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Come va (e come andrà) Mediobanca

Mediobanca: numeri, strategie e vicende giudiziarie nel semestre ponte dopo il cambio di controllo che chiude un’epoca per Piazzetta Cuccia

Un semestre di transizione, inevitabilmente. Ma anche un semestre che racconta la capacità di Mediobanca di reggere l’urto di uno dei passaggi più delicati della sua storia recente: il cambio di controllo, l’ingresso del gruppo Banca Monte dei Paschi di Siena, l’allineamento contabile e organizzativo, la difesa – poi fallita – dall’Opas del Monte e, infine, l’avvio di una nuova fase strategica per l’istituto di Piazzetta Cuccia guidato da Alessandro Melzi d’Eril.

Il bilancio semestrale al 31 dicembre 2025, approvato dal cda presieduto da Vittorio Grilli, è un esercizio “ponte” anche dal punto di vista tecnico: sei mesi per sincronizzare il calendario contabile con quello della capogruppo senese. Ma dentro quei sei mesi c’è molto di più di un mero aggiustamento temporale.

PERCHE’ DIMINUISCE L’UTILE DI MEDIOBANCA

L’utile netto contabile si ferma a 512,6 milioni, in flessione del 22,3%, zavorrato da 110,3 milioni di componenti non ricorrenti legate ai costi delle offerte pubbliche di scambio, a svalutazioni di attività immateriali e alle buonuscite del top management uscente. Depurando il dato da queste voci, l’utile “ricorrente” si attesta a 622,9 milioni, in calo più contenuto (-5,6%), con circa 300 milioni concentrati nell’ultimo trimestre.

COSA SUCCEDE AI RICAVI

I ricavi tengono quota 1,786 miliardi (-3%), grazie alla spinta del credito al consumo e al contributo della partecipazione in Assicurazioni Generali, che compensano la normalizzazione del corporate & investment banking dopo i picchi eccezionali del 2024 e le difficoltà del wealth management.

Il cost/income sale al 46%, anche per effetto delle misure di incentivazione e retention attivate nella fase finale dell’esercizio, mentre il costo del rischio resta sotto controllo a 53 punti base.

IL COMMENTO DEL CAPO AZIENDA MELZI D’ERIL

È Alessandro Melzi d’Eril, amministratore delegato e direttore generale, a mettere il timbro interpretativo sui numeri. “Questa relazione semestrale è una relazione transitoria, adottata per allineare il nostro periodo di esercizio al ciclo dell’anno solare”, spiega il capo azienda dell’istituto di Piazzetta Cuccia, sottolineando come si sia trattato anche di “una fase di trasformazione significativa, a seguito del cambio di controllo della banca”.

Il messaggio, però, guarda avanti: “In un periodo di inevitabile transizione, Mediobanca può far leva su business solidi e professionalità distintive, e prepararsi così a scrivere un nuovo capitolo della sua storia», rimarcando come l’obiettivo resti quello di «iniziare l’esercizio 2026 in ripresa su tutto il franchise”.

TENSIONI NEL WEALTH MANAGEMENT

È il wealth management a mostrare le maggiori tensioni. Le Total Financial Assets restano elevate a 115 miliardi, con 2,6 miliardi di raccolta netta di gestito nel semestre, ma il dato nasconde una dinamica meno lineare: nell’ultimo trimestre la divisione registra deflussi per 1,1 miliardi, legati soprattutto all’uscita di banker nel private banking domestico.

I ricavi della divisione si attestano a 473 milioni, in linea con lo scorso anno, ma l’utile netto scende a 93 milioni (-15,8%), penalizzato dall’aumento dei costi e dagli incentivi di retention. Mediobanca ha già avviato misure mirate per trattenere le figure chiave e rilanciare il recruitment nel 2026, con l’obiettivo dichiarato di riportare la divisione su un sentiero di crescita coerente con il posizionamento del brand.

I PILASTRI GENERALI DELLA RESILIENZA

Se il wealth management arranca, il credito al consumo continua invece a rappresentare una delle colonne portanti del gruppo. Nei sei mesi i nuovi prestiti raggiungono 4,9 miliardi (+12%), con ricavi in crescita e una redditività che resta elevata. Il contributo all’utile conferma la solidità del modello Compass, anche in un contesto di tassi in discesa.

Altro elemento di stabilità è la partecipazione in Generali, che apporta 272,7 milioni all’utile consolidato (+20,3%), beneficiando del miglioramento della performance operativa della compagnia, in particolare nel ramo danni.

NUMERI E CONFRONTI

Il corporate & investment banking chiude il semestre con ricavi a 357 milioni (-20%) e un utile netto di 93 milioni (-36%). Il confronto con il 2024 è penalizzante per definizione: lo scorso anno aveva beneficiato di un advisory particolarmente ricco e di operazioni “big ticket”. Nel 2025 pesa invece il rinvio al 2026 di alcune operazioni, soprattutto estere.

Nel trimestre finale, però, emerge una ripresa sequenziale dei ricavi, trainata da lending e attività di mercato, mentre la pipeline per il 2026 viene descritta come solida.

DIVIDENDO IN CRESCITA

Nonostante il contesto, il cda propone un dividendo di 0,63 euro per azione, in crescita del 13%, con un pay-out del 100%. Il CET1 fully loaded sale al 16,4%, beneficiando anche della rivalutazione degli immobili e di interventi di ottimizzazione patrimoniale, a conferma di una posizione di capitale considerata robusta dal management.

IL CONTESTO

I conti arrivano mentre è in corso l’allineamento strategico con il gruppo Mps e si avvicina l’aggiornamento del piano 2025-2028. Sullo sfondo, nelle stesse ore della presentazione dei risultati, si è inserita anche una notizia di cronaca giudiziaria destinata a incrociarsi con il dossier Mediobanca-Montepaschi.

La Procura di Milano ha infatti indagato per insider trading Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero dell’Economia e consigliere di amministrazione di Mps, accusato di aver acquistato azioni Mps e Mediobanca sfruttando informazioni riservate in suo possesso in vista del lancio dell’Offerta pubblica di scambio del gennaio 2025. Secondo l’ipotesi accusatoria, Di Stefano avrebbe investito circa 100mila euro sui due titoli, con l’obiettivo di trarre profitto dalle oscillazioni legate all’operazione, realizzando un guadagno di alcune migliaia di euro.

La notizia non incide direttamente sui numeri del semestre né sulle scelte operative della banca guidata da Melzi d’Eril, ma contribuisce a definire il contesto sensibile nel quale si sta compiendo la transizione di Piazzetta Cuccia, tra riassetti proprietari, revisione delle strategie e crescente attenzione delle autorità di vigilanza e giudiziarie sulle dinamiche del sistema bancario italiano.

Un semestre che chiude un’epoca

Il bilancio semestrale di Mediobanca chiude simbolicamente un’epoca e apre una fase nuova. I numeri raccontano una banca che ha subito i colpi del cambiamento ma che conserva leve importanti: redditività, capitale, business difensivi e una piattaforma pronta a essere riorientata. Come sintetizza Melzi d’Eril, la transizione è in corso, ma l’obiettivo è chiaro: trasformare un passaggio obbligato in un nuovo punto di partenza.

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