c’è scritto da nessuna parte che Unicredit debba rilevare il Monte dei Paschi di Siena. Il salvataggio di Mps, e come lo so io lo sanno perfettamente gli addetti ai lavori, può passare solo da una operazione di sistema ed è quindi inimmaginabile che il Tesoro o il governo possano sperare che Unicredit, che si sta rilanciando, si faccia carico da sola del Montepaschi. Anche se qualcuno sta lavorando perché ciò avvenga in modo tale che il gruppo Unicredit parta col piede sbagliato, insomma con una pesante zavorra sulle spalle» ha osservato il leader della Fabi «Negli ultimi anni è stata spesa una quantità infinita di denaro pubblico per gli aumenti di capitale di Mps. Io vedo tre possibilità: o diversi gruppi bancari si prendono una quota, in una operazione che viene definita spezzatino, ma occorre tempo e il presidente del consiglio dovrebbe bussare alla porta della Bce per ottenere una proroga oltre il 31 dicembre per la permanenza dello Stato nel capitale della banca; oppure il Mef ha una carta di riserva, magari un fondo d’investimento intenzionato ad acquistare Mps; la terza ipotesi, quella per noi più tutelante per le lavoratrici e i lavoratori del gruppo, è di sostenere l’amministratore delegato Guido Bastianini, ma anche in questo caso serve la proroga della Bce e, in più, un ulteriore aumento di capitale.

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