Per la prima volta nella sua storia il Giappone ha una donna primo ministro (e una ministra delle finanze), e questo dovrebbe imprimere maggiore dinamismo alla società.
In Giappone esiste da tempo un “soffitto di cristallo” piuttosto spesso; non a caso, la percentuale di donne del Partito Liberal Democratico (LDP) elette alla camera bassa del Parlamento è ancora inferiore al 10%. Queste nomine potrebbero rappresentare per la società giapponese un importante punto di svolta verso una realtà più dinamica, che valorizza maggiormente il merito ed è in grado di accettare maggiori cambiamenti.
Il governo Takaichi è partito con una base fragile all’interno dell’LDP, ma gode di un forte sostegno pubblico, superiore al 70%.
È interessante constatare che il supporto tra i giovani (con meno di 40 anni) è aumentato sensibilmente, passando dal 15% all’80%. Si tratta di uno sviluppo significativo, poiché tradizionalmente l’LDP ha riscosso maggiori consensi tra le persone anziane, il che ha ostacolato un cambiamento dinamico. Una maggiore approvazione da parte dei cittadini è condizione necessaria per un governo longevo, e un governo longevo tende a favorire una performance più solida e più duratura dei mercati azionari.
RALLY PRONUNCIATO MA RISTRETTO DA QUANDO TAKAICHI HA VINTO LE ELEZIONI DELL’LDP
Nel mese di ottobre l’indice Nikkei 225 ha guadagnato il 16%, mentre il più ampio indice TOPIX è avanzato solo del 6%. Considerando le priorità del nuovo governo, le prime beneficiarie sono state le società legate alla sicurezza nazionale, in particolare quelle della difesa e dell’IA. Il resto del mercato si è mosso più lentamente. Quanto accaduto implica che permangono interessanti opportunità di investimento a lungo termine, in particolare nelle aziende orientate al mercato interno e nei titoli delle small e mid cap. I titoli legati alla sicurezza nazionale, come NEC, IHI, Hitachi e Fujitsu, hanno segnato un rialzo, ma secondo i nostri analisti presentano ancora valutazioni appetibili.
LE FAMIGLIE NON HANNO BENEFICIATO DEI GUADAGNI MESSI A SEGNO DALL’IMMOBILIARE E DALL’AZIONARIO
Le famiglie non hanno tratto grande beneficio dal boom dei mercati azionari e immobiliari giapponesi cominciato all’inizio dell’“Abenomics” nel 2013, e proseguito in particolare con il ritorno dell’inflazione nel 2022. Nonostante quest’anno si sia registrato il maggior aumento dei salari nominali dal 1990, negli ultimi quattro anni la crescita dei salari reali in Giappone è stata quasi sempre negativa. Per quanto le prospettive sul fronte degli aumenti salariali nominali rimangano favorevoli fino al 2026, affinché la crescita reale sia positiva il governo deve controllare l’inflazione, principalmente quella alimentare, che rappresenta tre quarti del livello complessivo in Giappone. È lecito affermare che finora la crescita dei prezzi ha trasferito ricchezza dalle famiglie al governo (attraverso maggiori entrate fiscali nominali).
IL TASSO DI CAMBIO STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ IMPORTANTE
A tal proposito, per il nuovo governo sta diventando cruciale controllare l’andamento del tasso di cambio per evitare ulteriore inflazione, poiché tra il pubblico sta crescendo lo scontento per la debolezza dello yen. Il Giappone acquista all’estero il 40% circa del cibo che consuma, come pure la maggior parte delle materie prime di cui ha bisogno, quali petrolio e gas. Ciò significa che negli ultimi due anni il paese ha importato inflazione attraverso uno yen sostanzialmente indebolito. Dato che un forte sostegno pubblico è indispensabile alla sopravvivenza del nuovo governo, è molto probabile che questo si adoperi per arginare un ulteriore indebolimento dello yen.
LO YEN PUÒ RAFFORZARSI RISPETTO AL DOLLARO?
Il modello del differenziale di interesse indica che il cambio USD/JPY dovrebbe attestarsi a quota 130-140, rispetto all’attuale livello di 155 (al 19 novembre); il Giappone è l’unico paese del G7 per il quale si prospetta un miglioramento del tasso di cambio. Il differenziale di interesse tra Stati Uniti e Giappone si è notevolmente ridotto negli ultimi due anni, tornando ai livelli registrati nell’aprile 2022. Prevediamo un apprezzamento dello yen, che nei prossimi 12 mesi potrebbe portarsi a quota 140 rispetto al dollaro; tale variazione del tasso di cambio, dal canto suo, dovrebbe provocare una sana rotazione del mercato verso le azioni giapponesi.
POTENZIALE AUMENTO DELLE VALUTAZIONI AZIONARIE GIAPPONESI?
Attualmente le valutazioni azionarie giapponesi si collocano nella fascia alta dell’intervallo di negoziazione degli ultimi 15 anni, con un rapporto prezzo/utili (P/E) prospettico a 12 mesi pari a 15,6x, che però resta sostanzialmente inferiore a quello dell’S&P 500 (23x). Si può sostenere che tale intervallo di negoziazione abbia coinciso con l’era deflazionistica del Giappone, per cui se il nuovo governo riuscirà ad attuare efficacemente le sue strategie di crescita le valutazioni azionarie giapponesi potrebbero salire ulteriormente verso quota 18-19.
La famigerata accumulazione di liquidità delle aziende giapponesi potrebbe non essere più tollerata; si prospetta l’arrivo di una nuova imposta?
Sia Takaichi che la Financial Services Agency (FSA) giapponese sono consapevoli di questo problema. L’FSA ha avviato un confronto sulla revisione del Codice di corporate governance per il 2026, e il programma comprende anche l’accumulazione di liquidità. Nel frattempo, Takaichi aveva parlato di possibili imposte sulla liquidità delle aziende già nel 2021, durante il suo tentativo fallito di conquistare la leadership dell’LDP. Questo è un altro fattore che potrebbe favorire un ulteriore aumento delle valutazioni azionarie.
LE TENSIONI GEOPOLITICHE, IN PARTICOLARE CON LA CINA, POTREBBERO AGGRAVARSI SOTTO IL GOVERNO TAKAICHI
La nuova prima ministra ama descriversi come la legittima erede del precedente governo Abe, per quanto riguarda non solo le politiche finanziarie ma anche gli affari esteri. Le osservazioni e le azioni di Takaichi potrebbero irritare Pechino, potenzialmente anche più di quanto non avesse fatto Abe, il che potrebbe influenzare i rapporti delle aziende giapponesi con la Cina.
I FATTORI TRAINANTI DEI MERCATI AZIONARI GIAPPONESI
In Giappone la redditività del capitale proprio (ROE) è ancora bassa, fermandosi al 10% circa, ma nei prossimi anni potrebbe aumentare, portandosi verso l’11-12%. Ciò dovrebbe rappresentare un potente catalizzatore per rendimenti azionari più sostenibili.






