Economia

Alla Bei serve un guidatore coraggioso (e italiano). L’analisi di Quadrio Curzio

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La riunione dell’Eurogruppo. Il dossier Bei. E l’analisi di Alberto Quadro Curzio, economista e presidente emerito Accademia dei Lincei

Il punto che ha impedito di arrivare ad un accordo all’Eurogruppo oggi, dopo sedici ore di trattative, è appunto la condizionalità legata alle Eccl (Enhanced Conditions Credit Lines, linee di credito a condizioni rafforzate), del Meccanismo Europeo di Stabilità. E’ un argomento diventato politicamente molto sensibile in Italia, anche se il nostro Paese non è l’unico ad avere problemi con questo aspetto. A quanto Adn Kronos apprende a Bruxelles, mentre all’inizio della riunione c’erano differenze importanti tra gli Stati membri su tutti e quattro i temi sul tavolo (piano Bei per imprese, piano Sure per la tutela dell’occupazione, ruolo del Mes, fondo per la ripresa), nel corso dell’incontro per quasi tutte si è trovato un accomodamento. Alla fine, si è andati molto vicini ad avere un accordo, ma la condizionalità annessa alle linee di credito Eccl del Mes si è rivelato un punto ostico e non si è trovato un accordo sulla formulazione della relativa parte di testo nelle conclusioni o nella dichiarazione finale. Per questo è stato deciso di riaggiornare l’Eurogruppo a domani, anche perché diversi ministri avevano impegni per la giornata di oggi e tutti erano piuttosto stanchi, dopo una nottata passata in bianco, a trattare anche in incontri e riunioni separate. Sul piano della Banca Europea per gli Investimenti si è trovata un’intesa: c’è stata una discussione tra i ministri sul fatto se il piano debba focalizzarsi solo sulle piccole e medie imprese oppure anche sulle grandi, cosa che ha implicazioni sul volume finanziario di cui si parla (le pmi hanno bisogno di meno fondi rispetto alle grandi). L’accordo raggiunto conserva le cifre annunciate dalla Bei, cioè 25 mld di euro di fondi di garanzia, per un volume di finanziamenti di 200 mld di euro (fino a pochi giorni fa la Germania spingeva per un volume assai più ridotto, 50 mld, ma questa resistenza, oscurata dal dibattito sui coronabond, è caduta). Il piano sarà destinato a tutte le imprese, con un focus particolare sulle pmi. (Redazione Start Magazine)

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Sulla Bei c’è da segnalare una lunga analisi pubblicata dell’economista e presidente emerito dell’Accademia dei Lincei, l’economista Alberto Quadrio Curzio. Ecco un estratto di un articolo pubblicato su Huffington Post

“L’appello che due commissari europei del calibro di Paolo Gentiloni e Thierry Breton, titolari di dicasteri della “economia reale“, hanno messo sul tavolo dei loro colleghi della “economia delle finanze”. Si tratta della prima volta che un evento del genere entra nella politica europea e questo significa che nella Commissione vi è una forte presa di posizione per affiancare in condizioni di pari grado l’economia reale all’economia finanziaria. Se così sarà, si andrà verso quella triade con l’economia monetaria che fa capo alla Bce, che con la presidenza di Mario Draghi ha raggiunto un livello di rilevanza europea ed internazionale di prima grandezza.

Fa particolarmente piacere leggere nell’appello che…

“Nessuno Stato europeo, né del nord né del sud, dispone di mezzi propri che gli permettano di far fronte, da solo, a un tale shock. Nessuno. Sono quindi tre i princìpi che devono guidarci nel rispondere a questa domanda di finanziamento che è al centro delle sfide che l’Unione si trova ad affrontare:
– nessun Paese deve essere lasciato indietro;
– nessuna economia può restare la vittima isolata della pandemia;
– tutti gli Stati membri devono avere un accesso equo e in condizioni simili al debito necessario per finanziare i loro piani”

Si prefigura così un ruolo accresciuto (direi centrale) della Bei, che viene esplicitamente richiamata nell’appello, che con vari tasselli ci induce a individuare la proposta sia di un Fondo per la emissione di titoli europei che potrebbero entrare negli acquisti della Bce, sia di un piano di investimenti del 10% del Pil della Ue ovvero intorno ai 1.600 miliardi di euro. A mio avviso è ancora poco sui 3.500 persi con la crisi iniziata nel 2009 che con la crisi attuale aumenterà di molto.

L’appello non entra nella specifica del ruolo Bei che, tuttavia, come ho scritto spesso può essere cruciale in quanto le sue potenzialità sono enormi. Bisogna andare però ben oltre i 60 miliardi di crediti annuali, come accade adesso, arrivando ad un multiplo fino a 10 volte possibile se venisse aumentata l’entità versata del suo capitale sottoscritto. Perché adesso sono versati solo 23 miliardi su 243 miliardi sottoscritti e perché Francia e Italia hanno quote di capitale ciascuno pari a quella della Germania. I primi due Paesi con Spagna e altri Stati più piccoli, ma sulla linea dei primi due, arriverebbero alla maggioranza imprimendo alla Bei uno slancio oggi urgente e frenato da un politica troppo conservatrice. L’utilizzo massiccio della Bei anche nel Piano Juncker per gli investimenti che nella nuova versione dovrebbe mobilitare 650 miliardi nel ciclo quinquennale di Commissione europea e settennale del bilancio comunitario 2021-2027. L’entità prefigurata si potrebbe aumentare molto, anche per realizzare il rinnovamento infrastrutturale “Green” voluto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Andrebbe poi potenziato anche il Fondo Europeo Investimenti (Fei), che è controllato dalla Bei e di cui sono azionisti anche la Commissione Ue e le Casse depositi e prestiti di Francia, Germania e Italia. Con un capitale sottoscritto di 4,5 miliardi e versato per 0,9 miliardi fa crediti ma soprattutto partecipa allo sviluppo di imprese ad alto potenziale innovativo, facilitando il loro accesso al mercato dei capitali. Questo dovrebbe diventare il potente fondo pubblico-privato per i finanziamenti e sviluppo di iniziative di nuove piattaforme di tecnoscienza. Lo Human Technopole di Milano sarebbe un candidato ideale anche per dimostrare a questa Città europea, a suo tempo privata della Agenzia del Farmaco trasferita a Amsterdam da Londra,che l’Europa sta anche a sud delle Alpi.

Infine andrebbe collocato dentro il gruppo Bei anche il nuovo Fondo proposto da Breton e Gentiloni per emettere obbligazioni a lungo termine come strumento di finanziamento non convenzionale delle risorse di bilancio comunitario per gli investimenti di rilancio industriale per superare la crisi. La stessa Bei potrebbe a mio avviso con un nuovo Ente controllato da lei stessa dalla Commissione europea e dalle Casse depositi e prestiti svolgere questo ruolo con particolare attenzione alle infrastrutture e alla politica industriale dove l’Europa è debole a fronte dei giganti degli Usa e della Cina.

“Il tempo stringe. Le circostanze necessitano di dare prova di creatività”

Con questa frase Gentiloni e Breton concludono il loro appello che a mio avviso potrebbe avere due immediati e concreti correlati

Il primo è un maggiore equilibrio ai vertici di alcune istituzioni europee cambiando il presidente della Bei. L’attuale presidente è un autorevole professore universitario e politico tedesco al suo secondo mandato quinquennale iniziato nel 2018 e che lo porterà al record di durata di 10 anni. Anche il Mes ha come presidente un autorevole esperto tedesco. Infine tedesca è la presidente della Commissione europea .La Francia ha la presidente della Bce. L’Italia, uscito Draghi, ha avuto la presidenza dell’Europarlamento con David Sassoli, ma non ha più una posizione apicale in tre grandi snodi della politica economica europea. E’ una situazione che sbilancia molto le istituzioni europee a favore della Germania e che la espone anche a possibili critiche o sovraesposizioni.

Il secondo è che, data l‘urgenza, invece di parlare di nuovi eurobond, si usino varianti di quelli che già ci sono e cioè le obbligazioni della Bei che hanno sui mercati mondiali un rating impareggiato. Basterebbe varare serie speciali con fini speciali o farle emettere da un nuovo Fondo dentro la Bei con le garanzie della stessa. La Bce potrebbe aumentare gli acquisti ben oltre i 100 miliardi di Bei che già oggi detiene. Per fare tutto questo ci vorrebbe alla Bei da potenziare un “manovratore” credibile, coraggioso e capace. Possibilmente italiano. Ce lo meriteremmo”.

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