Economia

Salva-Roma? Mica tanto. Parola di commissario

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Ecco cosa c’è scritto nella memoria depositata alla Camera dal commissario del debito di Roma Capitale, Alessandro Beltrami

 

Il “salva-Roma” risolve alcuni problemi alla gestione commissariale del debito della Capitale ma non garantisce il piano di rientro e scarica sul Campidoglio tutte le criticità evidenziate dal 2012 in poi. A dirlo giorni fa è stato il commissario straordinario del governo per il piano di rientro del debito pregresso del Comune di Roma, Alessandro Beltrami, davanti alle commissioni riunite Bilancio e Finanza della Camera. Tema dell’intervento il dl Crescita, che all’articolo 38 contiene proprio le norme ideate per il bilancio della Città eterna il quale presenta un saldo debitorio, alla data dell’ultima proposta di aggiornamento del piano di rientro – 30 novembre 2018 -, pari a 11,89 miliardi.

COSA PREVEDEVA L’ACCORDO CASTELLI-LEMMETTI

Bisogna ricordare in proposito che ad aprile scorso la sindaca Virginia Raggi aveva annunciato la fine della gestione commissariale, creata nel 2008 dall’esecutivo Berlusconi e che costa 300 milioni l’anno allo Stato e 200 milioni l’anno ai cittadini romani. Infatti la sottosegretaria grillina al ministero dell’Economia, Laura Castelli, e l’assessore capitolino al Bilancio, Gianni Lemmetti, avevano ideato un piano per scongiurare la crisi di liquidità, prevista per il 2022. In sostanza, lo Stato si accollava una buona parte dei debiti del Comune in modo da rinegoziare i tassi dei mutui accesi. Si puntava a ricavare 2,5 miliardi di euro da investire nel taglio dell’addizionale Irpef o in lavori per migliorare la città. La Lega si è però messa di traverso e il Consiglio dei ministri non ha approvato il piano. Pare che in quell’occasione si sia pure scatenata una lite tra i due vicepresidenti di Palazzo Chigi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

COSA HA DETTO IL COMMISSARIO

Nella memoria depositata in Parlamento, Beltrami fa un excursus della gestione commissariale partendo dall’originaria quantificazione del debito, passando al finanziamento della gestione all’attuale consistenza del debito e alla crisi di liquidità. Ricorda pure che l’allarme era stato fatto scattare anche dai suoi predecessori pro tempore, Massimo Varazzani e Silvia Scozzese.

Beltrami nota poi come la chiusura della gestione commissariale disposta dalla legge di BIlancio 2019, la quale ha previsto un termine finale di 36 mesi per la definitiva rilevazione della massa passiva e la chiusura della gestione commissariale, “renda stringente l’esigenza di individuare soluzioni alle criticità in termini di liquidità”.

I PROBLEMI DI LIQUIDITA’ E GLI INTERVENTI PREVISTI

Il commissario elenca le misure individuate per intervenire sui problemi di liquidità sia di lungo periodo sia di breve periodo a partire dalla rinegoziazione dei mutui con i principali istituti di credito per proseguire con l’accollo del Boc (Buoni ordinari del Comune) da parte dello Stato. I Boc hanno un valore nominale di 1,4 miliardi e prevedono un rimborso del capitale in un’unica scadenza (il 27 gennaio 2048). Tale titolo, evidenzia Beltrami, incide molto sul debito della gestione sia per l’ammontare complessivo del debito residuo, pari a 3,6 miliardi, sia per la durata delle scadenze, sia per l’ammontare degli interessi annui ovvero circa 75 milioni. Sul punto è stata avviata un’interlocuzione con via XX Settembre, con la Ragioneria generale dello Stato e con il dipartimento del Tesoro.

Un’alternativa a queste misure per risolvere i problemi di liquidità nel lungo periodo, aggiunge, è l’attualizzazione dei contributi futuri di cui la gestione è destinataria. Per fronteggiare un potenziale incremento del debito commerciale da liquidare nel breve periodo si è invece pensato ad anticipazioni di liquidità da parte di Roma Capitale.

L’IMPATTO DEL DL CRESCITA

Entrando nel merito del dl Crescita, il commissario sottolinea come il trasferimento a Roma Capitale del piano di estinzione del debito fa sì che il Campidoglio “dovrebbe gestire un piano di rimborso del Boc del tutto atipico e che sarebbe connotato da profili di illegittimità per ogni altro ente territoriale”. Un ulteriore elemento di attenzione è rappresentato dalla tutela degli obbligazionisti possessori del Boc. Infatti i contributi che rientrerebbero nella disponibilità di Roma Capitale garantirebbero pienamente il rimborso del capitale previsto nel 2048 rendendo di fatto inutile la costituzione di un eventuale fondo di ammortamento.

In tale situazione, come si diceva, la gestione commissariale non incorrerebbe in problemi di liquidità nel breve periodo perché “il disallineamento dei flussi di cassa si manifesterebbe a partire dal 2022 e quindi dopo i 36 mesi previsti dalla legge di bilancio 2019”. Peraltro “un eventuale incremento del debito commerciale da liquidare nei 36 mesi può essere fronteggiato con il ricorso al meccanismo” previsto proprio nel provvedimento allo studio.

Beltrami non nasconde però che “la complessiva sostenibilità ed efficacia del piano di rientro risulta condizionata dal definitivo accertamento della consistenza del debito commerciale e delle riscossioni sul versante della massa attiva”. A causa di ciò e in assenza dell’accollo del Boc da parte dello Stato “potrebbe essere necessaria l’attivazione di ulteriori strumenti onerosi per il reperimento di liquidità sul mercato”. Insomma, ci si troverebbe da capo.

In un contesto del genere, conclude Beltrami in audizione, “la gestione commissariale ritiene opportuno non interrompere i pagamenti sul fronte del debito commerciale proseguendo con la procedura individuata che prevede l’immediata soddisfazione dei creditori a fronte di una riduzione della pretesa creditoria o, in alternativa, il pagamento immediato di un importo pari al 50% della pretesa creditoria posticipando il pagamento del rimanente 50% al momento dell’estinzione di tutte le obbligazioni debitorie compatibilmente con le disponibilità di cassa”.

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