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Cosa serve, davvero, per ridurre le morti sul lavoro

Perché le responsabilità sono diffuse per gli infortuni sul lavoro. E non servono decreti di urgenza per la sicurezza nei posti di lavoro. Serve altro, ecco cosa. L'intervento di Alessandra Servidori

 

Firenze è negli occhi di tutti in questi giorni e si continua a piangere, ma non serve: non bisogna scoraggiarsi, bisogna agire. Si riascoltano le stesse parole, anche in sede istituzionale, e accuse rimpallate. Occorre fare cultura della prevenzione e sicurezza, e poiché non è stato possibile neanche fare una Procura nazionale italiana dove far lavorare magistrati e competenze specialistiche, è indispensabile almeno un’Agenzia nazionale sulla prevenzione sul lavoro che parta subito sul contenuto nei Dvr della valutazione del rischio sui cantieri sia per gli edifici istituzionali che per le attività produttive.

È poi assente nel nostro paese un coordinamento tra il Testo unico novellato continuamente e la normativa sulla responsabilità sociale delle imprese, proponendo modifiche laddove si parla della responsabilità amministrativa di enti e società. Vi è una sottovalutazione storica delle politiche pubbliche in materia di salute e sicurezza sul lavoro per misurare se tutto ciò che viene fatto o non viene fatto sugli infortuni.

Continua ad essere una grave crisi degli organi di vigilanza sia l’ispettorato nazionale del lavoro, sia le asl che sono abbandonate a se stesse, il che significa carenze di organico e carenza di professionalità.

I processi penali in materia di sicurezza in ambienti di lavoro e di vita o non si fanno o se si fanno la lentezza è disastrosa e finiscono in prescrizione dei reati come omicidio colposo, lesione colposa e anche disastro colposo.

Le norme rimangono scritte sulla carta e non trovano concreta applicazione e si verifica perlopiù la disastrosa tendenza tra le imprese a pensare che queste norme si posso violare impunemente e vi è un tragico senso di ingiustizia negata ai parenti delle vittime.

Lo stato degli appalti è un problema gravissimo e riguarda le condizioni di lavoro perché è lì che l’infortunio è molto ricorrente nei cantieri: le norme per incidente non ritengono responsabile solo il subappaltatore, ma anche l’appaltatore e il committente, e più si va a scendere e più aumentano i pericoli e la norma contro il ribasso contenuta nel decreto 81 deve demotivare a ridurre i costi; ma la legge è chiara e non si devono ridurre i preventivi per vincere l’appalto. E i rappresentanti dei lavoratori, i rls per la sicurezza, hanno un mestiere difficile e delicato e spesso non sono formati: anche i sindacati devono farsi carico dei loro ruoli e aiutarli.

La questione del riordino della materia è fondamentale e il ministero del Lavoro retto da Marina Calderone (nella foto) non può limitarsi, insieme all’intero governo, a decreti di urgenza che si accavallano ma non incidono, e soprattutto se la materia è severamente europea si applichi le direttive che anche OIL ci indicano da anni come inapplicate.

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