Economia

Come vanno (male) i conti di Deutsche Bank

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La riorganizzazione di Deutsche Bank procede a tappe forzate. L’articolo di Francesco Bertolino

La «reinvenzione» di Deutsche Bank, secondo la definizione del ceo Christian Sewing, procede a tappe forzate, anche a costo di ingenti perdite. Oneri di ristrutturazione per 3,4 miliardi hanno portato la prima banca di Germania a chiudere il trimestre con un rosso di 3,1 miliardi, peggior risultato dal 2015. Il risultato negativo, preannunciato nel piano, è stato superiore alle attese e a Francoforte il titolo ha ceduto l’1,9%, tornando a quota 7 euro. Il calo, però, sembra dovuto non tanto alla maggior perdita quanto alle performance non esaltanti delle divisioni su cui Sewing vuole rifondare la redditività di Deutsche.

La decisione con cui il management sta attuando le misure presentate solo due settimane fa dovrebbe anzi risultare gradita al mercato, specialmente se confrontata con l’esitante esecuzione dei precedenti piani di ristrutturazione. Anzitutto, la banca ha già affrontato quasi metà dei 7,4 miliardi di ristrutturazione preventivati; altri 2 miliardi peseranno sul secondo semestre 2019 e 2 sul bilancio 2020 che dovrebbe concludersi in pareggio.

Dal 2021 Deutsche dovrebbe tornare al profitto e al dividendo. Nella bad bank sono poi già confluiti 65 miliardi di asset ponderati per il rischio sui 74 previsti, il 12% dei quali sono già stati dismessi. Avanzano inoltre le trattative per la cessione a Bnp Paribas della divisone di prime brokerage. Infine sono già stati comunicati ai dipendenti interessati i primi 900 esuberi sui 18 mila previsti nel piano.

Deutsche insomma non sta perdendo tempo. Ciò che sembra piuttosto preoccupare analisti e investitori è la debolezza dei risultati delle divisioni a cui Sewing ha affidato il rilancio della banca. Se le difficoltà dell’investment banking (nel trimestre -18% di ricavi e rosso ante-imposte da 907 milioni) erano note sono comuni a tutte le banche, qualche perplessità in più ha destato la stagnazione del fatturato della divisione dedicata ai servizi alle imprese e a clienti istituzionali.

Non esaltante neanche il risultato dell’unità di private and commercial bank che pure ha generato nel semestre un utile pre-tasse di 46 milioni, nonostante un calo del 2% dei ricavi e 557 milioni di oneri di ristrutturazione. Buone notizie invece dalla gestione del risparmio che ha generato nel trimestre un fatturato di 593 milioni (+6%), registrando un aumento degli asset under management del 4% a 721 miliardi di euro. Quanto ai requisiti patrominali, il Cet 1 ratio è sceso dal 13,7 al 13,4%: Deutsche ha già annunciato che il parametro potrà scendere fino al 12,7% entro il 2020 per liberare risorse utili a finanziare la ristrutturazione senza chiedere ulteriori sforzi agli azionisti.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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