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Dalla Nadef alla Legge di Bilancio 2023

Cosa contiene la prima Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza del governo Meloni. L'intervento di Stefano Biasioli, Pietro Gonella e Michele Poerio

Con pazienza, ci siamo presi la briga di leggere con attenzione la NADEF varata dal Consiglio dei Ministri del 4/11/2022. Una cosa è stata subito evidente: non si tratta di un prodotto originale perché ricalca al 98% quello varato dal Governo Draghi in data 28/09/22.

In circa 3 settimane la Meloni non ha potuto fare altro che recepire il testo di Draghi . Non solo ma Giorgetti, ora Ministro dell’economia, del Governo Draghi era uno sponsor convinto, sia in Italia che in Europa. Cio’ premesso, Noi ci limitiamo a segnalare alcune criticità del testo (letto in data 9/11) e varato al Senato e alla Camera in 48 ore. Come sempre in Italia, i numeri relativi alle entrate, alle uscite e all’indebitamento dello Stato possono essere considerati relativamente verosimili.

Quello che comunque si evince è quanto segue:
1. la spesa sociale (% sul PIL) si aggirerà negli anni 2023-2024-2025 sul 21,5%, in linea con la spesa 2022;
2. la spesa pensionistica “vera” si aggirerà attorno al 16% del PIL(16,1-16,5%) nel prossimo triennio, pari a +0,9 rispetto alla percentuale 2022;
3. la spesa sociale “assistenziale passerà dal 5,87% del PIL (anno2022) al 5,07% nell’anno 2025.
Questi numeri sono importanti perché testimoniano alla UE che la nostra pensionistica “vera” è in linea con quella media dei 27 Paesi della UE e che, quindi, questo governo (a differenza di quanto fatto dai 3 precedenti governi!) non dovrà andare in Europa con il cappello in mano né dovrà cedere a possibili richieste della UE relative al taglio della spesa sociale.
Per quanto riguarda la SANITÀ anche la NADEF del governo Meloni accetta che continui il cronico sottofinanziamento della Sanità Pubblica, la cui spesa (in % sul PIL) calerà dal 7,04 (2022) al 6,61 (2023) al 6,20 (2024) e infine al 6,01% (2025).
Ogni commento a questo proposito è del tutto inutile.
È infatti evidente che se la spesa sanitaria totale scendera’ dai circa 134 miliardi del 2022 ai circa 129 miliardi degli anni 2024-2025, non saranno possibili significative variazioni dell’Organizzazione Sanitaria Pubblica, sia in tema di personale che in tema di strutture (!!!!!).
“E allora?” dira’ il lettore … Allora una cosa e’ certa. Nel giro di poche settimane il GOVERNO MELONI dovra’ scrivere la LEGGE di BILANCIO 2023. Ci attendiamo che nella stessa ci siano alcune SIGNIFICATIVE MODIFICHE rispetto all’attuale NADEF, pur tenendo conto che il governo Meloni dovrebbe durare l’intera legislatura. Ma un segnale va dato, gia’ dal 2023…..
Tra queste modifiche, alcune sono di principio, non costose, mentre altre sono si’ costose, ma sono fondamentali per evitare il degrado del SSN. Le elenchiamo, con modestia ma con pignoleria.

SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: PROPOSTE CONCRETE

1) Le RISORSE per il SSN DEBBONO ESSERE almeno l’8% del PIL, come da media UE, per i prossimi 4 anni e non devono ridursi, come invece previsto dal governo Draghi e dalla NADEF 4/11/22;
2) OCCORRE RISPETTARE la tempistica contrattuale (!!!), cosa fondamentale per il personale tutto;
3) OCCORRE COMBATTERE CONTRO la CARENZA di MEDICI LIBERALIZZANDO l’ACCESSO all’UNIVERSITÀ, con blocchi al 2° e 4° anno;
4) VANNO RIDEFINITi gli STANDARD OPERATIVI del PERSONALE del SSN, per singola specialità, adeguando ad essi le scuole di specialità, a partire da quelle legate all’emergenza (PS – Cardiologia – NCH – Nefro-dialisi – Infettivi – Pneumologia);
5) VA MODIFICATA l’ASSISTENZA TERRITORIALE, partendo prima dal personale necessario e poi dalle nuove strutture. Sui relativi costi Noi abbiamo condotto uno specifico studio.
6) VA TRASFORMATO il RAPPORTO di LAVORO del MMG con scelta obbligata tra:
-tempo pieno (36 ore)
-tempo definito (20 ore) con Libera Professione
-rapporto convenzionale (18 ore) ma con controlli orari;
7) VANNO RIVISTE le SCUOLE di FORMAZIONE del MMG.

PREVIDENZA: PROPOSTE CONCRETE

1) SEPARAZIONE NETTA, nel bilancio INPS, tra VOCI PREVIDENZIALI e VOCI ASSISTENZIALI (ex art. 37 legge 88/1999 !) in modo da chiarire, una volta per tutte, alla UE che, in Italia, la spesa previdenziale pura è sotto controllo mentre quella assistenziale è legata a migranti, disoccupati, inoccupati;
2) RIBADIRE alla UE che la SPESA 2021 per il WELFARE in ITALIA è pari al 16,6% del PIL di cui:
-PREVIDENZIALE PURA = 12,9% del PIL
-ASSISTENZIALE = 3,7% del PIL (54° Rapporto Censis);
3) RIBADIRE alla UE che la PREVIDENZA PURA è legata ai contributi versati dai singoli, mentre l’ASSISTENZA è FINANZIATA dalle TASSE;
4) VARARE NUOVE REGOLE per l’USCITA PENSIONISTICA (stop alla Fornero e flessibilità in uscita);
5) NO al “RICALCOLO CONTRIBUTIVO” se non vengono prioritariamente prima definite/chiarite le situazioni pensionistiche caratterizzate da un netto divario tra contributi versati e pensione percepita (categorie: pensioni con 19 anni e 6 mesi di contributi, artigiani, militari…) . Per QUANTO RIGUARDA la DIRIGENZA, il ricalcolo contributivo porterebbe ad un aumento delle pensioni maturate dai pensionati con 40 anni contributivi (es. ex INPDAP…);
6) NO ad ULTERIORI CONTRIBUTI COATTI sulle PENSIONI PUBBLICHE SUPERIORI a 5 VOLTE il MINIMO INPS, pensioni già pesantemente taglieggiate per 9 anni su 12 ! Non solo ma si tratta di soggetti che sono pesantemente tassati, per impossibilità ad evadere e per le regole attuali sull’IRPEF;
7) IMPLEMENTAZIONE di una ANAGRAFE INDIVIDUALE dell’ASSISTENZA con una BANCA DATI di TUTTE le VOCI ASSISTENZIALI, da declinare per CODICE INDIVIDUALE (CF) e per NUCLEO FAMILIARE. In tal modo si potrebbero scoprire (come fatto con il reddito di cittadinanza) le IRREGOLARITÀ, con evidente risparmio di spesa e punizione dei “furbastri” *
* Questo compito potrebbe essere affidato al CNEL, con la collaborazione di INPS, ISTAT, Ministero dell’Economia (per dati IRPEF). Ricordiamo che il CNEL ha già l’archivio di tutti i contratti, come mezzo di comparazione tra contratto e contratto, nella stessa area e in aree differenti di lavoro.

IN CONCLUSIONE

Non ci si venga a dire che tutte queste proposte/idee non possono essere contenute nella legge di bilancio 2023. Sentiamo gia’ i critici…” Belle idee ma difficili da realizzare come tempi e modi”.
Di questo siamo consapevoli. Ma, chi ben comincia è a metà dell’opera. Per questo cercheremo con attenzione, nella prossima legge di bilancio, TRACCCE CONCRETE di UN CAMBIAMENTO rispetto alle leggi di bilancioprecedenti. D’accordo, ci sono ulteriori ostacoli: guerra, inflazione, carenza energetica. Ma il “risveglio dell’Italia” dovrebbe avvenire anche puntando a una radicale revisione della tipologia di spesa in sanità e nel welfare, con nuove regole, nuovi controlli, nuove competenze.
Questo, per ora, chiediamo a Meloni e C. Non un mero esercizio contabile che non tiene conto di quello che è avvenuto in sanità, nel pubblico impiego, nella incapacità di conteggiare separatamente assistenza e previdenza. Con sprechi verosimilmente analoghi a quelli prodotti dall’applicazione “allegra” del reddito di cittadinanza .

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