Economia

Come la crescita fiacca in Europa influenzerà la Bce di Draghi

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Il commento di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners sgr

Comunque la si guardi, le speranze di una stabilizzazione dell’attività economica in novembre sono andate sostanzialmente deluse. I Pmi flash di novembre mostrano un ulteriore deterioramento, e indicano che la crescita del business in questo quarto trimestre si attesa attorno ai minimi da 4 anni.

Il Pmi Composite Eurozone perde un altro 0.7, assestandosi a 52.4 vs attese per 53. Il dato sul manifatturiero passa da 52. a 51.5, minimo da 2 anni e mezzo. Il calo della domanda globale resta il motivo principale del rallentamento. Meglio il settore servizi, che comunque perde 0.6 a 53.1 (vs attese per 56.6) ma continua ad indicare un passo di espansione discreto.

Dal punto di vista geografico, per quel che permette la release flash, marginale rallentamento in Francia (54. da 54.1), mentre in Germania il calo di attività prosegue (52.2 da 53.4 e vs attese per 53.1) guidato da un approdo del manifatturiero su livelli vicini allo stallo (51.6). Parte del rallentamento è da ascrivere a fattori temporanei (vedi nuovi standard emissioni inquinanti per il settore auto), ma l’attesa stabilizzazione tarda.

Riguardo il resto dell’area, Markit commenta laconicamente che “Un espansione particolarmente lenta si è osservata nel resto dell’Eurozona, dove il tasso di espansione è stato il più lento da novembre 2013, in entrambi i settori, sino a raggiungere valori di espansione modesti”.

Su queste basi, diciamo che è improbabile che il quadro italiano sia migliorato granché, anche se parte del rallentamento può dipendere da altri paesi (la Spagna aveva visto la sua attività rimbalzare bruscamente, e può aver ritracciato un po’). Il rischio è che il calo dell’attività sia continuato, sia pure a ritmi inferiori a ottobre.

Il report è coerente con una crescita del Gdp Eurozone di +0.2% o poco più.

Questo dato crea non pochi problemi alla Bce, che ha in programma annunciare la fine del Qe al meeting di Dicembre. Infatti è difficile sostenere che i recenti dati “abbiano confermato il quadro su crescita e inflazione” della Banca Centrale. Difficilmente lo stop agli acquisti sarà rinviato, ma Draghi dovrà per lo meno ammettere che i rischi per lo scenario macro sono al ribasso, e dovrà rafforzare il messaggio che la Bce è pronta a riaccelerare sullo stimolo in caso di bisogno.

Se non altro, la sensazione che i mercati fossero più pessimisti del consenso degli analisti sul report è stata confermata dal fatto che l’azionario eurozone ha tenuto, abbozzando a tratti un rimbalzo. Quest’effetto è stato aiutato da un comprensibile calo dell’€, mentre i tassi core hanno mostrato una tendenza a scendere.

Il Btp ha continuato a mostrare forza, beneficiando dei segnali distensivi citati ieri, ed eventualmente anche della prospettiva di una Bce più cauta e pronta a riprendere lo stimolo monetario straordinario in una qualche forma (Tltro?).

Si può anche immaginare che, se l’intera area € prosegue il rallentamento, Bruxelles potrebbe ammorbidire ulteriormente la stance: il rischio è che anche altri Paesi risultino, ex post, lontani dai rispettivi target di deficit. È però anche vero che un ulteriore rallentamento europeo depone male per la crescita italiana, già al palo nel terzo trimestre, e quindi per le finanze pubbliche.

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