Giorgia Meloni, intervenendo al meeting di Rimini, ha contrapposto la sussidiarietà ai sussidi.
Il principio è da sempre caro alla comunità di don Giussani. È importante farvi riferimento nell’epoca delle grandi insicurezze che inducono facilmente a individuare la illusoria soluzione nell’allargamento del perimetro dello Stato. La stessa politica finisce spesso per prestare più attenzione alla offerta statuale, anche quando si rivela autoreferenziale, rispetto alla domanda di autentici beni pubblici.
Eppure l’esperienza ci dice che i sussidi, diretti e indiretti, hanno solo l’effetto di indebolire le persone e di renderle dipendenti. Al contrario, la sussidiarietà significa responsabilizzare e motivare le comunità a far da sé, a cercare nella vitalità demografica ed economica il moto che dà speranza e rende liberi. Il mercato del lavoro non ha bisogno di più centri per l’impiego ma di una sana concorrenza tra questi ed altri operatori privati e privato-sociali affinché tutti sollecitino e promuovano la diffusione di una vita attiva. La domanda di salute può essere soddisfatta solo da Regioni capaci di pretendere da tutti gli erogatori di servizi prestazioni efficienti senza rendite di posizione.
La sfida per la formazione olistica di giovani e adulti impone il rifiuto di ogni difesa corporativa e la competizione ad armi pari tra enti educativi diversamente capaci di preparare mente, braccia e cuore al confronto con le macchine intelligenti. Lo Stato si faccia quindi in primo luogo regolatore esigente che sa scatenare le iniziative della società e rigenerare le attività pubbliche.
La sussidiarietà è nelle nostre corde, nel vissuto dei nostri anni migliori, nel desiderio che anima tuttora la migliore gioventù. È l’unica ricetta contro le paure del nostro tempo perché la fiducia nel futuro si alimenta quando ci sentiamo circondati dalla voglia di reagire e di intraprendere degli altri.