Economia

Vi spiego perché sarà reale la stangata Iva con il Def

di

Il commento dell’economista Emanuele Canegrati su Def, Legge di Bilancio e prospettiva dell’aumento dell’Iva

L’esercizio finanziario in corso non avrebbe potuto iniziare peggio per il bilancio dello Stato. Il Documento di Economia e Finanza, il principale strumento di programmazione annuale a disposizione del Governo, è infatti diventato una sorta di Godot, atteso da tutti ma che ancora non si è visto.

Secondo la legge di contabilità pubblica, esso avrebbe dovuto essere presentato alle Camere entro lo scorso 10 aprile. Sono passate più di due settimane da quella data e non solo il documento non si è visto ma nessuno sa dire quando e come il Ministro dell’economia lo presenterà al Parlamento.

Di certo si sa solo che dovrà essere spedito entro il prossimo 30 aprile alla Commissione Europea, affinché questa formuli, nel mese di maggio, le proprie osservazioni, da trasmettere poi al Consiglio Europeo di giugno che dovrà approvarle definitivamente. Probabile, tuttavia, che anche questa scadenza non verrà rispettata dal Ministero dell’Economia e che il DEF sarà inviato a Bruxelles con qualche giorno di ritardo. Sull’ultimo punto, nulla di particolarmente grave, dal momento che è stata la stessa Commissione a dichiarare di voler attendere qualche in giorno più, consapevole delle difficoltà per l’attuale Governo sorte dalla sovrapposizione con le elezioni nazionali dello scorso 4 marzo.

Meno concepibile, invece, è il fatto che il DEF vanga presentato in prossimità del suo invio all’Europa, lasciando i parlamentari nella pressoché totale impossibilità di analizzarlo con cura e presentare le relative risoluzioni che possano impegnare il prossimo Esecutivo. Un atteggiamento del genere, da parte del Tesoro, è poco rispettoso del Parlamento, in quanto vieta al potere legislativo di svolgere una delle funzioni alle quali è naturalmente preposto, quella di controllo della gestione del bilancio da parte del potere esecutivo.

Lo è ancora di più se si pensa che l’attuale ministro dell’Economia appartiene al Partito Democratico, uscito sconfitto dalle elezioni nazionali, e che quindi non ha alcun potere politico per legittimare un indirizzo di politica economica da far confluire nel DEF. Il ritardo è poi ancora meno giustificabile se si considera che il DEF verrà presentato dal ministro Padoan con il solo quadro tendenziale, quello a legislazione vigente, senza l’aggiunta del quadro programmatico, contenente le quantificazioni delle politiche economiche di un governo politicamente legittimato.

Il quadro macroeconomico tendenziale conterrà, tra le altre cose, l’aumento dell’IVA, previsto dalle clausole di salvaguardia attualmente in vigore, che scatteranno dal prossimo 1° gennaio 2019. In assenza di un quadro programmatico che metta nero su bianco la loro sterilizzazione, la Commissione Europea dovrà esprimere un giudizio sui numeri contenuti nel quadro tendenziale. Se esprimerà un giudizio favorevole sui saldi calcolati tenendo in considerazione l’aumento dell’IVA, quello diventerà il giudizio sulla base del quale dovrà essere scritta la prossima Legge di Bilancio. Certamente, il Parlamento potrà presentare delle risoluzioni, che impegneranno il prossimo governo ad eliminare le suddette clausole. Il problema è che tali risoluzioni sono prive di valore per la Commissione Europea, che non le prende nemmeno in considerazione. Non si vede poi come i partiti possano scrivere una risoluzione precisa e accurata non avendo nemmeno il tempo per leggere il testo.

Per tutti questi motivi, sarebbe fondamentale che il governo presentasse alle Camere il DEF entro la fine di questa settimana. Resta il fatto che la strada per evitare agli italiani una nuova stangata sui consumi si è ristretta notevolmente. Difficile, infatti, che una volta approvato da Bruxelles, l’aumento dell’Iva possa essere evitato con la Legge di Bilancio. Le risorse finanziarie, pari a ben 30 miliardi di euro in due anni, sembrano di fatto non essere state individuate affatto e difficilmente potranno esserlo nell’ultimo scorcio dell’anno. Anche perché, escluso il finanziamento tramite nuovo deficit, che la Commissione ha già categoricamente escluso, e quello tramite nuove tasse, evidentemente non percorribile, l’unica copertura seria potrebbe derivare da un ingente taglio della spesa pubblica. Una soluzione che però incontrerebbe diversi ostacoli politici, come l’esperienza del passato dimostra.

Emanuele Canegrati
Liechtenstein Academy Foundation e membro del Comitato Scientifico, Fondazione Magna Carta

ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra mailing list per ricevere la nostra newsletter

Iscrizione avvenuta con successo, ti dovrebbe arrivare una email con la quale devi confermare la tua iscrizione. Grazie, il tuo Team Start Magazine

Errore

Articoli correlati