Economia

Come ci muoveremo sul contratto dei metalmeccanici. Parla Bentivogli (Fim Cisl)

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contratto metalmeccanici

L’intervento di Marco Bentivogli, segretario generale della Fim Cisl, sulla trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici

Il settore dei Metalmeccanici vive un momento di profonda crisi, schiacciato tra le guerre dei dazi e il rallentamento della congiuntura economica, a cui bisogna aggiungere le questioni interne, con particolare riferimento alla vicenda dell’ex-Ilva di Taranto.

L’indagine conoscitiva che il direttore di Federmeccanica Stefano Franchi ha presentato in occasione del secondo incontro della trattativa per il rinnovo del Contratto dei Metalmeccanici, che si è tenuto presso la sede di Confindustria, a Roma, non lascia dubbi.

Purtroppo questo è un quadro che conosciamo bene perché viviamo la quotidianità dei luoghi di lavoro ma, in passato, abbiamo rinnovato il contratto anche in situazioni peggiori.

Occorre entrare nel merito dei temi posti, perché se come diceva Tarantelli, a cui ieri è stata dedicata una targa commemorativa nella casa in cui viveva, ogni parte sociale inizia la propria danza propiziatoria si finisce con l’allontanare i punti di convergenza e di allungare i tempi dell’accordo. Oggi ci aspettavamo, infatti, qualche prima risposta sui vari aspetti della nostra piattaforma.

Mi preme precisare anche che i dati presentati da Federmeccanica sull’applicazione del contratto sono ben diversi dalla realtà e nello scorso contratto l’equilibrio sul salario era stato trovato superando, finalmente, le competenze dei due livelli di contrattazione, stabilendo che la ricchezza prodotta doveva essere ridistribuita dove viene prodotta e cioè a livello aziendale.

Il contratto ha difeso bene le retribuzioni rispetto all’inflazione ma, come dicono i dati Istat, dove non c’è contrattazione aziendale la produttività non è stata distribuita e le retribuzioni reali sono diminuite.

Per quanto riguarda la formazione, continuare a spiegare che si sta procedendo su questa strada senza avere una certificazione della qualità della formazione erogata, significa non coglierne l’opportunità. È inaccettabile che la commissione paritetica, che avrebbe dovuto dare la svolta auspicata, sia stata convocata l’ultima volta a fine 2018.

Lo stesso vale per le altre commissioni paritetiche: sull’inquadramento, fermo al 1973, è stato fatto troppo poco. Avevamo chiesto che fosse cambiato il meccanismo di riconoscimento della professionalità legandola a criteri oggettivi, trasparenti e meritocratici, perché il lavoro è cambiato e quindi deve cambiare la sua valutazione.

Non possiamo pensare che i superminimi individuali rappresentino un elemento di valorizzazione della meritocrazia. Un nuovo sistema di valutazione delle professionalità e competenze che sia misurabile è necessario non solo per i lavoratori ma anche perché rappresenta un investimento sulla produttività delle imprese.

Per quanto riguarda i flexible benefit occorre realizzare una piattaforma digitale nazionale che renda trasparente la distribuzione di questo istituto per assegnargli valore sia dal punto di vista economico che sociale in grado di produrre benessere diffuso.

Attendiamo ora il prossimo incontro, che si terrà il 10 dicembre presso la sede del Cnel a Roma.

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