Economia

Ecco i veri numeri sul calo degli investimenti pubblici (e di chi è la colpa)

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Dati, confronti e commenti sulla riduzione degli investimenti nell’analisi di Giuliano Cazzola

In un recente convegno dell’Associazione Riformismo e libertà (di cui è presidente Fabrizio Cicchitto) è stata svolta da Ercole Incalza un’interessante relazione sullo stato degli investimenti pubblici in Italia. Incalza è uno dei maggiori esperti di trasporti e infrastrutture. La sua indiscussa professionalità deriva dall’aver operato da diversi decenni in tanti ruoli. Questa sua indiscussa competenza ne ha fatto un perseguitato dalla giustizia.

Incalza è stato indagato 16 volte, talora  arrestato, sempre sbattuto in prima pagina come il perno e l’organizzatore di sistemi corruttivi, risultati poi inesistenti. È sempre stato scagionato ‘’ senza mai e sottolineo mai, dovermi difendere in aula”, come ha voluto ricordare l’ultima volta. La sua è una vicenda giudiziaria raccapricciante, indegna di un Paese civile. Anche seguendo le teorie di Piercamillo Davigo secondo le quali chi viene assolto è un colpevole che l’ha fatta franca, si dovrebbe pur riconoscere che neanche un mago riuscirebbe a sottrarsi alla giustizia per ben 16 volte. Tutto ciò doverosamente premesso, entriamo nel merito della relazione di Ercole, raccolta in una quindicina di slides che segnalano una situazione di inerzia negli investimenti non solo grave, ma persino oltraggiosa per gli italiani.

ECCO  I DATI SUGLI INTERVENTI DEL GOVERNO IN OPERE STRATEGICHE:

 

1985 – 2000: 7,8 MILIARDI DI EURO

2001 – 2014: 84 MILIARDI DI EURO

2015 – 2019: 3,8 MILIARDI DI EURO

 

Il che dimostra che anche la gestione di Graziano Delrio non ha brillato per particolare efficienza. In quattro anni sono stati approvati interventi soltanto per 3,8 miliardi. Il Cipe, in quel periodo, si è riunito sei volte, mentre negli anni precedenti lo faceva sei-sette volte ogni anno. Questa situazione di stallo si aggrava a causa del  mancato utilizzo  dei fondi comunitari: dal 2014 al 2020  solo il 2% dei 64 miliardi disponibili.

A determinare questa crisi ci sono diversi fattori: non solo le inerzie burocratiche delle amministrazioni pubbliche e delle regioni, ma anche il mancato versamento da parte dello Stato delle quote di sua competenza, che determina di conseguenza anche il blocco del finanziamento Ue. Secondo Incalza poi entro il 2019 non partirà nulla per la mancanza di risorse. Anzi, sono stati sottratti 2,6 miliardi alle FS spa e 400 milioni all’Anas. Questo blocco degli investimenti nel comparto delle costruzioni ha prodotto gravi conseguenze proprio nell’ultimo quinquennio. Sono fallite 120mila imprese di costruzione e si sono persi 600mila posti di lavoro. Si è distrutto un comparto produttivo che partecipava all’ammontare  del Pil per oltre il 12%.

L’Italia non è più credibile. Come possiamo prospettare – si chiede Incalza – dei programmi finanziati dal Fondo Coesione e Sviluppo se abbiamo speso solo 400 milioni su 64 miliardi in  cinque anni? E se abbiamo bloccato la Torino – Lione, la Brescia – Padova, il Terzo Valico dei Giovi; ovvero abbiamo bloccato due dei nove corridoi comunitari? Come si vede allora non esiste un’Europa matrigna, come non sono mai esistite politiche di austerità. E’ troppo facile attribuire agli altri  la responsabilità della nostra irresponsabilità (il gioco di parole è voluto). Tanto più quando i bugiardi vengono ascoltati come se fossero oracoli.

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