Economia

Ecco cosa cambia per partite Iva e piccole imprese (e per i capitali all’estero) con il decreto fiscale

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Tutte le novità per partite Iva, piccole imprese, negozi e non solo con le novità fiscali contenute nel decreto legge sul fisco approvato dal governo

Emersione dei capitali all’estero sul cavallo della dichiarazione integrativa. La disposizione della chiusura agevolata al 20% delle dimenticanze in dichiarazione contiene anche la possibilità di regolarizzare il monitoraggio dei valori detenuti all’estero.

CHE COSA CAMBIA PER I CAPITALI ALL’ESTERO

Si tratta del quadro RW della dichiarazione dei redditi. La normativa in vigore consente di effettuare delle dichiarazioni integrative nei termini consentiti dalla legge anche in tale ambito, con alcune incertezze circa la determinazione degli importi da versare, in quanto dalla violazione agli obblighi di monitoraggio, consegue solo l’applicazione di sanzioni specifiche.

LE NOVITA’ SULLA DICHIARAZIONE INTEGRATIVA

Con la disposizione approvata nel decreto legge fiscale dal consiglio dei ministri del 16 ottobre la dichiarazione integrativa super agevolata si applica anche ai valori che dovevano essere indicati nell’RW.

LA CEDOLARE SECCA PER I NEGOZI

Intanto nella legge di bilancio arriva l’avvio della cedolare secca (imposta sostitutiva al 21%) per i negozi. Più precisamente si legge nel comunicato della presidenza del consiglio dei ministri che «si prevede una cedolare fissa al 21% anche sui nuovi contratti di affitto degli immobili commerciali, come i capannoni». Una misura annunciata nei mesi scorsi e che ora trova una prima ufficializzazione.

COSA C’E’ PER PARTITE IVA E PICCOLE IMPRESE

Seguendo un percorso diverso dal decreto fiscale troverà spazio nella legge di bilancio la flat tax per le partite Iva e le piccole imprese. Si estendono le soglie minime del regime forfettario fino a 65 mila euro, prevedendo un’aliquota piatta al 15%. Inoltre per questi contribuenti si estendono anche le esenzioni della fatturazione elettronica e le semplificazioni degli adempimenti. Allo studio inoltre anche lo stop agli acconti per i neo contribuenti minimi.

LE NOVITA’ SU IRES E NON SOLO

Sempre in legge di bilancio l’altro pilastro degli interventi fiscali a favore delle imprese: taglio dell’aliquota Ires dal 24% al 15% sugli utili reinvestiti per ricerca e sviluppo, macchinari e per garantire assunzioni stabili, incentivando gli investimenti e l’occupazione stabile. L’intervento, si legge nel documento programmatico di bilancio (Dpb), è una misura condizionata alla destinazione degli utili a investimenti produttivi che, a differenza dell’Ace (Aiuto crescita economica) non si traduce nel solo rafforzamento patrimoniale e finanziario.

ABROGAZIONE DI ACE E IRI

Il contraltare di questo intervento è l’abrogazione contestuale dell’Ace e dell’Iri. Per quest’ultima la motivazione dell’abrogazione risiede nel sostanziale superamento della misura (aliquota Ires al 24% , in regime opzionale dal 2019) proprio dall’Ires al 15% agevolata e legata al reinvestimento degli utili.

(estratto di un articolo pubblicato su Italia Oggi; l’articolo integrale si può leggere qui)

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