Economia

Ecco come e perché Deutsche Bank è inguaiata (e pensa a una bad bank)

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Tutti i dettagli sul progetto di Deutsche Bank per una bad bank. Fatti, numeri, indiscrezioni e commenti (non positivi sullo stato di salute del gruppo bancario tedesco)

 

Titolo Deutsche Bank in fermento ieri a Francoforte questa mattina. A trainare l’azione, la notizia secondo cui il primo gruppo bancario tedesco sta lavorando alla creazione di una bad bank dove spostare come minimo 30 miliardi di euro di vecchi derivati, ma non è escluso di alzare il tetto a 50 miliardi di euro di asset ponderati per il rischio (Rwa).

CHE COSA HA SCRITTO FT SULLA BAND BANK DI DEUTSCHE BANK

Nel piano è prevista la riduzione o addirittura la chiusura delle attività azionarie e di negoziazione negli Stati Uniti, secondo quanto ha scritto nelle scorse ore di Financial Times grazie a quattro diverse fonti. Ma questo in parte già lo si sapeva, lo ha anticipato più volte l’ad Christian Sewing. Nello specifico, la riduzione negli Stati Uniti, dove il gruppo tedesco ha dovuto affrontare diverse multe pesanti, è nel prime brokerage e nei derivati sull’equity.

I FINI DI DEUTSCHE BANK

Con la creazione della bad bank, il ceo Sewing sta allontanando il gruppo dall’investment banking e concentrandosi sulle operazioni bancarie classiche e sulla gestione patrimoniale. Quest’ultima, peraltro, è a basso assorbimento di Rwa, quindi incide meno sugli asset ponderati per il rischio e ha mediamente ancora margini di guadagno interessanti.

I DETTAGLI DI FT

Secondo il FT il gruppo potrebbe annunciare il progetto di creazione della bad bank nel corso dei risultati semestrali il 24 luglio prossimo.

IL GIUDIZIO DEGLI ANALISTI

Gli analisti di Rbc scrivono oggi che scorporare 50 miiardi di euro di bad asset corrisponderebbe al 14% delle Rwa del gruppo e al 22% di quelle del Cib (l’investment banking).

LA PERDITA

Il trasferimento porterebbe però, come conseguenza, ad una perdita di 1,5 miliardi di euro con un contestuale miglioramento di 2 punti base del Cet 1 ratio (come riduzione degli derivati), ma un contemporaneo calo di 50 punti base dello stesso Cet 1 causato dallo scorporo massiccio di questi ultimi.

IL TITOLO

Quindi, considerato che il titolo scambia a 0,24 volte il Tangible book value atteso per il 2019, ogni azione volta a migliorare la redditività aiuterà il titolo sul Dax, come si è visto questa mattina, nel breve periodo, ma ci vorrà tempo per vedere i benefici di un’azione di derisking così importante, soprattutto in un quadro macro e geopolitico complicato, scrivono gli analisti. Che confermano il rating Underperform con un target price di 7,5 euro sulla banca.

IL DURISSIMO ARTICOLO DI FORBES SU DEUTSCHE BANK

Durissimo l’articolo di fondo scritto da Forbes poche ore fa su Deutsche Bank. La rivista americana ricorda che il gruppo di Francoforte è di fatto un American apple pie, anche se non gustoso (“albeit not a tasty one”). Infatti DB controlla otto società negli Stati Uniti, fra cui banche, società di consulenza per gli investimenti e broker-dealer, che, se combinate, risultano più grandi di molte banche regionali americane.

LO SCENARIO

Fra l’altro per la Fed Deutsche Bank rientra negli istituti di importanza sistemica a livello mondiale, ed è molto interconnessa con le banche americane e in linea generale con le istituzioni finanziarie (OFI). “Quello che è davvero incredibile”, scrive Forbes, “è che Deutsche Bank sia stata autorizzata a operare negli Stati Uniti nonostante il fatto che “il consiglio di amministrazione e alti dirigenti di Deutsche Bank abbiano permesso alla banca di essere coinvolta in numerosi casi di riciclaggio di denaro sporco, in controlli deboli, manipolazioni di mercato e frodi”.

IL RATING

Il 7 giugno scorso Fitch ha tagliato il rating di default a lungo termine (IDR) di Deutsche Bank a BBB, il Viability Rating (VR) a bbb e il Derivative Counterparty Rating (DCR) a BBB +(dcr). L’agenzia americana ha scritto che “Deutsche Bank ha mancato le aspettative sugli utili che erano state discusse nella revisione strategica del 2018 e che l’obiettivo di un Rote del 4% nel 2019 non sarà probabilmente raggiunto a causa dei ricavi deboli e della situazione macro globale difficile”.

(estratto di un articolo pubblicato su Mf/Milano Finanza; qui la versione integrale)

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