Economia

Come Visco (Banca d’Italia) plaude al Recovery Fund

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Visco recovery

Il Recovery Fund? “Una opportunità importante per predisporre una risposta comune che, al pari delle misure monetarie, sia proporzionata alla gravità della crisi”. Parola di Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, nelle Considerazioni finali all’assemblea annuale dell’Istituto centrale

La proposta della Commissione presentata due giorni fa al Parlamento Europeo per la creazione del nuovo strumento denominato Next Generation EU ribadisce la centralità della transizione ambientale e di quella digitale; vi affianca l’obiettivo di rafforzare la cooperazione in campo sanitario. Viene prevista la costituzione di un fondo di 750 miliardi da destinare a trasferimenti
e prestiti agli Stati membri (rispettivamente per 500 e 250 miliardi). Le risorse raccolte sul mercato dalla Commissione sarebbero assegnate nell’ambito del quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea, privilegiando i paesi più colpiti dalla crisi.

Si tratta di una opportunità importante per predisporre una risposta comune che, al pari delle misure monetarie, sia proporzionata alla gravità della crisi.

In un’area integrata come la nostra, le difficoltà di ogni paese si ripercuotono inevitabilmente su tutti gli altri. Solo un’azione comune, forte e coordinata potrà proteggere e rilanciare la capacità produttiva e l’occupazione in tutta l’economia europea. Al di là dei calcoli di convenienza finanziaria di ciascun paese, la rilevanza della nuova iniziativa della Commissione risiede nell’idea che, in circostanze eccezionali, la capacità di spesa del bilancio comunitario possa crescere mediante il ricorso al debito, per intervenire quando e dove necessario.

Il Fondo si finanzierebbe infatti con un debito comune contratto dall’Unione europea, che sarebbe responsabilità di tutti i paesi membri. Alcuni sarebbero beneficiari netti, altri contributori netti; il ruolo che ognuno si troverà a svolgere dipenderà dalle condizioni di bisogno relativo ma anche dalla capacità di utilizzare le risorse che si renderebbero disponibili.

Nel prendere parte alla strategia europea che si va delineando l’Italia è chiamata a uno straordinario sforzo, tecnico e di progettazione, per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni con i programmi dell’Unione.

Seguendo un percorso tracciato insieme con i nostri partner verso un’economia innovativa e più sostenibile, vedremmo rafforzata la possibilità di ritrovare la via dello sviluppo; contribuiremmo a ridefinire in una direzione di giustizia ed efficienza il modello economico e sociale da cui dipende indissolubilmente il benessere di tutti i popoli europei.

Questa è la terza crisi che l’Unione europea affronta nel giro di poco più di dieci anni. Abbiamo toccato con mano la difficoltà di gestire situazioni di emergenza in un quadro istituzionale incompleto, in cui gli interventi dei singoli paesi possono essere vincolati da condizioni di debolezza e quelli delle istituzioni europee limitati dalla mancanza di strumenti. Va riaffermato che la complessità del sistema delle fonti, dell’architettura istituzionale e delle relative competenze non deve favorire interpretazioni incerte delle regole che ne guidano l’azione.

Passi in avanti, anche importanti, sono stati compiuti; manca ancora quel salto di qualità che era stato descritto nei rapporti preparati dai presidenti delle principali istituzioni europee subito dopo la crisi dei debiti sovrani.

 

(estratto dalle Considerazioni Finali; qui il testo integrale)

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